La fiducia di Babbage  

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“Avete visto quella sfera, Miles?” disse Lily. “Non è incredibilmente somigliante a quella che abbiamo trovato al terzo piano?”
“Sì, miss Lily,” convenne l’altro. “Ma vorrei ricontrollarla. Non sono sicuro che il principio del funzionamento…”
“Neanche io,” fece Lily. “Ma se lo fosse…”
“Suppone che… che Victoria Proudhorne,” disse, abbassando il tono di voce. “Abbia rubato l’idea a suo padre?”
“E’ possibile, sì, ma non… non saprei come. Non credo si conoscessero.”
“Penso sia giusto indagare,” disse Miles. Si alzò in piedi e le porse una zampa. “Mi concede questo ballo, miss Lily?” fece, alludendo alle altre coppie che avevano preso il possesso della sala. Le strizzò l’occhio.
Lily prese la mano, si alzò e lo seguì. “Cosa ha intenzione di fare, Miles?”
“Così potremo parlare senza dare troppo nell’occhio,” rispose il cane.
“D’accordo.”
I due si alzarono, avviandosi verso il centro, sotto gli occhi di tutti. Miles porse la mano destra a Lily, che l’afferrò e si lasciò condurre. “L’avverto, Miles: sono una pessima, pessima compagna di danza,” disse. Come a voler sottolineare la cosa, la tasso inciampò due passi dopo aver terminato la frase.
Il cane ridacchiò e le strizzò l’occhio. “Non è un problema,” disse. “Dopotutto, miss Lily,” aggiunse a bassa voce. “Non siamo qui per questo.”
“Cosa pensa di fare, allora?” gli chiese Lily. “Cosa… cosa pensa di tutta questa faccenda, Miles?”
“Tutto il male possibile, miss Lily. Non sono sicuro di nulla e non credo ci sia qualcuno di cui fidarsi, qui.”
Lei annuì. “Non sono neanche sicura che… che il generale abbia ucciso… abbia fatto quello che ha fatto.”
“Come può dirlo?”
“Come possiamo asserire il contrario?” fece Lily. “Per quanto mi disgusti dare il beneficio del dubbio a una tale canaglia, non abbiamo alcuna prova delle efferatezze che si dice abbia compiuto contro la Corona d’Inghilterra. Per quanto ne sappiamo, potrebbe essere perfino innocente e star conducendo una gran menzogna.”
“Non credo sia un Animale di tale arguzia, se posso permettermi, miss Lily.”
“Oh, più che arguzia lo chiamerei vigliaccheria. Waite sarebbe perfettamente in grado di mantenere in vita i sovrani fino a quando Cromwell non capitolerà di nuovo; così facendo, si terrà ben aperte tutte le possibilità e l’avrà sempre vinta. I vigliacchi non muoiono mai, Miles.”
“E il signor Babbage?” chiese Miles, indirizzando il muso verso la volpe, che stava in quel momento conversando con un altro Animale, poco distante da loro.
“Enigmatico,” commentò Lily. “Non riesco a capire quali siano i suoi intenti.”
“Penso non siano dissimili dai nostri,” disse Miles. “Ho l’impressione che sia qui per studiare, esattamente come noi.”
“Mi incuriosisce.”
“I suoi occhi mi dicono che sta avendo qualche idea…”
“Le mie idee riguardano solo me, Miles,” lo interruppe lei, scoccandogli un’occhiata che gli fece mancare un passo. “E non sono affatto in discussione.”
“Miss Lily, mi permetto di insistere. Non sappiamo con chi abbiamo a che fare… ho sentito dire che sia un discreto… donnaiolo, per così dire.”
Lily si ravviò i capelli con una mano. “Meglio così,” commentò. “Sarà più facile farlo cedere.”
“Vuole davvero…”
“Si fidi di me, Miles. So difendermi. E, nel caso in cui non potrò, glielo farò comprendere e potrà intervenire, se questo è il suo cruccio.”
“Sta bene, miss Lily. Ma presti attenzione.”
“E lei non stia troppo lontano.”
I due si separarono non appena la musica ebbe termine. Lily si diresse verso Babbage, che stava posando un bicchiere sulla tavolata. “Signor Babbage,” fece la tasso. “Serata alquanto peculiare.”
Lui annuì. “Più di quanto immaginassi.”
La piccola orchestra riprese a suonare. “Vuole… mi concede questo ballo?” disse Lily, spostando i capelli dal volto con un cenno, mentre porgeva la destra al giovane.
Lui annuì, afferrandola. “Volentieri, miss Lily, ma l’avverto che sono un ballerino piuttosto maldestro.”
Lei rise. “Siamo in due, dunque.”
“Due Animali che non sanno ballare non cercano di farlo,” disse Babbage, sottovoce. “Quindi desumo che dietro la sua proposta ci sia altro.”
“Sono stata così plateale, signor Babbage?”
“Diciamo che ho sufficiente esperienza da comprenderlo da me, miss Lily.”
“Lei cosa… cosa pensa di quello che ha visto qui?”
La volpe scosse la testa. “Ho visto un gran teatrino, ma nulla di convincente. Cromwell… lui è davvero un personaggio bizzarro. Ma la gatta e quella sua… quel macchinario di certo non mi convince; non basta un mulinello per me, quantomeno.”
“Non pensa che… che possa essere rivoluzionario, in qualche modo?”
“Vorrei vedere qualcosa di simile in modo più concreto per poterlo dire, miss Lily. La scienza non può essere costruita su fantasie e fantasmi, e un Edgecombe dovrebbe ben saperlo. Mi ha dato l’impressione di essere degna figlia di suo padre, miss Lily, dunque mi chiedo: cosa sa lei che io ignoro al riguardo?”
“Temo di non poterlo rivelare ora, signor Babbage,” fece lei.
“Io non ho nulla a che vedere con gli altri avventori di questa serata, signorina,” disse la volpe. “La mia società non è parte della Loggia. Sono stato invitato con il sicuro scopo di essere impressionato, ma le ripeto che Charles Babbage è degno erede di San Tommaso. Come posso avere la sua fiducia?”
“Mi dimostri lei di meritarla, signor Babbage.”

La prima esibizione  

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Quando i camerieri ebbero terminato le portate, Lily vide la gatta e Cromwell scambiarsi uno sguardo. Quindi Victoria si alzò e uscì dalla stanza in silenzio, seguita dagli sguardi dei presenti. Rientro poco dopo, seguita da due grossi tori che trainavano un carro. Per il peso, le ruote del mezzo avevano praticato due lievi solchi nel pavimento ligneo della stanza. Sul carro era deposto un congegno metallico cilindrico, connesso a sua volta con un contenitore rettangolare e quello che sembrava un bollitore, sormontato da una  ruota di un mulino in miniatura.
La gatta si avvicinò all’oggetto.
“Convitati,” iniziò. “La vostra presenza qui, questa sera, ci riempie di gioia e di onore. Sì, di gioia, perché ci mostra non solo come e quanto le menti più celebri d’Inghilterra siano fedeli alla nostra causa, ma anche perché ci dà l’opportunità di mostrarvi una delle meraviglie con cui l’Inghilterra tornerà grande, tornerà conquistatrice.
“Osservate,” disse, indicando l’oggetto. “Questo è il cuore della nuova tecnologia che possiamo proporre.” Prese dal carro due guanti voluminosi, rivestiti di quella che sembrava cotta di maglia, ma le maglie erano di un metallo scuro: ferro, forse, o piombo. Quindi aprì un contenitore cubico, dello stesso colore della cotta, e ne estrasse un cilindro alto non più di un palmo, di un materiale color grigio scuro, con venature gialle. “Questo è il futuro. Questo elemento, da solo, è in grado di sprigionare una enorme quantità di energia, energia che potrà muovere le nostre macchine con maggior forza. E, soprattutto, molto più a lungo: stiamo sperimentando gli usi di questo elemento da ben cinque anni, ormai, e questo cilindro è sempre stato utilizzato in tutti i nostri esperimenti. Questo stesso cilindro. E pensiamo si potrà usare ancora molto, molto a lungo.”
Ripose il cilindro nel contenitore, quindi prese dal carro quella che sembrava una sfera metallica. La svitò, separando i due emisferi e mostrando ai presenti un incavo delle stesse dimensioni del cilindro contenuto nella scatola. Quindi prese il cilindro, lo pose nella sfera e la richiuse. Nel giro di pochi secondi, la sfera iniziò a brillare di un intenso color verde. Lily e Miles si scambiarono un’occhiata.
Victoria infilò la sfera in una nicchia ricavata nel macchinario, vi avvitò alcuni componenti e tirò una leva. La macchina iniziò a produrre un basso mugghio, seguito da un gorgoglio vivo, forte, sempre più rapido. La gatta sorrise, quindi alzò la leva: i rumori si spensero lentamente, fino a far tornare il silenzio. Con lo stesso sogghigno andò presso il bollitore e tirò una seconda leva: accompagnata da un fischio, la ruota del mulino prese a girare immediatamente, ad una velocità tale da non rendere più visibili le pale. I convitati al tavolo presero a confabulare in modo concitato, rivolgendo sguardi attoniti ora alla macchina, ora a Victoria, in piedi presso di essa con le mani sui fianchi, ora a Cromwell, la cui mano scheletrica era posta sulla sfera al centro del suo petto.
“Questa, miei signori, è la tecnologia del futuro,” disse la soriana. “E’ ciò che ci renderà nuovamente gloriosi. Certo, le dimensioni di questo macchinario possono essere grandi, lo riconosco, ma può essere reso più piccolo, più compatto. Immaginate: grandi navi che possano muoversi per tutti i mari, con ogni tempo, senza dipendere dalle bizzarrie del vento, mosse da pale come questa; reggimenti di fanti come quelli che avrete visto per le strade della città, animati dalla stessa forza che avete appena visto all’opera; macchine che scavino, erigano, costruiscano, in movimento perpetuo. Ed è solo l’inizio, miei signori, solo l’inizio.”
Batté le mani, e i due tori riportarono indietro il carro. “Grazie per l’attenzione,” disse quindi la gatta, con un grande inchino. “Questa è stata solo una dimostrazione delle nostre capacità e delle nostre idee. Col vostro appoggio, signori della Loggia, renderemo grande questo Impero, se sarete fedeli alla causa.”
Il generale Waite, che era rimasto impassibile ad osservare il tutto, si alzò in piedi a sua volta, schiarendosi la gola. “Miei gentili signori,” disse, prendendo la parola. “Dopo questa… audace dimostrazione, penso sia il caso di rallegrare l’atmosfera in questa sala,” fece, schioccando le dita. Al suono, gli inservienti aprirono due pesanti ante lungo la parete, rivelando una piccola orchestra da sala che subito iniziò a suonare. Cromwell si alzò in piedi e raggiunse Victoria, che si stava dirigendo verso l’uscita dalla stanza.