Il terzo piano  

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Lily fece cenno di prendere la lampada ad olio, ma Miles le pose una mano sul braccio, fermandola. "Aprirò le imposte," disse, dirigendosi quindi verso la parete più vicina. In poco tempo, la tenue luce del pomeriggio aveva illuminato la grande stanza.
Al centro, un enorme tavolo in legno, ingombro di attrezzi. Sulle pareti, due grandi scaffali ricolmi di libri impolverati. Il resto dell'ambiente era occupato da macchinari di ogni tipo: appoggiati sul pavimento in pietra, appesi al muro o sul soffitto, su manichini o su tavoli, ovunque l'occhio di Lily si posasse c'erano le invenzioni lasciate da suo padre in vari stadi di completamento. La mole dei macchinari spesso era tale che la tasso si era più volte chiesta come potesse non crollare l'intero piano.
"E' incredibile," commentò Lily. "Non riesco a non pensare a quante cose mi avesse nascosto mio padre."
"Le ha nascoste assai bene," fece Miles. "Anche io non sapevo nulla di questo posto, sebbene fossi il custode."
Lily andò presso il tavolo di lavoro. Lei e Miles vi avevano portato il quaderno di appunti che suo padre le aveva lasciato in eredità, accostato ad un altro quaderno, rilegato in modo simile ma di volume quasi doppio. Li aprì entrambi, confrontando i progetti che Gregory Edgecombe aveva descritto. "Miles, nel... negli appunti di questo piano ci sono cose che mancano in quelli che mio padre mi ha lasciato. Segreti, segreti, segreti," sbuffò. "E quanti progetti. Guardi quante macchine, Miles."
Lily si voltò, cercando il pastore tedesco. Lo trovò in piedi accanto a un basso manichino che indossava una sorta di bizzarra armatura. "Quando oggi abbiamo visto il... i progetti di Cromwell," disse questo. "Non ho potuto evitare di pensare a questa cosa," fece, posando le mani sulle spalle del manichino.
"Perché?"
In tutta risposta, Miles cercò di girarlo, con un certo sforzo. Sulla schiena del manichino c'era un grande cilindro metallico con quelle che alla tasso sembravano ali. Il cane aprì uno scomparto sul retro del cilindro, rivelando una alcova rettangolare con alcuni spinotti. "Si ricorda come venivano utilizzate le sfere da quella gatta?"
"Fornivano energia al macchinario, a quanto ricordo."
"Esatto. Non ho avuto l'occasione di aprirlo, ancora, ma..."
"Eccolo," l'interruppe Lily, aprendo il quaderno e mostrando al cane un'immagine che ritraeva il medesimo oggetto, mostrandone il retro e la parte anteriore. "E credo che mio padre avesse pensato a me, nel crearlo," fece, indicando i lunghi capelli che erano stati schizzati sull'indossatore dell'armatura.
Il cane aggrottò la fronte. "Come è possibile?"
"Mio padre aveva... avuto delle intuizioni, credo, o qualcosa di simile, e riguardavano me. Non so perché, però. Ma questi schizzi sono piuttosto chiari, almeno per me: questo aggeggio... vola."
"Vola?"
"Ed è completo," proseguì. "Manca solo una parte," fece, posando gli appunti e cercando qualcosa. "Trovato," fece. Corse verso uno scaffale, gettò in terra alcuni libri e tornò tenendo fra le mani un parallelepipedo metallico, dai cui capi fuoriuscivano una serie di fili. "E' una pila a trogolo," spiegò. "Inventata da Cruikshank. E' una versione migliore della pila di Volta, e direi che il suo posto è esattamente in questa alcova," spiegò, indicando due morsetti a cui potevano essere connessi i fili della pila. "Miles, mi aiuti a indossarlo."
"Non vorrà dire sul serio..."
"Sono fin troppo seria, Miles. Mio padre aveva delle idee precise al riguardo. E anche se, a quanto pare, amava i segreti, non ho motivo di non fidarmi di lui. Anzi. Si volti, per favore," ordinò al cane, quindi si tolse la veste con cui si era recata al ballo, rivelando la semplice sottoveste che indossava normalmente. "Ho bisogno di lei, Miles, ora."
Il cane slacciò l'armatura dal manichino, la sollevò con fatica, mugolando, e la calò sul torso della tasso. Lei indossò i due grandi guanti rivestiti di pesanti placche di metallo, connessi al cilindro principale, quindi insieme allacciarono le cinture sul suo busto e ai fianchi, quindi Lily si tolse gli occhiali e indossò il casco che Miles le aveva portato, dotato di grandi lenti.
La tasso toccò i quattro grandi dischi metallici sul suo petto, incuriosita. "Sto inserendo... la pila," disse il cane. Lei lo sentì chiudere lo scomparto, quindi entrambi udirono un basso ronzio levarsi dal macchinario.
"Miles..." fece Lily. La sensazione di sollevarsi da terra le strappò un urletto, interrompendola. "Sta funzionando!" esclamò. "Funziona, Miles!"
"Non è il caso di provarla qui dentro, Lily! Sta arrivando al soffitto!"
Lily allungò le braccia, toccando il soffitto dell'edificio e fermando così la sua risalita. "Come... come scendo, ora?" mormorò.
"Sul suo guanto sinistro c'è una ghiera," disse il cane. "Provi con quella!"
Lily fece quanto l'altro disse. Sulla ghiera era presente un piccolo ago rosso che indicava un punto verde. Lei provò a spostarlo, ruotandolo fino a farlo indicare un punto rosso. Immediatamente, il ronzio diminuì d'intensità e lui iniziò a scendere rapidamente.

Le indagini di Miles  

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Terminato il giro di danza, Lily approfittò di una pausa per tornare al fianco di Miles.
“Qualcosa di interessante?” chiese la tasso al cane.
Ferguson scosse la testa. “No,” disse. “Non qui, almeno.”
“In che senso?”
“Nel senso che l’unica cosa interessante è che il carretto su cui Victoria Proudhorne ha fatto trainare la sua macchina non è uscito da questa villa.”
“E perché questo sarebbe interessante, Miles?”
“Perché… miss Lily, pensavo che le interessasse sapere della macchina. Il suo funzionamento, la questione delle sfere… Se davvero…” Il cane si chinò verso la tasso, sussurrandole all’orecchio. “…se davvero intendono utilizzarla per qualcosa, se magari l’hanno già utilizzata, ad esempio per i fanti che hanno stretto Londra nella morsa di Cromwell, forse sarebbe bene capire come funziona. Potrebbe andare a nostro vantaggio.”
Lily annuì. “Mi sembra giusto. Ottima intuizione. Ma dovremmo raggiungerla, per poterla studiare. Non è riuscito a localizzare la sua posizione?”
“No, ma ho saputo che la villa ha una serie di stalle e un grosso magazzino in cui vengono stoccate le derrate usate per cene come queste. Penso siano entrambi abbastanza grandi da poterla contenere in modo agevole.”
“Se ho ben inteso, Miles, lei ha intenzione…”
“Di andarci, miss Lily. Di cercarla, trovarla e studiarla… o qualcosa del genere,” fece il cane. “E poi andarcene.”
L’orchestra riprese a suonare. Lily incrociò lo sguardo del generale Waite, che subito lo distolse. Sorrise. “Miles,” disse la tasso. “Come ve la cavate nel muovervi in modo silenzioso?”

Miles si chiuse delicatamente la porta alle spalle, scivolando poi dietro uno scaffale di legno stipato di cibo. Dall’ombra del suo riparo poté vedere il maggiordomo entrare, chiamare a sé alcuni camerieri e uscire dalla stanza assieme a loro. Attese qualche attimo, quindi uscì e corse verso il fondo delle cucine.

Lily si era accostata a una finestra, le tende scostate, fingendo di osservare la boscaglia che circondava la villa appena fuori Londra. Il riflesso del vetro le consentì, invece, di vedere Waite avvicinarsi a lei, gli occhi fissi sulla sua schiena. La tasso si voltò, assumendo un’espressione sorpresa. “Generale Waite,” disse. “Onorata della sua presenza.”
“Il piacere è mio, miss Lily,” fece il gatto, baciandole la mano che la tasso gli stava porgendo.

Il pastore tedesco uscì con passo felpato dal retro delle cucine. Tirò su il bavero della giacca, arruffandosi la pelliccia pur di sentir meno il freddo dell’aria esterna mentre studiava l’area in cui si trovava.
Un grande spiazzo dava su tre grandi costruzioni in legno e pietra, sicuramente più vecchie dell’edificio da cui era appena uscito. Gli unici indizi che poté cogliere sulla natura degli edifici furono il forte odore di sterco equino e gli sporadici nitriti che provenivano dall’edificio alla sua sinistra; gli altri due erano immersi nel silenzio e nella notte, e poteva distinguerne i contorni solo grazie alle tre lampade a olio che erano state accese sui supporti affissi nelle immediate vicinanze di ciascuna costruzione.
Il cane si diresse verso il basso casolare alla sua sinistra, più largo degli altri due.

“In onore di suo padre, miss Lily, vorrei chiederle di unirsi a me per questo ballo,” l’invitò il generale, porgendole a sua volta la mano.
Lily si voltò per un attimo, sogghignando al proprio riflesso, quindi fece per ritrarsi. “Generale… non credo di essere degna di un ballo con lei. Dopotutto, come forse avrà potuto vedere, sono anche… non sono molto avvezza ai balli, per così dire.”
“Miss Lily, non si prenda gioco di me,” replicò l’altro. “Non creda che io stesso sia poi un gran danzatore.”
Lily sorrise, abbassando lo sguardo. “E’ un grande onore per me,” disse, porgendo la mano al gatto.
L’altro l’afferrò; la presa del generale era delicata ma ferma. “L’onore è mio, miss Edgecombe.”

Miles lasciò la presa dal collo del toro e accompagnò la discesa del corpo esanime con gran fatica. Nella colluttazione una manica si era strappata, e ora ansimava per la fatica: rendere inoffensivo il guardiano non era stato affatto semplice, data la differenza nella corporatura fra i due. Lo trascinò come meglio poté verso del fitto cespugliame a fianco del casolare, al di fuori dalla portata della luce delle lampade, sperando che nessuno di passaggio ne percepisse l’odore e che non si riprendesse tanto rapidamente: non era sicuro di essere riuscito a strangolarlo a dovere, dato che non aveva una seria intenzione di ucciderlo. Gli bastava che stesse alla larga da lui il tempo necessario per dare un’occhiata.
Miles prese con sé una delle lampade ed entrò nel casolare.
L’interno era costituito da una unica, grande stanza, il soffitto sorretto da una impalcatura in legno, e conteneva il carretto con il macchinario, due banconi da lavoro ingombri di strumenti e un piccolo volume rilegato a mano in modo molto accurato.
Il cane osservò il macchinario per qualche istante, quindi corse verso il bancone.

“Voi non siete come le altre femmine che ho conosciuto, miss Lily,” fece il generale, guidando i primi passi del ballo.
“Oh, voi mi mettete in imbarazzo, signore,” finse di schernirsi Lily. Si sentì addosso lo sguardo fetido del felino. “Cosa volete dire con queste parole?”
“Siete… affascinante. Deliziosamente incapace di danzare, oserei aggiungere,” fece l’altro, cercando di evitare che lei gli calpestasse i piedi. Lily sarebbe stata perfettamente in grado di danzare il ridicolo walzer che l’orchestra stava suonando, ma fingeva per apparire timida e incapace agli occhi dell’arrogante siamese… e per avere l’occasione di sfogarsi almeno pestandone le estremità.

Il cane rientrò nella villa e si diresse verso l’atrio d’ingresso. “Mi perdoni, buonanimale,” disse ad un servitore in livrea. “Potrei gentilmente chiederle di accompagnarmi al guardaroba e di chiamare una carrozza per me e la signorina Edgecombe? Questioni urgenti richiedono la nostra presenza a Londra anzitempo, ahimè.”
Il piccolo roditore annuì. Lo guidò verso uno stanzino poco distante, da cui Miles recuperò la sua giacca e lo scialle di Lily, quindi si avviò verso l’esterno della villa. Dal canto suo, il cane tornò nel salone dell’edificio.
Lily lo attendeva seduta presso una finestra. Al suo ingresso, lei incrociò il suo sguardo, si alzò e gli venne incontro. “Miles,” sussurrò. “Tutto…”
“Dopo,” tagliò corto lui. “Dobbiamo andarcene.”
Senza aggiungere una parola, Lily indossò la sua mantella. Prima che potessero allontanarsi, Babbage comparve accanto a loro. “Miss Lily, signor Ferguson, siete già di partenza?”
“Doveri imprevisti richiedono la nostra presenza a Londra prima del previsto, signor Babbage,” disse Lily, attirando su di sé lo sguardo di Miles. “Ma siamo stati lieti di aver fatto la sua conoscenza.”
“Sarò a Londra per tutta la prossima settimana,” fece la volpe. “Potremmo vederci ancora, nel caso…”
“In qualsiasi momento, signor Babbage,” replicò Miles.
“Siamo d’accordo, allora. Avrete mie notizie. Andate, ora, e buon ritorno a Londra.”

Lily aprì il blocco rubato da Miles sul tavolo del salone della villa di suo padre. “Sono i progetti riguardanti il macchinario che abbiamo visto stasera,” spiegò Miles. “Se devo essere onesto…” Il cane scrollò le spalle. “Non mi sembrano particolarmente… interessanti,” fece, mostrando alla tasso le indicazioni costruttive del motore, che occupavano metà del tomo.
“A parte il suo carburante, vorrà dire,” lo corresse Lily.
“Nessuno sa nulla al riguardo, miss… Lily. E i nostri ospiti sono stati alquanto parchi di dettagli in materia.”
“Lei ha già qualcosa in mente, Miles,” fece l’altra, togliendosi gli occhiali e stropicciandosi gli occhi. “Perché non mi rende partecipe delle sue idee?”
“Io penso sia uno specchietto per le allodole, Lily,” commentò l’altro. “Tutta questa serata è stata pianificata solo per far credere alla Loggia che Cromwell e quella gatta sono in possesso di qualcosa di nuovo e speciale, ma non hanno portato alcuna prova convincente per sostenere le loro scenate.”
“Crede che la Loggia dei Costruttori abboccherà?”
“Ah, spero vivamente di no, Lily. Lo spero vivamente, sia per loro che per il futuro del Regno, o di qualsiasi cosa voglia farne Cromwell. Se la Loggia cadesse nelle loro mani, quei due e i loro seguaci avrebbero accesso a tutta la tecnica che gli serve per fare…”
“Per portare avanti i loro progetti,” continuò per lui la tasso. “Tutto questo ha senso, ma mi chiedo: perché sprecare tempo per accaparrarsi risorse, quando non si ha nulla da sviluppare? Io non credo che siano privi di capacità, Miles: guardi i fanti che piantonano la città, per un esempio concreto. O al corpo di Cromwell. La mia idea è che oggi ci abbiano solo fatto vedere una briciola delle loro capacità, più che millantare cose che non possono fare.”
“Qualunque cosa abbiano in mente, questo tomo andrebbe nascosto.”
“Qualcuno l’ha potuta vedere?” fece Lily, indicando l’abito rotto che Miles teneva fra le braccia.
“Forse. Non ne sono sicuro, ma con l’oscurità potrei non essere stato ben identificabile.”
“E l’odore?”
“Sono un cane fra migliaia, qui a Londra. Quel tipo avrebbe dovuto avere un naso particolarmente fine per distinguere chiaramente il mio fra quello di tutti gli altri cani di Londra, Lily.”
“Le credo. Potremmo metterlo nella biblioteca del terzo piano; che ne pensa?”
“Mi sembra un’ottima idea, Lily. Andrò io, però: ho l’impressione che lei abbia bisogno di riposo.”
In tutta risposta, la tasso sbadigliò. “Decisamente, commentò.” 

Un nuovo corpo  

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Il clangore del metallo sulla pietra echeggiò per alcuni istanti nei sotterranei del Parlamento, quando finalmente Cromwell riuscì di nuovo a sedersi. La mano raggiunse la sfera al centro del petto, e vi si avvolse sopra.
Subito, Victoria Proudhorne l’afferrò con le sue. “No, mio signore. Non la tolga, se non vuole tornare nella polvere da cui è emerso.”
“Non mi sono mai sentito così… spossato, Victoria. Stanco. Questo corpo,” disse, scuotendo l’armatura metallica. “E’ pesante. E’ grave. Sento le mie energie esaurirsi sempre più, ad ogni secondo…”
Lei gli porse una seconda sfera, in tutto e per tutto identica alla prima. “Allora, mio signore, deve lasciar fare a me. E’ il medico che si prende cura del paziente, dopotutto.”
“Victoria…” L’ariete posò la mano metallica sulla testa della gatta, carezzandola con una delicatezza che la soriana avrebbe immaginato potesse provenire da un tale strumento.
Lei strofinò la mano sulla sfera, quindi la estrasse e con un colpo secco introdusse l’altra in rapida successione. Cromwell emise un ululato violento, che la fece indietreggiare di qualche passo, quindi tossì, contorcendosi sulla scalinata in preda agli spasmi. Pochi attimi dopo, ebbe un tremito e si risollevò, il fiato grosso, l’occhio spalancato. “Cosa…”
“Mio Lord, mi perdoni,” disse la gatta, inginocchiandosi presso di lui. “Non ho ancora avuto il tempo di rifinire il processo di raffinamento della sfera che l’anima,” fece, la voce rotta. “Ma sarà fatto al più presto.”
“E’ stato come… come una seconda morte,” fece lui. L’avvicinò e la strinse al petto. “Victoria. I tuoi servigi mi sono preziosi più della mia vita.”
“Sono lieta di servirla, mio Lord Protettore. A questo proposito,” disse, liberandosi dalla sua presa. “Vorrei mostrarle una cosa che potrebbe esserle d’interesse.”
La gatta si rassettò l’abito, quindi corse verso il tavolo da lavoro, gettò in terra alcune delle carte che lo ingombravano e prelevò un rotolo piuttosto ingombrante. Lo svolse e lo mostrò a Cromwell, che vi rivolse l’unico occhio. “Mio signore, ho immaginato le fatiche che questo corpo le deve costare, e ho intenzione di aiutarvi ulteriormente nel liberarvi del vostro fardello,” disse, indicando sul rotolo l’immagine di un’armatura non molto diversa da quella che costituiva il corpo dei fanti che avevano paralizzato la città. “I fanti meccanici che ho curato per voi sono stati un utile, utile modello per capire come gestire certi movimenti. Questa immagine rappresenta l’evoluzione di quel concetto… applicata a voi, mio Lord Protettore.”
“E’ un progetto per… un corpo per me, Victoria?”
“Sì, mio signore,” confermò la gatta. “Un nuovo corpo. Più snello, più leggero, più agile. Sarà necessaria meno energia per muoverlo, e…”
“Non vedo nessuna nicchia per la sfera del fuoco eterno.”
“Perché la sfera sarà all’interno, mio signore,” disse la gatta. “Sul fianco ho intenzione di realizzare un incavo in cui voi stesso potrete inserire le vostre personali sfere. Ve ne saranno due, e utilizzeranno un sistema più elaborato per condurre nel vostro nuovo corpo l’energia.”
Cromwell si grattò il mento per qualche istante, in silenzio. “Un momento,” disse poi. “Un nuovo sistema più elaborato? Che significa?”
La gatta sorrise. “Mio signore, non pretenderà che io mostri a tutti i nostri segreti migliori?” 

La fiducia di Babbage  

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“Avete visto quella sfera, Miles?” disse Lily. “Non è incredibilmente somigliante a quella che abbiamo trovato al terzo piano?”
“Sì, miss Lily,” convenne l’altro. “Ma vorrei ricontrollarla. Non sono sicuro che il principio del funzionamento…”
“Neanche io,” fece Lily. “Ma se lo fosse…”
“Suppone che… che Victoria Proudhorne,” disse, abbassando il tono di voce. “Abbia rubato l’idea a suo padre?”
“E’ possibile, sì, ma non… non saprei come. Non credo si conoscessero.”
“Penso sia giusto indagare,” disse Miles. Si alzò in piedi e le porse una zampa. “Mi concede questo ballo, miss Lily?” fece, alludendo alle altre coppie che avevano preso il possesso della sala. Le strizzò l’occhio.
Lily prese la mano, si alzò e lo seguì. “Cosa ha intenzione di fare, Miles?”
“Così potremo parlare senza dare troppo nell’occhio,” rispose il cane.
“D’accordo.”
I due si alzarono, avviandosi verso il centro, sotto gli occhi di tutti. Miles porse la mano destra a Lily, che l’afferrò e si lasciò condurre. “L’avverto, Miles: sono una pessima, pessima compagna di danza,” disse. Come a voler sottolineare la cosa, la tasso inciampò due passi dopo aver terminato la frase.
Il cane ridacchiò e le strizzò l’occhio. “Non è un problema,” disse. “Dopotutto, miss Lily,” aggiunse a bassa voce. “Non siamo qui per questo.”
“Cosa pensa di fare, allora?” gli chiese Lily. “Cosa… cosa pensa di tutta questa faccenda, Miles?”
“Tutto il male possibile, miss Lily. Non sono sicuro di nulla e non credo ci sia qualcuno di cui fidarsi, qui.”
Lei annuì. “Non sono neanche sicura che… che il generale abbia ucciso… abbia fatto quello che ha fatto.”
“Come può dirlo?”
“Come possiamo asserire il contrario?” fece Lily. “Per quanto mi disgusti dare il beneficio del dubbio a una tale canaglia, non abbiamo alcuna prova delle efferatezze che si dice abbia compiuto contro la Corona d’Inghilterra. Per quanto ne sappiamo, potrebbe essere perfino innocente e star conducendo una gran menzogna.”
“Non credo sia un Animale di tale arguzia, se posso permettermi, miss Lily.”
“Oh, più che arguzia lo chiamerei vigliaccheria. Waite sarebbe perfettamente in grado di mantenere in vita i sovrani fino a quando Cromwell non capitolerà di nuovo; così facendo, si terrà ben aperte tutte le possibilità e l’avrà sempre vinta. I vigliacchi non muoiono mai, Miles.”
“E il signor Babbage?” chiese Miles, indirizzando il muso verso la volpe, che stava in quel momento conversando con un altro Animale, poco distante da loro.
“Enigmatico,” commentò Lily. “Non riesco a capire quali siano i suoi intenti.”
“Penso non siano dissimili dai nostri,” disse Miles. “Ho l’impressione che sia qui per studiare, esattamente come noi.”
“Mi incuriosisce.”
“I suoi occhi mi dicono che sta avendo qualche idea…”
“Le mie idee riguardano solo me, Miles,” lo interruppe lei, scoccandogli un’occhiata che gli fece mancare un passo. “E non sono affatto in discussione.”
“Miss Lily, mi permetto di insistere. Non sappiamo con chi abbiamo a che fare… ho sentito dire che sia un discreto… donnaiolo, per così dire.”
Lily si ravviò i capelli con una mano. “Meglio così,” commentò. “Sarà più facile farlo cedere.”
“Vuole davvero…”
“Si fidi di me, Miles. So difendermi. E, nel caso in cui non potrò, glielo farò comprendere e potrà intervenire, se questo è il suo cruccio.”
“Sta bene, miss Lily. Ma presti attenzione.”
“E lei non stia troppo lontano.”
I due si separarono non appena la musica ebbe termine. Lily si diresse verso Babbage, che stava posando un bicchiere sulla tavolata. “Signor Babbage,” fece la tasso. “Serata alquanto peculiare.”
Lui annuì. “Più di quanto immaginassi.”
La piccola orchestra riprese a suonare. “Vuole… mi concede questo ballo?” disse Lily, spostando i capelli dal volto con un cenno, mentre porgeva la destra al giovane.
Lui annuì, afferrandola. “Volentieri, miss Lily, ma l’avverto che sono un ballerino piuttosto maldestro.”
Lei rise. “Siamo in due, dunque.”
“Due Animali che non sanno ballare non cercano di farlo,” disse Babbage, sottovoce. “Quindi desumo che dietro la sua proposta ci sia altro.”
“Sono stata così plateale, signor Babbage?”
“Diciamo che ho sufficiente esperienza da comprenderlo da me, miss Lily.”
“Lei cosa… cosa pensa di quello che ha visto qui?”
La volpe scosse la testa. “Ho visto un gran teatrino, ma nulla di convincente. Cromwell… lui è davvero un personaggio bizzarro. Ma la gatta e quella sua… quel macchinario di certo non mi convince; non basta un mulinello per me, quantomeno.”
“Non pensa che… che possa essere rivoluzionario, in qualche modo?”
“Vorrei vedere qualcosa di simile in modo più concreto per poterlo dire, miss Lily. La scienza non può essere costruita su fantasie e fantasmi, e un Edgecombe dovrebbe ben saperlo. Mi ha dato l’impressione di essere degna figlia di suo padre, miss Lily, dunque mi chiedo: cosa sa lei che io ignoro al riguardo?”
“Temo di non poterlo rivelare ora, signor Babbage,” fece lei.
“Io non ho nulla a che vedere con gli altri avventori di questa serata, signorina,” disse la volpe. “La mia società non è parte della Loggia. Sono stato invitato con il sicuro scopo di essere impressionato, ma le ripeto che Charles Babbage è degno erede di San Tommaso. Come posso avere la sua fiducia?”
“Mi dimostri lei di meritarla, signor Babbage.”

La prima esibizione  

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Quando i camerieri ebbero terminato le portate, Lily vide la gatta e Cromwell scambiarsi uno sguardo. Quindi Victoria si alzò e uscì dalla stanza in silenzio, seguita dagli sguardi dei presenti. Rientro poco dopo, seguita da due grossi tori che trainavano un carro. Per il peso, le ruote del mezzo avevano praticato due lievi solchi nel pavimento ligneo della stanza. Sul carro era deposto un congegno metallico cilindrico, connesso a sua volta con un contenitore rettangolare e quello che sembrava un bollitore, sormontato da una  ruota di un mulino in miniatura.
La gatta si avvicinò all’oggetto.
“Convitati,” iniziò. “La vostra presenza qui, questa sera, ci riempie di gioia e di onore. Sì, di gioia, perché ci mostra non solo come e quanto le menti più celebri d’Inghilterra siano fedeli alla nostra causa, ma anche perché ci dà l’opportunità di mostrarvi una delle meraviglie con cui l’Inghilterra tornerà grande, tornerà conquistatrice.
“Osservate,” disse, indicando l’oggetto. “Questo è il cuore della nuova tecnologia che possiamo proporre.” Prese dal carro due guanti voluminosi, rivestiti di quella che sembrava cotta di maglia, ma le maglie erano di un metallo scuro: ferro, forse, o piombo. Quindi aprì un contenitore cubico, dello stesso colore della cotta, e ne estrasse un cilindro alto non più di un palmo, di un materiale color grigio scuro, con venature gialle. “Questo è il futuro. Questo elemento, da solo, è in grado di sprigionare una enorme quantità di energia, energia che potrà muovere le nostre macchine con maggior forza. E, soprattutto, molto più a lungo: stiamo sperimentando gli usi di questo elemento da ben cinque anni, ormai, e questo cilindro è sempre stato utilizzato in tutti i nostri esperimenti. Questo stesso cilindro. E pensiamo si potrà usare ancora molto, molto a lungo.”
Ripose il cilindro nel contenitore, quindi prese dal carro quella che sembrava una sfera metallica. La svitò, separando i due emisferi e mostrando ai presenti un incavo delle stesse dimensioni del cilindro contenuto nella scatola. Quindi prese il cilindro, lo pose nella sfera e la richiuse. Nel giro di pochi secondi, la sfera iniziò a brillare di un intenso color verde. Lily e Miles si scambiarono un’occhiata.
Victoria infilò la sfera in una nicchia ricavata nel macchinario, vi avvitò alcuni componenti e tirò una leva. La macchina iniziò a produrre un basso mugghio, seguito da un gorgoglio vivo, forte, sempre più rapido. La gatta sorrise, quindi alzò la leva: i rumori si spensero lentamente, fino a far tornare il silenzio. Con lo stesso sogghigno andò presso il bollitore e tirò una seconda leva: accompagnata da un fischio, la ruota del mulino prese a girare immediatamente, ad una velocità tale da non rendere più visibili le pale. I convitati al tavolo presero a confabulare in modo concitato, rivolgendo sguardi attoniti ora alla macchina, ora a Victoria, in piedi presso di essa con le mani sui fianchi, ora a Cromwell, la cui mano scheletrica era posta sulla sfera al centro del suo petto.
“Questa, miei signori, è la tecnologia del futuro,” disse la soriana. “E’ ciò che ci renderà nuovamente gloriosi. Certo, le dimensioni di questo macchinario possono essere grandi, lo riconosco, ma può essere reso più piccolo, più compatto. Immaginate: grandi navi che possano muoversi per tutti i mari, con ogni tempo, senza dipendere dalle bizzarrie del vento, mosse da pale come questa; reggimenti di fanti come quelli che avrete visto per le strade della città, animati dalla stessa forza che avete appena visto all’opera; macchine che scavino, erigano, costruiscano, in movimento perpetuo. Ed è solo l’inizio, miei signori, solo l’inizio.”
Batté le mani, e i due tori riportarono indietro il carro. “Grazie per l’attenzione,” disse quindi la gatta, con un grande inchino. “Questa è stata solo una dimostrazione delle nostre capacità e delle nostre idee. Col vostro appoggio, signori della Loggia, renderemo grande questo Impero, se sarete fedeli alla causa.”
Il generale Waite, che era rimasto impassibile ad osservare il tutto, si alzò in piedi a sua volta, schiarendosi la gola. “Miei gentili signori,” disse, prendendo la parola. “Dopo questa… audace dimostrazione, penso sia il caso di rallegrare l’atmosfera in questa sala,” fece, schioccando le dita. Al suono, gli inservienti aprirono due pesanti ante lungo la parete, rivelando una piccola orchestra da sala che subito iniziò a suonare. Cromwell si alzò in piedi e raggiunse Victoria, che si stava dirigendo verso l’uscita dalla stanza.

La cena di Courtyard Mansion  

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Quella sera, la carrozza a vapore proveniente da Leicester Square si fermò di scatto di fronte al portico d’ingresso di Courtyard Mansion. Alla luce delle lampade esterne ad olio, ogni cosa assumeva un colore ambrato, tiepido, accogliente. Persino i volti dei soldati posti di guardia del portine sembravano più amichevoli, benché le sopracciglia perennemente aggrottate, il portamento eretto e la divisa nera segnalassero l’esatto opposto. Il maggiordomo discese i gradini dell’ingresso a passo rapido, squadrando i due nuovi arrivati con occhi sgranati.
“Buonasera, signori,” salutò il topo, con un lieve inchino. “Chi ho la grazia di… annunciare?”
“Sono miss Lily Edgecombe, figlia di Gregory Edgecombe,” disse Lily, rivolgendo al maggiordomo uno sguardo duro, da sotto i suoi occhiali. “Sono qui in qualità di parente di un membro della Loggia e di… possibile futuro membro. Mi accompagna Miles Ferguson, intimo amico di Gregory Edgecombe e a sua volta possibile futuro membro.”
“Oh,” fece il topo. Si guardò attorno, si grattò la fronte, agitò i baffi. “Non ho ricevuto alcuna istruzione in merito a voi, miss Edgecombe. Sono terribilmente dispiaciuto, ma la devo pregare di attendere…”
“Mio padre non si sarebbe fatto attendere in nessun luogo,” replicò Lily, riducendo gli occhi a due fessure e facendo un passo in direzione del maggiordomo, arrivando a calpestargli i piedi. “Gregory Edgecombe era un membro rispettato della Loggia dei Costruttori, e il suo nome vale ancora, benché sia morto. Quindi pretendo di entrare, istruzioni o meno, e con me il mio amico.” Puntò l’ombrello che aveva portato con sé al naso del topo. “Sono stata chiara o sono necessarie ulteriori spiegazioni?”
“Adamantina, miss Edgecombe,” rispose l’altro, spostandosi per lasciarli passare.
“Grazie.”
Passando accanto alle guardie, Miles si chinò verso di lei per sussurrarle nelle orecchie. “Ottima strategia, ma non sarà stata troppo violenta? Non vorrei attirare le ire di chicchessia nei nostri confronti ancor prima di fare il nostro ingresso, Lily…”
“Lo so, Miles, ma non potevo sopportare l’idea che il nome di mio padre non venisse rispettato. E’ una questione di principio.”
I due raggiunsero assieme un grande salone, illuminato da un lampadario al soffitto irto di cristalli di ogni foggia. I riflessi amplificavano la luce prodotta dalle candele che vi erano state accese, rendendo il luogo una vera e proprio festa per gli occhi. Tende rosse erano tirate ad una parete, sopra una serie di ampie vetrate, e sotto il lampadario stava una gran tavolata a cui già numerosi invitati erano seduti.
Fra di essi, Lily riconobbe immediatamente il generale Waite e il Gran Maestro della Loggia dei Costruttori, Emery O’Brian, un grosso labrador dalle labbra e palpebre pendule che aggiungevano almeno dieci anni alla sua già considerevole età. Lo indicò a Miles, che annuì. I due sedevano l’uno accanto all’altro, e si stavano scambiando alcune battute, quando il generale notò il loro ingresso.
Waite le riservò una lunga occhiata, quindi si alzò e si diresse verso di lei, con un passo leggero e calmo, continuando a tenerla d’occhio. Lily si fermò, restituendo lo sguardo.
“Mi perdoni, signorina,” fece Waite, prendendole la mano e baciandola. “La mia non è più la memoria di un giovane fresco di accademia,” disse, passandosi una mano sulle medaglie appuntate sul petto. “Ma ho l’impressione di aver già visto questo muso, altrove.”
“Lily Edgecombe, signore,” rispose Lily, alzando lievemente l’orlo della gonna. “Figlia di Gregory Edgecombe,” aggiunse, continuando a sostenere lo sguardo del felino.
“Gregory Edge… Gregory Edgecombe, ha detto?” fece il gatto, chinandosi verso di lei e sgranando gli occhi. “Ma certo, ora ricordo bene. E’ la benvenuta in questa serata, signorina. Chiunque porti il nome di Gregory Edgecombe sarà il benvenuto qui a Courtyard Mansion. E il suo…compagno è…?”
“Miles… Ferguson,” disse il cane, inchinandosi appena. “Amico di Gregory Edgecombe. Intimo amico.”
“Sono felice di vedere… per così dire… un ramo della famiglia Edgecombe a questa festa. Vi prego, sedete dove più desiderate, signori,” li invitò il gatto, tornando quindi a sedersi accanto al Gran Maestro senza che potessero replicare.
“Il generale doveva conoscere vostro padre, Lily,” disse Miles.
In tutta risposta, Lily lo prese per l’avambraccio e lo condusse a una delle finestre, la cui tenda non era del tutto tirata e che quindi lasciava intravedere l’ambiente esterno, alla luce che proveniva dalla sala. “Waite e mio padre erano amici d’infanzia,” spiegò a bassa voce. “Si sono sempre conosciuti. Tanto che quel… il generale era spesso presente in casa nostra, quando ero cucciola,” disse. “Non una presenza che mi sia piaciuta, ma mia madre nutriva per lui una riverenza che rasentava l’idolatria.
“Dunque possiamo ritenerlo un alleato?”
“Preferirei invitare in casa mia Lord Cromwell in persona, piuttosto che considerare quel viscido individuo un alleato,” commentò la tasso. “Ma forse l’amicizia con mio padre può esserci utile.”
“Non mostriamoci scortesi, allora: sediamoci.”
“Che ne dite dei posti accanto al capo tavola, là in fondo?” suggerì Lily.
“Accanto a quella volpe?” chiese Miles, indicando un giovane seduto a capo tavola, nella posizione più lontana alla porta d’ingresso, che confabulava con un attempato ariete seduto alla sua sinistra. “E’ un muso noto, ma non saprei ricordare chi sia.”
“Ne faremo allora la conoscenza. Venite.” I due si diressero verso la tavola, raggiungendo la giovane volpe. “Vi chiedo perdono, signore. Questi posti sono…”
“Oh, prego, accomodatevi pure, signori,” fece l’altro, scostando una delle sedie per far sedere Lily. “Sì, sono vacanti.”
“La ringrazio, signor…”
“Babbage, signor… signorina. Charles Babbage. E voi…?”
“Lily Edgecombe e Miles Ferguson. Figlia e amico di Gregory Edgecombe…”
“Uno stimato membro, ormai deceduto, ahimé, della Loggia, signor Babbage,” spiegò l’ariete. “La vostra è una presenza assai gradita, signori,” fece quindi, rivolto ai due.
Lily studiò la volpe durante la spiegazione dell’ariete. Vestiva in modo sobrio ma piuttosto elegante e sedeva composto, forse un po’ troppo rigido, ma non indossava alcun segno di appartenenza alla Loggia, a differenza di tutti gli altri membri della tavolata, eccezion fatta per i militari. “Lei è un membro della Loggia, signor Babbage?” chiese Lily.
“No, signorina Edgecombe. Io sono…”
I tintinnii di un campanellino interruppero la volpe e indussero i presenti ad alzarsi. Lily e Miles li imitarono. “Sta arrivando,” sussurrò l’ariete.
“Avremo allora il piacere di capire di chi si tratta,” rispose Babbage. “Chi sia veramente questo Cromwell.”
Il passo ritmato dei piedi metallici dell’ariete risuonò per  tutto il corridoio, facendosi via via più forte. Al suo fianco, Victoria Proudhorne, che indossava un abito grigio e nero, in perfetta conformità alla Livrea, con una gonna molto ampia decorata da trine nere. I due si fermarono appena sotto l’arcata dell’ingresso alla sala, e Cromwell si concesse alcuni istanti per scrutare i convenuti, i quali si inchinarono profusamente. Lily, Miles e Babbage li imitarono, scambiandosi alcune occhiate perplesse. “Benché sfigurato, ricordo bene quel volto e quelle corna,” mormorò Babbage. “Sono in ogni libro di storia.”
“Benvenuti,” esclamò Cromwell. “Benvenuti a questa cena, miei… graditi ospiti,” disse, scandendo con cura ogni parola. “Ho avuto, e ho ancora, fama di carnefice… assassino… despota. Non rinnego, e mai rinnegherò, ogni mia passata e presente intenzione, e non farò mistero, né a me, né a voi, delle mie intenzioni. Voglio essere onesto fino in fondo: non accetterò… alcun… compromesso, alcun… diniego da parte vostra. Chiunque si ponga fra me… e l’Inghilterra… è pregato di farsi da parte, o perirà. Il generale Waite, qui presente, si è incaricato di eseguire… personalmente… queste incombenze sgradevoli. D’altronde, ha già… ampiamente… dimostrato di poterlo fare,” fece. “Ma non sono qui per incutervi timore. Non voglio il terrore, voglio… cooperazione. Amicizia. Ed è per questo… miei signori… mie signore… che oggi siete tutti qui invitati alla mia cena. Assieme a me. E oggi… avrete anche l’immensa fortuna di poter assistere… di persona… alla dimostrazione di come prenderà forma il futuro di questo glorioso Impero. Si inizi, per favore, con le portate,” disse infine, battendo una volta le mani, producendo un clangore metallico non diverso dal suono di una campana funebre. Quindi, si sedette al centro della tavolata, accanto al generale Waite. La gatta, dal canto suo, sedette poco distante dall’ariete con cui Babbage stava parlando.
Una volta che furono tutti seduti, e gli sguardi furono tutti riservati a Cromwell, Babbage sorrise. “Dritto al punto,” fece. “La sua onestà è ammirevole. Altri avrebbero incantato la tavola con le loro vuote ipocrisie.”
Lily scacciò un brivido: dalla sua posizione era in grado di distinguere il cranio di Cromwell. “Temo di non avere più appetito,” disse.

L'officina e il nuovo materiale  

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L’officina era stata allestita nei sotterranei del Parlamento, fra arcate, scarichi fognari e fondamenta di pietra. C’era un forte odore di muffa e di chiuso, ma in quel momento tutti i pensieri di Victoria Produhorn erano focalizzati sulla macchina che aveva davanti agli occhi. Avrebbe dovuto essere pronta per quella sera, per la cena offerta ai patroni della Loggia dei Costruttori.
Victoria strinse uno degli ultimi bulloni, si pulì le mani su un panno e ammirò il blocco di metallo ben lucidato. Udì dei passi sulla scalinata alla sua destra, un lento alternarsi di schiocchi metallici che si avvicinavano.
“Lord Cromwell,” fece, inchinandosi. “La macchina è pronta.”
L’ariete le si avvicinò, contemplando a sua volta il voluminoso oggetto. “Molto bene, signorina Proudhorn. Ha già avuto modo di provarlo?” chiese, portandosi la mano scheletrica al petto, sopra la sfera pulsante di luce incastonata al centro.
“Lo farò a breve, Lord Protettore, ma sono più che sicura che lo strumento avrà molto successo. La copia più piccola è già sul suo gurney, mio signore, attiva e perfettamente funzionante. La sfera potrà fornire energia al gurney per centinaia di anni, ed è solo un quarto delle dimensioni di quella che mantiene in funzione il suo esoscheletro,” disse, alludendo all’armatura dell’ariete. “Pensi a… a cosa potrebbe ottenere con questo sistema. Energia pressocché infinita, per Londra e l’Inghilterra.”
“Ma non è un’energia facile da reperire,” contestò.
“Lo so, mio signore, ma le mie ricerche mi portano a credere che l’Africa, soprattutto la regione in cui sorge il fiume Niger, potrebbe essere una ottima sorgente di questo materiale, di questo fuoco,” rispose Victoria. “Alcuni dei… processi… che potrebbero portare all’isolamento di versioni più pure di questo materiale sono ancora… dovrò ancora lavorarvi su, mio signore, ma non necessiterò di molto tempo per farlo. Inoltre, ho ottime prospettive sui giacimenti di pechblenda della zona del fiume Zaire. Esploratori ed esercito ci daranno ciò di cui abbiamo bisogno. Dovremo essere audaci, mio signore, ma… con questa tecnologia potremmo sbarazzarci di tutti i nostri contendenti e finalmente…”
“…tornare a stabilire il nostro dominio sull’Europa,” concluse Cromwell. “E poi sulle Colonie.”
“E sul mondo, mio signore.” 

L'ufficio di Gregory Edgecombe  

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“La ringrazio, Miles.” Lily si voltò verso di lui. “E’ fin troppo gentile. Ma temo che non la vedrà indosso a me più a lungo del necessario, mi creda. Ora ho bisogno solo degli abiti formali della Loggia, e il tutto sarà completo,” disse la tasso, uscendo a passi rapidi.
La porta in fondo al corridoio era socchiusa, lasciando intravedere la penombra della stanza. Lily l’aprì, sollevando nuvole di polvere che la fecero starnutire. Quando la polvere si fu diradata, la tasso osservò la stanza: una grande scrivania su cui erano posate due pile di fogli, ricoperte di polvere; due poltrone, dietro e di fronte alla scrivania; due grandi finestre su lato della stanza opposto a quello d’ingresso, le persiane chiuse; un armadio in ebano che copriva tutta la parete laterale a sinistra delle finestre. La giovane si diresse prima alle finestre, spalancandole nel tentativo di far entrare luce in quell’ambiente, quindi all’armadio.
Le ante cedettero dopo due strattoni, aprendosi con dei forti tremori che fecero credere a Lily che fossero sul punto di spezzarsi. All’interno, ripiegati con molta cura, una serie di camicie, kilt e gilet con i colori e i motivi della Loggia dei Costruttori. Lily prese con sé un gilet verde smeraldo con lo stemma della Loggia e cercò di indossarlo sopra il suo abito, notando che, sebbene vestisse complessivamente bene, non era in grado di allacciarne il bottone superiore, che cadeva esattamente sul suo seno, che ovviamente non era previsto su un abito maschile. “Temevo che non sarei stata in grado di portarlo,” ammise Lily. “Ma saranno sufficienti poche modifiche,” fece, staccando il bottone. “Ho ancora l’intera giornata per apportarle, dopotutto.” Sorrise. “Sono sempre stata alquanto restia a dover apprendere tutte quelle… “arti femminili” che mia madre insisteva col propinarmi, ma ammetto che ora sono ben felice di saperne qualcosa di più,” concluse, aprendo una delle tasche del gilet con l’intento di riporvi il bottone. Nel farlo, però, si avvide della presenza di un oggetto all’interno, e lo estrasse per osservarlo.
Si trattava di un rettangolo di metallo, spesso pochi millimetri, che presentava delle perforazioni circolari a intervalli regolari lungo l’intera superficie, come se fossero punti di una griglia. Nell’angolo superiore destro, inoltre, Lily vide una profonda indentatura lineare. “Miles? Ha mai visto una cosa del genere?”
Il cane la prese e la osservò a sua volta. “Mai, ad essere onesto. Ma…” Passò un polpastrello sul lato con l’indentatura. Quindi si diresse sulla parete accanto all’armadio, indicando alla tasso una fessura fra due travi di legno. “…ho già visto qualcosa di queste dimensioni.”
“Pensa che… che quell’oggetto debba essere inserito lì?”
In tutta risposta, Miles introdusse il rettangolo metallico nella fessura, con il lato indendato verso il muro. I due udirono schiocchi e vibrazioni provenire dalla parete; Miles scostò Lily, ponendosi fra lei e la parete.
Con uno scatto, una serie di travi poste accanto la porta d’ingresso dell’ufficio si spostarono, rivelando una seconda porta, più piccola e anonima, con un foro al centro lungo il lato destro. “E’ senza dubbio interessante,” commentò il cane.
Lily gli riservò un gran sorriso. “Mi piacciono le vostre intuizioni, Miles,” commentò. “E’ un peccato che mio padre non vi abbia presentato prima.” 

Un nuovo abito  

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“Lord Oliver Cromwell?” fece Miles. “Ma Cromwell è stato ucciso e decapitato ormai…”
“Da secoli, lo so,” completò Lily, precipitandosi verso le scale. “Per questo non riesco a capire il discorso di Waite: a che gioco sta giocando? Perché citare Cromwell? Perché dire che… è tornato dal regno dei morti? Chi muore, muore, non c’è possibilità che ritorni in alcun modo…” disse. “Se così fosse, se si potesse…” aggiunse, sottovoce.
“Lei pensa che Waite stesse mentendo, Lily?”
“Oh, più che pensarlo mi sembra la cosa più ovvia, Miles. Nessuno può tornare dai morti. E’ un fatto, e ammettere il contrario sarebbe folle, non le pare? Quello che mi domando è: perché proprio Cromwell?” si chiese, iniziando a salire le scale a passo rapido.
“Dove sta andando?”
“A togliermi questo maledetto abito,” rispose, dal piano superiore. “E a cercarne uno più consono per ciò che ho in mente, Miles.”
Il cane la seguì, raggiungendola al primo piano. “Non mi piace questa storia,” proseguì la tasso. “Ho paura, Miles. Ma non ho intenzione di starmene qui con le zampe nelle zampe per… ad aspettare che accada qualcosa. Mio padre mi ha insegnato che devo prendermi sempre ciò a cui tengo e ciò che voglio, e lo farò ad ogni costo.”
“Immagino quindi che lei voglia andare al ballo indetto dal generale,” commentò Ferguson, accompagnando la frase con una smorfia. “Non mi sembra una buona idea.”
“Lì avremo la possibilità di saperne di più, Miles.”
“State parlando al plurale, miss Lily?”
“Perché voi verrete con me, Miles.”
Il cane soppesò la cosa per alcuni istanti, guardandosi attorno. “Sta bene,” disse. “Non sopporterei l’idea di saperla là da sola.”
“Sa, Miles, questo suo lato inaspettatamente protettivo è piacevole,” commentò Lily, portandosi sull’uscio della camera da letto. “Ma le chiedo di non andare oltre. Chi ha orecchie per intendere intenda, Miles,” aggiunse, entrando e chiudendo quindi la porta. Poco dopo ne uscì, indossando nuovamente l’abito del giorno precedente. “Mi sento già più a mio agio, ma avrò sicuramente necessità di cambiarmi ancora,” disse. “Questo è ormai sporco. E non potrò sicuramente recarmi al ballo in questo stato, men che meno con… questi colori.”
“Perché?”
“Il ballo del generale Waite sarà ricco di gente come lui, Miles,” commentò Lily. “Spregevoli bigotti leccapiedi che cercheranno di ottenere potere dall’iniziativa di Cromwell,” fece. “Dobbiamo mescolarci fra di loro il più possibile, dunque… “Che ogni Animale vesta secondo i suoi Colori,” no? E allora, che sia.”
“Lei non ha abiti che seguano la Livrea, miss Lily?”
“Alcuni,” rispose la giovane. “Ma non sono certamente i miei preferiti. E avrò bisogno anche di un’altra cosa,” disse, recandosi nella replica della sua camera. “Se davvero questa villa è una esatta copia della nostra casa, lo studio di mio padre dovrebbe essere in fondo a questo corridoio.”
“In effetti c’è uno studio,” confermò il cane. “Polveroso, con tutti gli scuri chiusi.”
“E un grande armadio in ebano?”
“Sì, vicino ad una finestra.”
“E’ quello che speravo,” commentò Lily, aprendo il proprio armadio e cominciando a rovistare. Ferguson si era fermato sulla soglia. “Lì dentro devono esserci gli abiti formali della Loggia. Ne avrò bisogno, se vorrò entrare a far parte del gruppo.”
“Ma lei non è… ancora, per lo meno… parte della Loggia dei Costruttori, miss Lily.”
“Lo so,” rispose lei, afferrando un vestito e lanciandolo con mala grazia sul letto, in una nuvola grigia e marrone di tessuti svolazzanti. “Ma è aperto anche ai parenti stretti, e spero che il nome di Gregory Edgecombe valga qualcosa anche dopo la sua morte. Ora, Ferguson, se vuole scusarmi, una signorina necessita della propria privacy.”
“Domando perdono,” rispose il cane, chiudendo la porta.
Lily aveva rispolverato uno dei suoi vecchi abiti in linea con i canoni della Livrea, corpetto grigio e gonna nera a campana con del pizzo bianco. La taglia era ancora giusta, nonostante non fosse un abito recente e il suo corpo fosse cambiato da quel periodo, assieme alle sue preferenze in tema di colori. “Entri pure, Miles,” disse, controllandosi allo specchio.
Ferguson entrò a passi lenti e misurati, come se avesse timore di rompere qualcosa. Lei si voltò, alzò appena l’orlo della gonna e fece un piccolo inchino.
“La Livrea le dona, miss Lily. Non lo avrei mai pensato.” 

L'annuncio del generale  

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Indossando un abito grigio e nero, in perfetta aderenza con i principi della Livrea, Lily si aggirava per le strade di Londra. Il cielo era velato, non esattamente nuvoloso, e la luce del sole risultava attenuata. Tutto era immerso in un pallore grigiognolo che faceva sembrare ogni cosa come impolverata.
Non si sentiva a suo agio negli abiti di sua madre. C’era ben poca gente per le strade, in cui erano ancora presenti quei bizzarri e pericolosi “cavalieri meccanici,” e nessuno le prestava più attenzioni del dovuto. Sebbene questo avesse dovuto tranquillizzarla, l’idea di avere qualcosa che avrebbe potuto indossare sua madre le dava sui nervi. La faceva sentire vecchia e polverosa come lei, cosa che aveva sempre detestato e rigettato con forza.
Ed era per giunta un abito troppo largo per lei. Troppo scomodo, troppo spazio e troppo tessuto che si muoveva senza che lei potesse controllarlo. L’orlo della gonna toccava terra, costringendola a camminare quasi sulle punte per impedire che si trascinasse dietro di lei.
Tentò di rilassarsi, o quantomeno di concentrarsi sul fatto che l’abito le consentiva una discreta capacità di passare inosservata. Sembrava una tasso qualsiasi, una delle tante tasso che vivevano a Londra secondo i ligi criteri della Livrea. Non era Lily Edgecombe.
Improvvisamente squillò una tromba. Il suono si ripeté a intervalli regolari, ogni due secondi, uno squillo limpido e forte. Quando Lily cercò con lo sguardo di individuare la sorgente del suono, si rese conto che era posizionata sui tetti dei palazzi; solo allora notò la rete formata dalle armature, che si dipanava lungo tutte le strade fino a congiungersi al Parlamento.
“Cittadini di Londra,” disse una voce roca, diffondendosi nell’aria. “Qui è il generale William Waite. Vi annuncio con il più… il più grande degli onori che le forze armate d’Inghilterra hanno deposto le armi di fronte al Lord Protettore Oliver Cromwell. Egli… egli è ritornato dal regno dei morti per noi, e la sua è la causa per l’Inghilterra. Inghilterra, non rivolgere lo sguardo verso Londra come faresti con un invasore: il Lord Protettore non viene in guerra, ma per portare pace. Sì, è stato versato del sangue. No, non è stato inutile: chi avrebbe potuto impedire il giusto percorso della storia, il giusto percorso del mondo, ora è stato fermato e tace per sempre.
“Sono felice,” continuò. “Di annunciarvi la venuta di anni nuovi, di gioia, benessere, rinascita e gloria. Gloria che si otterrà su tutti i fronti. Una gloria che ci sentiamo sicuri di poter festeggiare già da ora, con l’insediamento di Lord Cromwell.
“Una festa verrà data, in onore del nostro redivivo Lord Protettore, presso Courtyard Mansion. Ogni giorno verrà invitata una parte della popolazione, fin quando tutti i londinesi, a rappresentanza della nazione intera, avranno avuto il pane e bevuto il vino in onore al Lord Protettore d’Inghilterra.
“Il nostro primo invito va ai membri della Loggia dei Costruttori e ai loro parenti,” disse quindi Waite. “Ci auguriamo che la Loggia accolga con benevolenza questo invito, poiché nessuna novità, nessuna gloria sarà mai possibile senza il prezioso supporto della conoscenza, del genio dei suoi membri, grandi esponenti del pensiero Inglese.
“Forza, Inghilterra!” 

Il generale Waite.  

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Il generale, un gatto siamese di poco più basso rispetto a Cromwell, si inchinò di fronte all’ariete, seguito subito dai subordinati. “Generale Waite, mio Lord,” fece. “Al suo servizio, ora e per sempre.”
“Si alzi, mio generale,” disse Cromwell. “Non voglio sudditi, non voglio schiavi, ma voglio Animali fedeli alla causa dell’Inghilterra. Mi dica, generale: lei aveva giurato fedeltà alla Corona d’Inghilterra, prima del mio arrivo?”
“Sì, mio Lord, l’ho fatto,” rispose il felino, irrigidendosi.
“Ma ha poi tradito il giuramento fatto,” commentò l’ariete, avvicinando il muso al suo. Le vibrisse del gatto ebbero un tremito. “Perché?” chiese, scandendo ogni singola lettera.
“Ero stanco di servire una Corona indegna, mio Lord,” replicò l’altro. “Non servivo l’interesse dell’Inghilterra, ma quello dei Reali.”
“Ed erano così diversi e distanti da farle prontamente dimenticare il giuramento prestato? Non ha provato rimorso nella strage che ha personalmente curato a Palazzo?”
“Alcun rimorso, mio Lord. Il vecchio regno doveva scomparire, affinché il nuovo potesse emergere. Il mio grado esiste per servire questo Impero, renderlo grande e maestoso, contribuire a fare in modo che i suoi confini si estendano molto oltre quelli dell’isola, su tutti i continenti di questo pianeta, sopra ogni popolo e su ogni Animale. Ho creduto che servire il rinato Lord Protettore potesse essere l’unico modo per far sì che il sogno della grande Inghilterra potesse vivere ancora e per sempre, e non ho avuto alcun ripensamento sui gesti che ho compiuto, mio Lord.”
Cromwell mantenne lo sguardo fisso su Waite durante tutto il suo discorso. Quando ebbe terminato, lo annusò e disse:” Generale, lei è stato in grado di tradire la Corona a cui aveva prestato giuramento. Capisco e approvo i suoi pensieri, ma non voglio fidarmi di lei. I giuramenti sono solo parole: volano, sono fatte d’aria e nell’aria si perdono. Pretendo che lei mi dia dei motivi per cui dovrei riporre in lei la mia fiducia.”
“Sarà per me un onore dimostrarle la mia assoluta fedeltà alla causa, mio Lord.”
Cromwell annuì. “Spero che lei lo possa fare quanto prima.”
“Mio signore,” fece Victoria, avvicinandosi a Cromwell. “Vorrei conferire, col suo permesso, con il generale Waite.”
“Generale, le vorrei presentare un Animale che so essere degno di ogni mia fiducia: la signorina Victoria Proudhorn. E’ a lei che devo la mia presenza qui. Segua il suo esempio in quanto a dimostrazioni di fedeltà.”
“I miei omaggi, Generale,” fece Victoria, alzando appena l’orlo dell’abito e abbozzando un inchino. “Penso che i suoi servigi saranno molto utili alla causa del Lord Protettore e all’Inghilterra in generale. Se ha desiderio di provare la sua fedeltà, io ho ben chiaro cosa potrebbe fare nel brevissimo futuro.” 

Gli occhi di mio padre  

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“E’ ragionevole, in effetti,” convenne Lily. “Dovrei cambiarmi d’abito. Se la casa è…”
“No, miss Lily, non ce ne sarà bisogno: sarò io ad uscire,” disse il cane.
“E per quale motivo, di grazia?” replicò l’altra, inarcando un sopracciglio.
“Perché è giusto che le signore siano… al sicuro. Sono un maschio, dopotutto, so dif…”
“Per sua informazione, Miles, non esiste alcuna norma, neanche la Livrea, che ponga per qualche motivo voi maschi al di sopra del nostro sesso,” l’interruppe lei, avvicinandosi. Scorse sul tavolo il coltello che Ferguson aveva utilizzato per affettare il pane: lo prese e glielo puntò al petto con una mossa rapida, cogliendolo di sorpresa. “E, secondo, in quanto ad attacco e difesa non mi sembra di cavarmela così male.”
“Forse non ha tutti i torti,” concesse Ferguson, scostando con delicatezza il coltello dal suo torace. “Ma penso che sia comunque molto pericoloso, miss Lily.”
“Si fidi di me, Miles. Andrò io là fuori. Lei è più indicato di me nel cercare gli accessi al terzo piano e gli elementi scritti nel taccuino di mio padre: i suoi occhi sono certamente più abili dei miei,” disse, uscendo dalla stanza.
Salì al piano superiore, dove sapeva essere ubicata la stanza da letto di sua madre. Come si era aspettata, non era solo il mobilio ad essere stato accuratamente riprodotto, ma anche tutto ciò che vi era contenuto, compresi quindi gli abiti. Disposti secondo la raffinatezza di tessuti e ricami, all’interno dell’armadio, che ricopriva l’intera parete, erano contenuti almeno venti abiti in tutto e per tutto identici a quelli che sua madre era solita indossare. Lily storse il muso, alla vista di quella pletora di grigi, neri e marroni, ma pensò che adattarsi alla Livrea, almeno per quella volta, sarebbe stata un’idea quantomeno utile per non dare nell’occhio: al contrario, con indosso uno dei propri abiti dai colori sgargianti sarebbe stata fin troppo riconoscibile.
Ne prese uno qualsiasi e lo indossò dopo essersi lavata. Lo specchio le restituì la figura di sua madre, solo meno florida e dai capelli in totale disordine.
Il suono dei passi di Ferguson in direzione della porta aperta della stanza la distrasse. “La somiglianza è straordinaria, miss Lily,” disse.
“Con mia madre, intende dire?”
“Certo.”
“E’ per caso un complimento, Miles?”
“Be’… sì, era inteso come un complimento, miss Lily, certo.”
“Ne sono onorata, allora.” Si voltò verso di lui. “Ma l’avverto che non sopporto di essere paragonata a lei. Lo hanno sempre fatto tutti, ma nessuno si è mai soffermato a capire quali siano le nostre differenze, al di là della Livrea. E io non sono come lei. Non mi chiamo Margaret Edgecombe, mi chiamo Lily Edgecombe.”
“Infatti, miss Lily. Lei ha gli occhi di suo padre.”
“Davvero, Miles?” chiese, lasciando cadere per un attimo la maschera compunta e decisa che aveva indossato poco prima. “Erano castani, i suoi,” fece, voltandosi verso lo specchio. “Molto scuri. Sono davvero così, i miei? Non sono più chiari?”
“Nel suo volto c’è molto di suo padre, miss Lily,” convenne Ferguson. “Ma temo non sia il momento migliore per i ricordi, signorina Edgecombe. Posso almeno accompagnarla fino alla porta?”
Lily strinse la fibbia della cintura sul ventre, per evitare che l’abito rimanesse troppo largo e scomodo, quindi si voltò verso il cane. “In questo, sarebbe un reale gentilcane, Miles.”