La seconda ascesa di Oliver Cromwell  

Posted by Tengu Zame in

I Lord avevano appena terminato di pronunciare il giuramento sulla regina, aprendo la seduta odierna del Parlamento. L’aria della giornata era tersa, dopo la pioggia, e i Lord, sotto le loro gran parrucche, discutevano dell’ordine del giorno.
Un trambusto all’esterno della stanza li distrasse e li distolse dalle discussioni. Durò pochi attimi, poi il silenzio, seguito da una serie ritmica e lenta di tonfi metallici e di passi trascinati per il corridoio esterno, sempre più vicini. Le porte si aprirono.
“…e ho visto il buio, oltre le palpebre,” pronunciò l’alta figura che stava entrando. I peli dei presenti si rizzarono, fra gemiti terrorizzati. “Prima fu il buio, lungo, eterno, interminabile. Poi venne ancora la luce, ma non fu la luce del Dio di cui tutti parlavamo: fu la luce del fuoco eterno della materia,” scandì l’essere. I Lord invocavano le guardie, schiamazzavano affinché qualcuno desse l’allarme, ma nessuno osava avvicinarsi all’entità, che, ferma di fronte alla porta d’ingresso, bloccava qualunque tentativo di fuga. “E fu quel fuoco a donarmi la scintilla di vita. E fu per quel fuoco che io ora sono qui, di nuovo, nel luogo che mi spetta di diritto e che mi è stato tolto con la forza,” disse, alzando le braccia al cielo. “Quel luogo che ora mi riprenderò.”
Una figura più piccola sgattaiolò dalle sue terga, entrando nella sala e portandosi al centro: una gatta soriana, con abiti che ne evidenziavano l’elevata classe sociale e che aderivano in modo stretto ai dettami della Livrea. Sorrise, indicando la figura. “Inghilterra!” esclamò. “Gioisci, gioisci tutta, perché il tuo Protettore è tornato! Lunga, eterna vita al Lord Protettore d’Inghilterra, sir Oliver Cromwell!”
Cromwell chiuse le mani a pugno, facendo qualche passo verso la gatta, fra lo stupore e i mormorii degli attoniti Lord. “Sì, miei Lord,” fece. “Sono morto, come potete giustamente vedere,” disse, indicando il lato sinistro del suo corpo, ridotto ad una congerie di ossa sbrindellate. “Mi avete affibbiato una punizione post-mortem, una umiliazione che io, che ho solo voluto proteggere e custodire questo grande Regno, questo Impero, non meritavo. E ora saranno proprio queste mie mani, questo metallo,” disse, alzando il pugno destro e battendoselo sul petto. Benché testa, braccio sinistro e gamba sinistra avessero ancora qualcosa di biologico, il resto del corpo era composto esclusivamente da parti metalliche, unite a formare una vera e propria armatura semovente, animata da due grandi macchine a vapore, poste in grandi barili metallici posizionati dove avrebbero dovuto essere le sue spalle, ai lati della testa. Su uno dei barili dominavano le insegne del dominio di Cromwell sull’Inghilterra, mentre sull’altro splendeva l’insegna della Loggia dei Costruttori. Al centro del petto, una sfera lucida e liscia riluceva di una luminescenza verdeazzurra. “Io, Oliver Cromwell, sono tornato dal regno dei morti!” ruggì l’ariete. “Io vi dico: Animali di tutto il Regno, non abbiate paura del giudizio divino, poiché io non vidi alcun Dio là fuori ad attendermi! Abbiate paura piuttosto del mio giudizio!”
Una forte esplosione all’interno dell’aula fece gemere tutti i presenti. Seguì il tonfo di un corpo che cadeva in terra. La gatta abbassò l’arma da fuoco che aveva usato contro uno dei Lord, che, nel tentativo di fuggire, si era lanciato verso la porta di uscita, e rise. “Qualche altro temerario vuole provare?”
Qualcuno si alzò dal proprio bancone. Una capra, esattamente come Cromwell, si erse al proprio posto e tuonò: “Impostore! Presto assaggerai l’ira dell’esercito di Sua Maestà! Saranno qui a momenti, e…”
Cromwell rise. “Sua Maestà non è più in questa valle di lacrime ormai da ore, poveri stolti. Sentite? Là fuori marcia il futuro… il futuro di questo mio Regno!”

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