La fuga di Babbage  

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“Non potevo immaginare che qualcuno potesse salvarmi la vita, in quel momento,” disse Babbage, salendo sul predellino della carrozza a vapore.
“Si sbrighi, Charles,” lo incalzò una figura all’interno. “Gli sgherri di Cromwell possono arrivarci addosso da un momento all’altro.”
“D’accordo.” Si rivolse a Lily, che teneva l’elmetto in mano, i capelli scomposti che formavano una criniera irregolare sulla sua testa. “Miss Lily, la ringrazio per il suo gesto.” Le prese una mano e la baciò, facendo trasalire la tasso. “Troverò un modo per sdebitarmi, glielo prometto.”
“Io non-non c’è stato nulla che-non c’è bisogno, ecco, davvero, signor Babbage…”
La volpe sorrise. “Vorrei poter proseguire questa conversazione, ma i tempi stringono.” Si tolse il cappello ed entrò nel gurney. “Le auguro ogni fortuna, miss Lily!” esclamò, quindi chiuse il portello e avviò la macchina, che percorse sferragliando lo stretto sentiero sterrato che conduceva verso la boscaglia.
Lily lo osservò allontanarsi, quindi sospirò, indossò di nuovo l’elmo e prese il volo nel tramonto.

“E’ una fortuna che i fanti di Cromwell non abbiano scoperto il nostro ingresso segreto,” le disse Ferguson, porgendole del pane affettato, una tazza di brodo caldo e due spesse fette di filetto di manzo bollito.
Lily si alzò dal divano, stiracchiandosi la schiena. “Già, o non potremmo essere qui.” Prese un sorso di brodo. “Grazie, Miles. Non immagina quanto le sia grata…”
Lui le pose una mano sulla fronte, le prese la tazza di brodo e la spinse nuovamente a sdraiarsi sul divano. “Lei è a pezzi. Mi ringrazierà in un altro momento.” Avvicinò il basso tavolo da tè al divano e vi ripose le vivande. “Ora si riposi e cerchi di riprendersi. Ha bisogno di rimettersi in forze e domani dovremo ragionare sul da farsi.”
“Sono felice, Miles,” disse lei. “Molto felice. Stanca ma molto felice.”
“Come mai?”
La tasso si strinse nelle spalle. “Non so dirlo con precisione. Mi sento viva. Mi sono sentita viva volando. Ho sentito la presenza di mio padre nonostante la sua morte. Ho fatto qualcosa contro Cromwell. E…”
“Cosa?”
“No, una sciocchezza,” disse, dopo aver preso un altro sorso di brodo. “Sono solo molto felice, ecco.”
“Babbage se n’è andato?”
“Sì, ha tolto le tende con un suo collega della Analytical Society. Spero rimangano lontani da qui il più a lungo possibile: sono ricercati.”
“Lo siamo anche noi,” commentò il cane. “C’è una bella taglia sulla nostra testa.”
Lily deglutì il boccone di manzo che stava addentando. “Spero solo che non arrivino troppo presto a questa villa,” disse. “Abbiamo bisogno di un nascondiglio.”
“C’è sempre il terzo piano.”
“Waite è viscido, ma non stupido,” fece Lily. “Da fuori è palese la presenza di un terzo piano, e quando non troverà accessi capirà che deve fare di tutto per entrar qui. Intuirà che ci siamo nascosti là sopra, non è stupido.”
“E allora… dove?”
“La casa di mia madre,” disse. “Sapranno di sicuro che non c’è nessuno, non penso proprio che torneranno a controllare.”
“Secondo me, invece, sarà il primo posto in cui andranno…”
“Allora aspettiamo,” concluse Lily. “Lasciamo che entrino lì, frughino e poi spostiamoci prima che qualcuno spifferi che ci troviamo qui. Faremo il trasbordo nottetempo.”
“D’accordo, mi sembra sensato,” disse Ferguson. “Nel frattempo, lei si riposi. Io controllerò che l’apparato di volo sia in ordine.”
Il cane si alzò in piedi, ma la tasso lo prese per mano, trattenendolo. “Miles…” Il cuore le accelerò i battiti. “Grazie,” balbettò. “Lei è… un grande supporto.”
Lui sorrise. “Ben felice di essere al suo fianco, miss Lily,” replicò.
Lily lo lasciò andare. Sospirò, si sdraiò e lasciò che gli occhi le si chiudessero. I muscoli si rilassarono, sentì il corpo cedere e poi si fece buio. 

Una impiccagione fallita  

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La campana di St. Sepulchre aveva appena suonato. Erano le 7 e 45 del mattino, un giorno freddo e ventoso. Chi aveva un cappello se lo teneva stretto sulla testa, senza rispondere alle imprecazioni di chi, invece, avrebbe voluto farli togliere pur di vedere l’esecuzione di Charles Babbage per impiccagione. Nonostante la paura in Cromwell e nel suo esercito personale, Miles Ferguson contò non meno di duecento altri Animali nello spiazzo antistante la prigione di Newgate.
Poco dopo, il cappellano ordinario e un manipolo di armigeri scortarono Babbage fuori dal portone di Newgate. La volpe si guardava attorno con fare incuriosito, annusando l’aria, la schiena ben eretta nonostante il cordame che lo appesantiva. Indossava una divisa grigia e sformata da carcerato che faceva risaltare la sua pelliccia fulva, rendendolo una delle poche macchie di colore in quella giornata.
Ferguson deglutì.
Quando la volpe salì sul patibolo, mentre il cappellano recitava con lui le preghiere di rito, il cane incontrò lo sguardo del giovane Babbage, che ricambiò con un lieve cenno del capo e un sorriso.
Terminate le preghiere, lo sceriffo invitò il boia a proseguire; il mastino obbedì, calando sulla testa di Babbage un cappuccio bianco e stringendo il cappio al collo.
Ferguson tese i muscoli, pronto a intervenire.
Qualcuno urlò dalla folla. Il cane voltò la testa, seguendo la direzione indicata dalle esclamazioni, che distrassero persino lo sceriffo.
Come un falco in caccia, Lily si proiettò verso il patibolo, mentre tutti i presenti si allontanavano terrorizzati dalla sua apparizione. Allungò il braccio destro, dal cui bracciale si protendevano due robuste e affilate lame,  e tagliò in volo la corda, mentre con il sinistro afferrava Babbage. Senza fermarsi, lo portò con se fin sul tetto del più vicino palazzo, lo depose a terra e atterrò. Tolse il cappuccio alla volpe, quindi salì sul cornicione e si rivolse agli astanti.
“Rialzati, Londra!” urlò. “Non vedi che l’invasore è tornato? Che l’invasore è già su di noi e già allunga la mano sui nostri migliori Animali? Prima che tutto cada, Londra, rialzati! E’ ora di combattere, popolo Inglese! Non siamo nati per vivere sotto il giogo di nessuno, ancor meno di chi ha violato le più forti leggi dell’universo pur di tornare a imporre il suo comando! Riprendiamoci il potere! Riprendiamoci l’Inghilterra!”
Fra le acclamazioni dei presenti, Lily prese nuovamente con sé Babbage e si levò in volo.

“Cercatela!” urlava Waite. “Trovatela, subito! Voglio lei, il suo amico e Babbage! Loro possono anche morire, ma lei mi serve viva.”
Senza replicare, i suoi sottoufficiali si dispersero, lasciandolo solo all’interno di Newgate. Li guardò sparire fuori dal portone principale, quindi si strofinò la collottola, sbuffando. “E’ peggio di quanto pensassi,” mormorò.
“Affatto,” disse Victoria, uscendo da uno dei corridoi della prigione. “E’ tutto ben oltre le nostre più rosee speranze,” commentò. “Il Lord Protettore ne sarà felice.”
“E di cosa, di grazia? Di sapere che c’è un’altra… minaccia in città?”
“Una minaccia di ben poco conto, oserei dire,” replicò a bassa voce la gatta. “La figlia di un inventore pazzo che si auto-proclama rivoluzionaria. Sola contro un esercito, sola contro noi e Cromwell… quale minaccia può veramente rappresentare, generale?”
“Può… con quel suo… affare… potrebbe non essere attaccabile. Ha visto quanto…”
“Abbiamo le armi da fuoco, generale Waite. Sto già curando personalmente una versione più combattiva dei nostri fanti, che saranno armati con la massima capacità di fuoco per combattere lei e altre simili minacce. E per fare altro, se possibile.” Si avvicinò a Waite, portandosi fin quasi petto contro petto. “Non c’è bisogno di prenderla viva,” disse. “Ci basta il suo zaino. Quindi non sia troppo indulgente con…”
“Senza di lei potremmo non sapere come usarlo,” propose Waite.
Victoria Proudhorne rise. “Ha davvero una pessima opinione delle mie capacità, allora, generale. La stupirò, dunque. Lei si concentri sulla caccia, io penserò al resto.” Si voltò e superò Waite, dirigendosi verso il portone. “Il potere di Cromwell prima di qualsiasi altra cosa,” concluse.

La trappola  

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Victoria Proudhorne posò il rapporto sulla scrivania e uscì dalla stanza.
All’esterno di casa Buckingham, che Cromwell e Victoria avevano fatto occupare e adibire a residenza in luogo della regina Carlotta, il generale Waite attendeva in piedi accanto aCromwell. Il Lord Protettore viveva all’interno del nuovo corpo che la gatta aveva fatto produrre appositamente per lui, meno voluminoso e più simile a quello degli automi che pattugliavano la città. Nonostante le dimensioni più contenute, la statura di Cromwell era ancora notevole.
“Generale,” disse la gatta. “Dunque, avevamo ragione: controllare i movimenti di quella apparentemente insignificante tasso è stato utile.”
“A quanto pare,” mormorò Waite.
“Dunque le voci riguardanti un… oggetto in volo sopra Londra ieri notte in realtà riguardano  questa giovane?” chiese Cromwell. Fissò il suo occhio su Victoria.
“Mio Lord, sembra che la giovane, figlia di Gregory Edgecombe, un defunto ex-membro della Loggia dei Costruttori, sia in possesso di un qualche oggetto in grado di farla librare in cielo,” spiegò Victoria.
“Come?” sibilò questo. “Dove lo ha preso? Chi lo ha fabbricato?”
I due felini scossero la testa. “Non siamo ancora in grado di dirlo, mio signore,” replicò Waite. “Ma è presumibile che sia opera di Gregory Edgecombe.”
“Victoria,” fece Cromwell. “Chi era questo Edgecombe? Quanto sappiamo su di lui?”
“Mio Lord, Gregory Edgecombe ha fatto parte della Loggia dei Costruttori fino all’anno precedente la sua morte. Ma era da tutti ritenuto pazzo, mio signore…”
“E’ per questo che nessuno di voi due ha avuto la premura di controllare ciò che faceva?”
“Ecco…”
L’occhio di Cromwell scivolò da Victoria al generale, e da questo di nuovo alla giovane. Entrambi distolsero lo sguardo. “I pazzi… i pazzi non esistono. I pazzi sono coloro che in realtà vedono lontano. Credete che io sia pazzo? Io ho visto cose che voi non potete concepire, ho sentito cose che sono al di là dell’animalesca comprensione, eppure… eppure non sono affatto fuori dalla mia mente. Victoria, tua è la colpa al riguardo.”
“Sì, Lord Protettore.”
“Ora rimedierete,” ordinò Cromwell. “Questa giovane ha qualcosa che potrebbe esserci utile. Trovatela e cercate di capire se può essere un’alleata o un’avversaria. Nel secondo caso… be’, non voglio più sentir parlare di lei.”
“Un modo potrebbe esserci, mio signore,” esclamò Victoria.

Il primo volo  

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“Siete pronta?” le mormorò Ferguson.
Lei si limitò ad annuire. Sopra di sé, il cielo stellato di Londra. Lily controllò che la cinghia dell’elmetto fosse ben stretta sotto la gola, quindi prese un gran respiro e chiuse gli occhi. “Sono pronta.”
Miles annuì a sua volta. “Accensione, dunque. Mi raccomando,” aggiunse in fretta. “Miss Lily, non faccia sciocchezze. Io sarò qui, non esiti a…”
“Può scommettere quello che-che vuole, Miles,” replicò l’altra. “Non andrò oltre quello che ci siamo prefissati. Accensione.” Lily alzò il braccio sinistro e osservò la ghiera. La ruotò in senso orario, facendole compiere uno scatto. Subito l’aria si riempì del basso ronzio che aveva già sentito la sera prima. “Macchina avviata.”
“Bene. Ora… sollevamento.”
Lily fece compiere alla ghiera un altro scatto. Il ronzio si fece più intenso. Immediatamente, iniziò a sollevarsi da terra, risalendo nell’aria in modo lento ma continuo. Lily si costrinse a controllare il respiro: dentro, pausa, fuori. Dentro, pausa, fuori. Dentro, pausa fuori.
Quando si rese conto di avere chiuso gli occhi, senza volerlo, li riaprì. Guardò in basso, constatando di trovarsi ben al di sopra della testa di Ferguson. Ebbe un brivido, ma cercò di controllare il timore. “So… sollevamento compiuto,” disse. Si sentì priva di peso, eterea; ogni minima fascia, imbracatura, cinghia e cintura sul corpetto si adattava al suo corpo
, accompagnandolo e sostenendolo, rendendo il peso dello stesso zaino praticamente nullo. La sensazione la tranquillizzò: ben eretta, lì in aria, era al riparo persino dalla forza di gravità.
“Ottimo miss Lily. Ora, fase di movimento. Si ricorda quel che ha scritto suo padre?”
“Usare l’inclinazione del corpo,” rispose la tasso. Si schiarì la gola, quindi fece cenno di chinarsi in avanti, lievemente: il mezzo le obbedì, facendola spostare di circa un metro in direzione del cornicione del terrazzo all’ultimo piano della villa. Trattenne un sussulto e si riportò in posizione eretta. Girò la testa verso Miles, che illuminò con la lampada ad olio l’enorme sorriso che si era dipinto sul suo volto. “Miles, sta… sta funzionando. Sta funzionando. Mio padre aveva ragione. Aveva ragione!”
“D’accordo, miss Lily, d’accordo,” fece lui, tendendole una mano. “Ora, però…”
“E’ semplice, dunque,” l’interruppe lei. “Solo un gioco di potenza e di inclinazione,” osservò. “Solo potenza e inclinazione. Sarebbe sufficiente…”
“Miss Lily…”
“Sarebbe sufficiente poco a… a lasciarsi andare. Lasciarsi andare.” Lily fissò la veduta di Londra che aveva da quella sia pur scarsa quota. La strada sotto di sé, il cielo sopra. Quindi scostò dalle lenti l’unica ciocca di capelli che non era riuscita a legare, sorrise a Miles e fece compiere due scatti alla ghiera.
Scoprì, lasciandosi alle spalle la voce di Ferguson, che volare era una sensazione meravigliosa. Pianse, mentre Londra scorreva silenziosa e buia sotto di lei. Qua e là, lampade a gas illuminavano alcune grandi arterie stradali; c’erano carrozze che sferragliavano sul pavé, comignoli fumanti, e una imbarcazione si muoveva pigra sul Tamigi. Era sola, ma libera. Finalmente, tutto ciò che l’aveva tenuta incollata a terra, incapace di essere sé stessa fino in fondo, sembrava essere un ricordo lontano: il modo in cui la gente parlava di suo padre, il disappunto costante di sua madre, la solitudine della sua casa, l’assenza di un vero futuro di fronte. Tutto spariva, tutto fluiva lontano e spariva, mentre lei sfrecciava sopra case, campi, fiumi e ferrovie. Lì, in quei momenti, ebbe l’ennesima prova che la fiducia riposta in suo padre non era mai stata sbagliata, per quanto gli altri pensassero il contrario: suo padre aveva avuto la capacità di vedere più lontano degli altri, capacità che gli altri avevano sempre scambiato per follia. E ora, quella consapevolezza la fece sentire più forte, più determinata.
Urlò a pieni polmoni, scagliando fuori di sé tutte le delusioni e le amarezze, facendo spazio nel suo cuore per una forza che non aveva mai sperimentato prima, mentre virava e si dirigeva nuovamente verso la villa.
Quando atterrò, Ferguson corse verso di lei. “Miss Lily!” esclamò.
In tutta risposta, lei esplose in una risata. “Mi scusi, Ferguson, ma non sono mai stata capace di obbedire alle regole!”
“Ho notato,” fece lui, aggrottando la fronte. Le prese le mani fra le sue. “Sta bene, miss Lily? Che cosa…”
La tasso strinse con vigore le mani del cane. “E’ stato magnifico, Miles. Magnifico. Io… Ho volato sulla città. Ho battuto la forza di gravità, ho visto tutto da lontano, ho sentito il vento nelle orecchie e fra i capelli, sono stata me stessa per la prima volta in vita mia, Miles. Lei mi è caro, e mi dispiace averle dato un pensiero, ma… dovevo farlo. Non sarei riuscita ad avere tutto questo se avessi seguito le regole che ci siamo imposti.”
Lui sospirò. “Va bene, Lily, la perdono.”
“Miles,” fece Lily. “Se… nel caso in cui avessi subito un qualche incidente… lei sarebbe davvero corso a cercarmi?”
“Mi dica un motivo per cui avrei dovuto venir meno alla mia promessa. Io sono un Animale di parola.”
Lei sorrise. “Risposta soddisfacente. Miles, lei sta guadagnando punti.” 

L'ordine di Victoria  

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Mentre i passi decisi del generale Waite si avvicinavano alla sua scrivania, Victoria si alzò in piedi, scostando i fogli che stava consultando. “Generale Waite, a cosa debbo la sua visita?”
“Il guardiano della…”
“Lei non mostra alcun rispetto nei miei confronti, generale,” commentò la gatta, incrociando le braccia sul petto. “Non ha neanche il riguardo di salutarmi.”
Il generale si fermò e sbuffò. Aprì la bocca, fece cenno di riprendere a camminare, quindi la richiuse con un ringhio e si esibì nella pessima imitazione di un inchino. “Mi perdoni, miss Proudhorne,” disse a denti stretti.
“Ora va meglio. Stava parlando di un guardiano?”
“Durante la cerimonia a Courtyard Mansion, alcune sere fa, uno dei guardiani dell’oggetto che lei ha mostrato è stato colpito. E’ rimasto fino a ieri… come un vegetale, e solo da poco ha riacquistato l’uso della memoria.”
“E con ciò?”
“Ha ricordato che il suo aggressore aveva un forte odore di canide, l’ultima cosa che è stato in grado di sentire prima di perdere i sensi.”
“E doveva anche essere piuttosto alto, se ben ricordo la stazza dei suoi guardiani,” commentò Victoria.
“Quanti cani di alta statura erano presenti alla cena?”
“Ne ricordo solo uno,” fece lei, dopo qualche secondo.
Il generale annuì. “Il compagno di miss Lily Edgecombe,” spiegò.
“Proprio lui.”
“E’ stato lui a rubare gli appunti, dunque!”
Victoria abbassò lo sguardo, ridacchiando. “E dunque?”
“Erano gli…”
Victoria si allontanò dalla scrivania, dirigendosi senza fretta verso la grande vetrata della sala del Parlamento che aveva eletto a proprio studio. “Mi spiace averla illusa, generale, ma lo spettacolo offerto quella sera era solo un blando specchietto per le allodole, come si suol dire.”
“Cosa significa? Quella macchina non…”
“Quella macchina, e i progetti ad essa correlati, non rappresenta nulla di vitale per i piani di Lord Cromwell, generale. Non ha alcun significato, e cercare di riprodurla equivarrebbe ad un enorme spreco di tempo. La tecnologia dietro ad essa era già superata prima ancora di averla portata nella sua villa: avevamo solo bisogno di fare colpo sulla Loggia dei Costruttori con qualcosa di diverso dal solito.” Victoria si voltò verso di lui, ancora in piedi al centro della sala. “E poi, generale, anche se fosse, ora sarebbe in mano ad uno sgangherato figlio di nessuno che ama passeggiare con una antiquata spada sulla schiena e alla figlia di un inventore pazzo.”
“Gregory Edgecombe non era pazzo,” ringhiò Waite. “Era… nessuno ha mai avuto fiducia in lui, ma…”
“Lo conosceva bene, generale?”
“Siamo sempre stati vicini, miss Proudhorne,” disse l’altro. “Lo conoscevo assai bene, abbastanza per dirle che non era pazzo. Eccentrico, forse; con la testa fra le nuvole, certamente. Ma non pazzo, questo no.”
“E di sua figlia cosa mi sa dire, dunque?” chiese la gatta, avvicinandosi a lui con gli occhi ridotti a due fessure. “E’ degna di suo padre in qualcosa che non fosse l’eccentricità?”
“Lily è…” iniziò il siamese. “Non lo so,” concluse.
Victoria lo fissò per qualche istante, in silenzio, lo sguardo puntato contro il suo. Il generale cedette e lei sogghignò. “Be’, si consoli: la sua amica non ha sortito alcun danno e la serata ha raggiunto il suo scopo. Proprio ieri, la Loggia dei Costruttori ha annunciato il suo appoggio al nuovo governo e al Lord Protettore. Nel frattempo, però, per il bene dell’Impero, le chiedo di porre Lily Edgecombe e Miles Ferguson il suo amico sotto stretta sorveglianza.”
“Ma…”
“Generale, vorrei ricordarle che, per quanto le riguarda, i miei ordini sono legge,” disse Victoria, sedendosi alla scrivania. “E la mia parola vale quasi quanto quella del Lord Protettore. Lei è un subordinato, e se non dovesse adempiere a ciò che le chiedo… be’, sa già qual è la punizione prevista per i disertori e gli obiettori.”
“Obbedisco,” scandì Waite, senza rivolgerle lo sguardo. Quindi le porse in silenzio il saluto, si voltò sui tacchi e se ne andò a passo svelto.

La macchina del futuro  

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Al suo risveglio, ore dopo, Miles trovò Lily seduta al tavolo della cucina, i capelli scompigliati e gli occhi gonfi. Il taccuino d’appunti trovato al terzo piano era aperto di fronte a lei. “Buongiorno, Lily.”
Lei si tolse gli occhiali, si stropicciò gli occhi e accennò a un sorriso. “Buongiorno a lei, Miles.” La tasso indicò una teiera, posata sul tavolo accanto a lei, vicina a due tazze. “Avevo scaldato dell’acqua per un tè, poco fa, immaginando che si sarebbe svegliato.”
Miles si sedette di fronte a lei. “E io ho immaginato che non sarebbe stata in grado di chiudere occhio.”
Lei annuì, versando l’acqua nelle tazze. “Quel che è accaduto ieri sera mi ha lasciato… direi a dir poco sorpresa,” disse. “Non ho fatto altro che pensarvi, pensarvi e ripensarvi. Così ho rinunciato a dormire e mi sono dedicata a… a questo,” fece, indicando il taccuino. “C’è molto, molto più di quello che pensavamo.”
“Cosa ha trovato?”
Lily sospirò. “Mio padre mi ha nascosto molte cose, negli ultimi anni, ma quello che ho trovato in effetti aiuterebbe a capire il motivo per cui fosse più… Prima di morire era divenuto distante, distaccato da tutto e da tutti, ma mai da me. Anzi, ho sempre avuto l’impressione che il suo attaccamento nei miei confronti fosse aumentato.”
“Come mai?”
“Non ho una prova, ma questo taccuino contiene molti indizi.” Lily sfogliò le pagine, mostrando a Miles gli schemi relativi a ciò che avevano entrambi visto la sera precedente. “Guardi qui, ad esempio.” Indicò una serie di numeri posti lungo le cinghie che la tasso aveva allacciato per indossare lo strumento. “Corrispondono alla mia corporatura.”
Miles scrollò le spalle. “Potrebbe essere una coincidenza, miss Lily.”
“Non credo ci siano molti altri tassi della mia esatta corporatura e altezza a Londra, Miles. Men che meno… be’, non del mio stesso sesso,” commentò, picchiettando con il polpastrello sullo schizzo per un busto, le cui forme sembravano perfette per poter contenere un seno. “O ne deduco che lei ha più esperienza di me, al riguardo?”
“No, in alcun modo,” si affrettò a dire il cane. “Alcuna… alcuna esperienza.”
“Oppure questo,” proseguì lei, mostrando gli schizzi dell’elmo. “Guardi le lenti, Miles. Legga questo dettaglio: è lo spessore.” Si tolse gli occhiali e li porse all’altro. “E’ lo stesso spessore delle lenti dei miei occhiali. E non si tratta di un dettaglio cosmetico: ho bisogno di questi occhiali per poter vedere in modo accurato.”
“Non lo veda come una mancanza di rispetto, miss Lily, ma è risaputo che i tassi abbiano una…”
“…scarsa capacità visiva, lo so,” replicò lei. “Ma la… precisione in questa misura non può essere una coincidenza. Anche se ci fossero altri tassi con le medesime lenti che indosso io, non penso che mio padre possa aver pensato… a tutti loro.”
“Quello che mi chiedo è perché avrebbe dovuto essere così… perché proprio sua figlia, miss Lily?”
“Io credo… credo che mio padre avesse scoperto qualcosa di importante che riguardasse il mio futuro. Glielo mostro, lo stavo appunto leggendo prima che lei si svegliasse.”
La tasso prese nuovamente il taccuino, lo voltò e lo aprì dalle ultime pagine, ricolme di una serie di segni sghembi che ricordavano una grafia. “E’… è un codice?”
“No, Miles. E’ la scrittura di mio padre, ma rovesciata. Deve aver scritto allo specchio.” Lily colse lo sguardo perplesso del cane. “Era un ottimo inventore, ma non aveva alcuna cultura di codici, crittografia e altre simili amenità. Quindi, se doveva tutelare qualcosa, scriveva allo specchio. E credo quindi che tenesse molto a questi appunti. Le leggo alcuni passi.”

12 Giugno. Accesa la macchina. E’ una bella giornata di sole.
Dall’altra parte vedo pioggia battente. Le strade sono deserte, ma siamo ancora a Londra. Entro.
Vedo una figura torreggiare sul Parlamento. E’ enorme. Come un gigantesco scarafaggio. O un ragno con la sua preda in bozzolo. Riflessi metallici: forse una macchina?
Ritorno in casa.

15 Luglio. Accesa la macchina. Dovremmo andare più lontani, oggi. E’ una bella giornata di sole. Dall’altra parte: nuvole, ma non sta piovendo. Dalle strade viene un forte clangore. Sento urla di femmine. Qualcuno urla il nome di Lily, una voce di maschio. Poi un ruggito, forte, scuote l’aria. Sembra che tutto stia tremando. Spengo la macchina, non voglio vedere oltre.

8 Settembre. Ho acceso e spento diverse volte la macchina, in questi giorni, e ho vagato per Londra. Non so che momenti fossero, ho l’impressione che non segua un preciso andamento: a volte vedo quel che accadrà più tardi, altre volte penso di essere andato così lontano da aver visto cose incomprensibili. Spesso la macchina mi mostra la mia piccola Lily. Lei con un cane, lei in volo sullo “zaino” che le ho ---- Altre volte, invece, sembra che la macchina non riesca a posarsi su Londra, e vaghi dove voglia. Ho visto Parigi, un giorno, o almeno credo che fosse Parigi. C’era una francese, una signora, una gentile giumenta dallo sguardo intenso. Non so perché la macchina me l’abbia mostrata, ma è capitato spesso. Devo capire meglio la sua logica, se voglio farla funzionare.

10 Ottobre. Oggi ho visto la giumenta conversare con Lily, a Londra. Qualcosa non va: lei non appartiene al tempo di Lily, ne sono certo. Ho potuto appurarlo diverse volte, la macchina sembra essersi invaghita di costei. Devo sapere ad ogni costo.

15 Novembre. Ho spento la macchina per l’ultima volta. Non voglio più vedere. Ora la distruggerò. Un ordigno di questo genere non deve essere nelle mani di nessun Animale, né ora, né mai. Ho già dato alle fiamme gli schizzi di costruzione.

“Mio padre aveva visto cose che coinvolgevano me e il mio futuro, cose che lo avevano spaventato, Miles. E aveva costruito una macchina in grado di poter vedere e visitare il futuro. Pensa ancora che quelle che le ho mostrato siano solo coincidenze?”

Il terzo piano  

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Lily fece cenno di prendere la lampada ad olio, ma Miles le pose una mano sul braccio, fermandola. "Aprirò le imposte," disse, dirigendosi quindi verso la parete più vicina. In poco tempo, la tenue luce del pomeriggio aveva illuminato la grande stanza.
Al centro, un enorme tavolo in legno, ingombro di attrezzi. Sulle pareti, due grandi scaffali ricolmi di libri impolverati. Il resto dell'ambiente era occupato da macchinari di ogni tipo: appoggiati sul pavimento in pietra, appesi al muro o sul soffitto, su manichini o su tavoli, ovunque l'occhio di Lily si posasse c'erano le invenzioni lasciate da suo padre in vari stadi di completamento. La mole dei macchinari spesso era tale che la tasso si era più volte chiesta come potesse non crollare l'intero piano.
"E' incredibile," commentò Lily. "Non riesco a non pensare a quante cose mi avesse nascosto mio padre."
"Le ha nascoste assai bene," fece Miles. "Anche io non sapevo nulla di questo posto, sebbene fossi il custode."
Lily andò presso il tavolo di lavoro. Lei e Miles vi avevano portato il quaderno di appunti che suo padre le aveva lasciato in eredità, accostato ad un altro quaderno, rilegato in modo simile ma di volume quasi doppio. Li aprì entrambi, confrontando i progetti che Gregory Edgecombe aveva descritto. "Miles, nel... negli appunti di questo piano ci sono cose che mancano in quelli che mio padre mi ha lasciato. Segreti, segreti, segreti," sbuffò. "E quanti progetti. Guardi quante macchine, Miles."
Lily si voltò, cercando il pastore tedesco. Lo trovò in piedi accanto a un basso manichino che indossava una sorta di bizzarra armatura. "Quando oggi abbiamo visto il... i progetti di Cromwell," disse questo. "Non ho potuto evitare di pensare a questa cosa," fece, posando le mani sulle spalle del manichino.
"Perché?"
In tutta risposta, Miles cercò di girarlo, con un certo sforzo. Sulla schiena del manichino c'era un grande cilindro metallico con quelle che alla tasso sembravano ali. Il cane aprì uno scomparto sul retro del cilindro, rivelando una alcova rettangolare con alcuni spinotti. "Si ricorda come venivano utilizzate le sfere da quella gatta?"
"Fornivano energia al macchinario, a quanto ricordo."
"Esatto. Non ho avuto l'occasione di aprirlo, ancora, ma..."
"Eccolo," l'interruppe Lily, aprendo il quaderno e mostrando al cane un'immagine che ritraeva il medesimo oggetto, mostrandone il retro e la parte anteriore. "E credo che mio padre avesse pensato a me, nel crearlo," fece, indicando i lunghi capelli che erano stati schizzati sull'indossatore dell'armatura.
Il cane aggrottò la fronte. "Come è possibile?"
"Mio padre aveva... avuto delle intuizioni, credo, o qualcosa di simile, e riguardavano me. Non so perché, però. Ma questi schizzi sono piuttosto chiari, almeno per me: questo aggeggio... vola."
"Vola?"
"Ed è completo," proseguì. "Manca solo una parte," fece, posando gli appunti e cercando qualcosa. "Trovato," fece. Corse verso uno scaffale, gettò in terra alcuni libri e tornò tenendo fra le mani un parallelepipedo metallico, dai cui capi fuoriuscivano una serie di fili. "E' una pila a trogolo," spiegò. "Inventata da Cruikshank. E' una versione migliore della pila di Volta, e direi che il suo posto è esattamente in questa alcova," spiegò, indicando due morsetti a cui potevano essere connessi i fili della pila. "Miles, mi aiuti a indossarlo."
"Non vorrà dire sul serio..."
"Sono fin troppo seria, Miles. Mio padre aveva delle idee precise al riguardo. E anche se, a quanto pare, amava i segreti, non ho motivo di non fidarmi di lui. Anzi. Si volti, per favore," ordinò al cane, quindi si tolse la veste con cui si era recata al ballo, rivelando la semplice sottoveste che indossava normalmente. "Ho bisogno di lei, Miles, ora."
Il cane slacciò l'armatura dal manichino, la sollevò con fatica, mugolando, e la calò sul torso della tasso. Lei indossò i due grandi guanti rivestiti di pesanti placche di metallo, connessi al cilindro principale, quindi insieme allacciarono le cinture sul suo busto e ai fianchi, quindi Lily si tolse gli occhiali e indossò il casco che Miles le aveva portato, dotato di grandi lenti.
La tasso toccò i quattro grandi dischi metallici sul suo petto, incuriosita. "Sto inserendo... la pila," disse il cane. Lei lo sentì chiudere lo scomparto, quindi entrambi udirono un basso ronzio levarsi dal macchinario.
"Miles..." fece Lily. La sensazione di sollevarsi da terra le strappò un urletto, interrompendola. "Sta funzionando!" esclamò. "Funziona, Miles!"
"Non è il caso di provarla qui dentro, Lily! Sta arrivando al soffitto!"
Lily allungò le braccia, toccando il soffitto dell'edificio e fermando così la sua risalita. "Come... come scendo, ora?" mormorò.
"Sul suo guanto sinistro c'è una ghiera," disse il cane. "Provi con quella!"
Lily fece quanto l'altro disse. Sulla ghiera era presente un piccolo ago rosso che indicava un punto verde. Lei provò a spostarlo, ruotandolo fino a farlo indicare un punto rosso. Immediatamente, il ronzio diminuì d'intensità e lui iniziò a scendere rapidamente.

Le indagini di Miles  

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Terminato il giro di danza, Lily approfittò di una pausa per tornare al fianco di Miles.
“Qualcosa di interessante?” chiese la tasso al cane.
Ferguson scosse la testa. “No,” disse. “Non qui, almeno.”
“In che senso?”
“Nel senso che l’unica cosa interessante è che il carretto su cui Victoria Proudhorne ha fatto trainare la sua macchina non è uscito da questa villa.”
“E perché questo sarebbe interessante, Miles?”
“Perché… miss Lily, pensavo che le interessasse sapere della macchina. Il suo funzionamento, la questione delle sfere… Se davvero…” Il cane si chinò verso la tasso, sussurrandole all’orecchio. “…se davvero intendono utilizzarla per qualcosa, se magari l’hanno già utilizzata, ad esempio per i fanti che hanno stretto Londra nella morsa di Cromwell, forse sarebbe bene capire come funziona. Potrebbe andare a nostro vantaggio.”
Lily annuì. “Mi sembra giusto. Ottima intuizione. Ma dovremmo raggiungerla, per poterla studiare. Non è riuscito a localizzare la sua posizione?”
“No, ma ho saputo che la villa ha una serie di stalle e un grosso magazzino in cui vengono stoccate le derrate usate per cene come queste. Penso siano entrambi abbastanza grandi da poterla contenere in modo agevole.”
“Se ho ben inteso, Miles, lei ha intenzione…”
“Di andarci, miss Lily. Di cercarla, trovarla e studiarla… o qualcosa del genere,” fece il cane. “E poi andarcene.”
L’orchestra riprese a suonare. Lily incrociò lo sguardo del generale Waite, che subito lo distolse. Sorrise. “Miles,” disse la tasso. “Come ve la cavate nel muovervi in modo silenzioso?”

Miles si chiuse delicatamente la porta alle spalle, scivolando poi dietro uno scaffale di legno stipato di cibo. Dall’ombra del suo riparo poté vedere il maggiordomo entrare, chiamare a sé alcuni camerieri e uscire dalla stanza assieme a loro. Attese qualche attimo, quindi uscì e corse verso il fondo delle cucine.

Lily si era accostata a una finestra, le tende scostate, fingendo di osservare la boscaglia che circondava la villa appena fuori Londra. Il riflesso del vetro le consentì, invece, di vedere Waite avvicinarsi a lei, gli occhi fissi sulla sua schiena. La tasso si voltò, assumendo un’espressione sorpresa. “Generale Waite,” disse. “Onorata della sua presenza.”
“Il piacere è mio, miss Lily,” fece il gatto, baciandole la mano che la tasso gli stava porgendo.

Il pastore tedesco uscì con passo felpato dal retro delle cucine. Tirò su il bavero della giacca, arruffandosi la pelliccia pur di sentir meno il freddo dell’aria esterna mentre studiava l’area in cui si trovava.
Un grande spiazzo dava su tre grandi costruzioni in legno e pietra, sicuramente più vecchie dell’edificio da cui era appena uscito. Gli unici indizi che poté cogliere sulla natura degli edifici furono il forte odore di sterco equino e gli sporadici nitriti che provenivano dall’edificio alla sua sinistra; gli altri due erano immersi nel silenzio e nella notte, e poteva distinguerne i contorni solo grazie alle tre lampade a olio che erano state accese sui supporti affissi nelle immediate vicinanze di ciascuna costruzione.
Il cane si diresse verso il basso casolare alla sua sinistra, più largo degli altri due.

“In onore di suo padre, miss Lily, vorrei chiederle di unirsi a me per questo ballo,” l’invitò il generale, porgendole a sua volta la mano.
Lily si voltò per un attimo, sogghignando al proprio riflesso, quindi fece per ritrarsi. “Generale… non credo di essere degna di un ballo con lei. Dopotutto, come forse avrà potuto vedere, sono anche… non sono molto avvezza ai balli, per così dire.”
“Miss Lily, non si prenda gioco di me,” replicò l’altro. “Non creda che io stesso sia poi un gran danzatore.”
Lily sorrise, abbassando lo sguardo. “E’ un grande onore per me,” disse, porgendo la mano al gatto.
L’altro l’afferrò; la presa del generale era delicata ma ferma. “L’onore è mio, miss Edgecombe.”

Miles lasciò la presa dal collo del toro e accompagnò la discesa del corpo esanime con gran fatica. Nella colluttazione una manica si era strappata, e ora ansimava per la fatica: rendere inoffensivo il guardiano non era stato affatto semplice, data la differenza nella corporatura fra i due. Lo trascinò come meglio poté verso del fitto cespugliame a fianco del casolare, al di fuori dalla portata della luce delle lampade, sperando che nessuno di passaggio ne percepisse l’odore e che non si riprendesse tanto rapidamente: non era sicuro di essere riuscito a strangolarlo a dovere, dato che non aveva una seria intenzione di ucciderlo. Gli bastava che stesse alla larga da lui il tempo necessario per dare un’occhiata.
Miles prese con sé una delle lampade ed entrò nel casolare.
L’interno era costituito da una unica, grande stanza, il soffitto sorretto da una impalcatura in legno, e conteneva il carretto con il macchinario, due banconi da lavoro ingombri di strumenti e un piccolo volume rilegato a mano in modo molto accurato.
Il cane osservò il macchinario per qualche istante, quindi corse verso il bancone.

“Voi non siete come le altre femmine che ho conosciuto, miss Lily,” fece il generale, guidando i primi passi del ballo.
“Oh, voi mi mettete in imbarazzo, signore,” finse di schernirsi Lily. Si sentì addosso lo sguardo fetido del felino. “Cosa volete dire con queste parole?”
“Siete… affascinante. Deliziosamente incapace di danzare, oserei aggiungere,” fece l’altro, cercando di evitare che lei gli calpestasse i piedi. Lily sarebbe stata perfettamente in grado di danzare il ridicolo walzer che l’orchestra stava suonando, ma fingeva per apparire timida e incapace agli occhi dell’arrogante siamese… e per avere l’occasione di sfogarsi almeno pestandone le estremità.

Il cane rientrò nella villa e si diresse verso l’atrio d’ingresso. “Mi perdoni, buonanimale,” disse ad un servitore in livrea. “Potrei gentilmente chiederle di accompagnarmi al guardaroba e di chiamare una carrozza per me e la signorina Edgecombe? Questioni urgenti richiedono la nostra presenza a Londra anzitempo, ahimè.”
Il piccolo roditore annuì. Lo guidò verso uno stanzino poco distante, da cui Miles recuperò la sua giacca e lo scialle di Lily, quindi si avviò verso l’esterno della villa. Dal canto suo, il cane tornò nel salone dell’edificio.
Lily lo attendeva seduta presso una finestra. Al suo ingresso, lei incrociò il suo sguardo, si alzò e gli venne incontro. “Miles,” sussurrò. “Tutto…”
“Dopo,” tagliò corto lui. “Dobbiamo andarcene.”
Senza aggiungere una parola, Lily indossò la sua mantella. Prima che potessero allontanarsi, Babbage comparve accanto a loro. “Miss Lily, signor Ferguson, siete già di partenza?”
“Doveri imprevisti richiedono la nostra presenza a Londra prima del previsto, signor Babbage,” disse Lily, attirando su di sé lo sguardo di Miles. “Ma siamo stati lieti di aver fatto la sua conoscenza.”
“Sarò a Londra per tutta la prossima settimana,” fece la volpe. “Potremmo vederci ancora, nel caso…”
“In qualsiasi momento, signor Babbage,” replicò Miles.
“Siamo d’accordo, allora. Avrete mie notizie. Andate, ora, e buon ritorno a Londra.”

Lily aprì il blocco rubato da Miles sul tavolo del salone della villa di suo padre. “Sono i progetti riguardanti il macchinario che abbiamo visto stasera,” spiegò Miles. “Se devo essere onesto…” Il cane scrollò le spalle. “Non mi sembrano particolarmente… interessanti,” fece, mostrando alla tasso le indicazioni costruttive del motore, che occupavano metà del tomo.
“A parte il suo carburante, vorrà dire,” lo corresse Lily.
“Nessuno sa nulla al riguardo, miss… Lily. E i nostri ospiti sono stati alquanto parchi di dettagli in materia.”
“Lei ha già qualcosa in mente, Miles,” fece l’altra, togliendosi gli occhiali e stropicciandosi gli occhi. “Perché non mi rende partecipe delle sue idee?”
“Io penso sia uno specchietto per le allodole, Lily,” commentò l’altro. “Tutta questa serata è stata pianificata solo per far credere alla Loggia che Cromwell e quella gatta sono in possesso di qualcosa di nuovo e speciale, ma non hanno portato alcuna prova convincente per sostenere le loro scenate.”
“Crede che la Loggia dei Costruttori abboccherà?”
“Ah, spero vivamente di no, Lily. Lo spero vivamente, sia per loro che per il futuro del Regno, o di qualsiasi cosa voglia farne Cromwell. Se la Loggia cadesse nelle loro mani, quei due e i loro seguaci avrebbero accesso a tutta la tecnica che gli serve per fare…”
“Per portare avanti i loro progetti,” continuò per lui la tasso. “Tutto questo ha senso, ma mi chiedo: perché sprecare tempo per accaparrarsi risorse, quando non si ha nulla da sviluppare? Io non credo che siano privi di capacità, Miles: guardi i fanti che piantonano la città, per un esempio concreto. O al corpo di Cromwell. La mia idea è che oggi ci abbiano solo fatto vedere una briciola delle loro capacità, più che millantare cose che non possono fare.”
“Qualunque cosa abbiano in mente, questo tomo andrebbe nascosto.”
“Qualcuno l’ha potuta vedere?” fece Lily, indicando l’abito rotto che Miles teneva fra le braccia.
“Forse. Non ne sono sicuro, ma con l’oscurità potrei non essere stato ben identificabile.”
“E l’odore?”
“Sono un cane fra migliaia, qui a Londra. Quel tipo avrebbe dovuto avere un naso particolarmente fine per distinguere chiaramente il mio fra quello di tutti gli altri cani di Londra, Lily.”
“Le credo. Potremmo metterlo nella biblioteca del terzo piano; che ne pensa?”
“Mi sembra un’ottima idea, Lily. Andrò io, però: ho l’impressione che lei abbia bisogno di riposo.”
In tutta risposta, la tasso sbadigliò. “Decisamente, commentò.” 

Un nuovo corpo  

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Il clangore del metallo sulla pietra echeggiò per alcuni istanti nei sotterranei del Parlamento, quando finalmente Cromwell riuscì di nuovo a sedersi. La mano raggiunse la sfera al centro del petto, e vi si avvolse sopra.
Subito, Victoria Proudhorne l’afferrò con le sue. “No, mio signore. Non la tolga, se non vuole tornare nella polvere da cui è emerso.”
“Non mi sono mai sentito così… spossato, Victoria. Stanco. Questo corpo,” disse, scuotendo l’armatura metallica. “E’ pesante. E’ grave. Sento le mie energie esaurirsi sempre più, ad ogni secondo…”
Lei gli porse una seconda sfera, in tutto e per tutto identica alla prima. “Allora, mio signore, deve lasciar fare a me. E’ il medico che si prende cura del paziente, dopotutto.”
“Victoria…” L’ariete posò la mano metallica sulla testa della gatta, carezzandola con una delicatezza che la soriana avrebbe immaginato potesse provenire da un tale strumento.
Lei strofinò la mano sulla sfera, quindi la estrasse e con un colpo secco introdusse l’altra in rapida successione. Cromwell emise un ululato violento, che la fece indietreggiare di qualche passo, quindi tossì, contorcendosi sulla scalinata in preda agli spasmi. Pochi attimi dopo, ebbe un tremito e si risollevò, il fiato grosso, l’occhio spalancato. “Cosa…”
“Mio Lord, mi perdoni,” disse la gatta, inginocchiandosi presso di lui. “Non ho ancora avuto il tempo di rifinire il processo di raffinamento della sfera che l’anima,” fece, la voce rotta. “Ma sarà fatto al più presto.”
“E’ stato come… come una seconda morte,” fece lui. L’avvicinò e la strinse al petto. “Victoria. I tuoi servigi mi sono preziosi più della mia vita.”
“Sono lieta di servirla, mio Lord Protettore. A questo proposito,” disse, liberandosi dalla sua presa. “Vorrei mostrarle una cosa che potrebbe esserle d’interesse.”
La gatta si rassettò l’abito, quindi corse verso il tavolo da lavoro, gettò in terra alcune delle carte che lo ingombravano e prelevò un rotolo piuttosto ingombrante. Lo svolse e lo mostrò a Cromwell, che vi rivolse l’unico occhio. “Mio signore, ho immaginato le fatiche che questo corpo le deve costare, e ho intenzione di aiutarvi ulteriormente nel liberarvi del vostro fardello,” disse, indicando sul rotolo l’immagine di un’armatura non molto diversa da quella che costituiva il corpo dei fanti che avevano paralizzato la città. “I fanti meccanici che ho curato per voi sono stati un utile, utile modello per capire come gestire certi movimenti. Questa immagine rappresenta l’evoluzione di quel concetto… applicata a voi, mio Lord Protettore.”
“E’ un progetto per… un corpo per me, Victoria?”
“Sì, mio signore,” confermò la gatta. “Un nuovo corpo. Più snello, più leggero, più agile. Sarà necessaria meno energia per muoverlo, e…”
“Non vedo nessuna nicchia per la sfera del fuoco eterno.”
“Perché la sfera sarà all’interno, mio signore,” disse la gatta. “Sul fianco ho intenzione di realizzare un incavo in cui voi stesso potrete inserire le vostre personali sfere. Ve ne saranno due, e utilizzeranno un sistema più elaborato per condurre nel vostro nuovo corpo l’energia.”
Cromwell si grattò il mento per qualche istante, in silenzio. “Un momento,” disse poi. “Un nuovo sistema più elaborato? Che significa?”
La gatta sorrise. “Mio signore, non pretenderà che io mostri a tutti i nostri segreti migliori?” 

La fiducia di Babbage  

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“Avete visto quella sfera, Miles?” disse Lily. “Non è incredibilmente somigliante a quella che abbiamo trovato al terzo piano?”
“Sì, miss Lily,” convenne l’altro. “Ma vorrei ricontrollarla. Non sono sicuro che il principio del funzionamento…”
“Neanche io,” fece Lily. “Ma se lo fosse…”
“Suppone che… che Victoria Proudhorne,” disse, abbassando il tono di voce. “Abbia rubato l’idea a suo padre?”
“E’ possibile, sì, ma non… non saprei come. Non credo si conoscessero.”
“Penso sia giusto indagare,” disse Miles. Si alzò in piedi e le porse una zampa. “Mi concede questo ballo, miss Lily?” fece, alludendo alle altre coppie che avevano preso il possesso della sala. Le strizzò l’occhio.
Lily prese la mano, si alzò e lo seguì. “Cosa ha intenzione di fare, Miles?”
“Così potremo parlare senza dare troppo nell’occhio,” rispose il cane.
“D’accordo.”
I due si alzarono, avviandosi verso il centro, sotto gli occhi di tutti. Miles porse la mano destra a Lily, che l’afferrò e si lasciò condurre. “L’avverto, Miles: sono una pessima, pessima compagna di danza,” disse. Come a voler sottolineare la cosa, la tasso inciampò due passi dopo aver terminato la frase.
Il cane ridacchiò e le strizzò l’occhio. “Non è un problema,” disse. “Dopotutto, miss Lily,” aggiunse a bassa voce. “Non siamo qui per questo.”
“Cosa pensa di fare, allora?” gli chiese Lily. “Cosa… cosa pensa di tutta questa faccenda, Miles?”
“Tutto il male possibile, miss Lily. Non sono sicuro di nulla e non credo ci sia qualcuno di cui fidarsi, qui.”
Lei annuì. “Non sono neanche sicura che… che il generale abbia ucciso… abbia fatto quello che ha fatto.”
“Come può dirlo?”
“Come possiamo asserire il contrario?” fece Lily. “Per quanto mi disgusti dare il beneficio del dubbio a una tale canaglia, non abbiamo alcuna prova delle efferatezze che si dice abbia compiuto contro la Corona d’Inghilterra. Per quanto ne sappiamo, potrebbe essere perfino innocente e star conducendo una gran menzogna.”
“Non credo sia un Animale di tale arguzia, se posso permettermi, miss Lily.”
“Oh, più che arguzia lo chiamerei vigliaccheria. Waite sarebbe perfettamente in grado di mantenere in vita i sovrani fino a quando Cromwell non capitolerà di nuovo; così facendo, si terrà ben aperte tutte le possibilità e l’avrà sempre vinta. I vigliacchi non muoiono mai, Miles.”
“E il signor Babbage?” chiese Miles, indirizzando il muso verso la volpe, che stava in quel momento conversando con un altro Animale, poco distante da loro.
“Enigmatico,” commentò Lily. “Non riesco a capire quali siano i suoi intenti.”
“Penso non siano dissimili dai nostri,” disse Miles. “Ho l’impressione che sia qui per studiare, esattamente come noi.”
“Mi incuriosisce.”
“I suoi occhi mi dicono che sta avendo qualche idea…”
“Le mie idee riguardano solo me, Miles,” lo interruppe lei, scoccandogli un’occhiata che gli fece mancare un passo. “E non sono affatto in discussione.”
“Miss Lily, mi permetto di insistere. Non sappiamo con chi abbiamo a che fare… ho sentito dire che sia un discreto… donnaiolo, per così dire.”
Lily si ravviò i capelli con una mano. “Meglio così,” commentò. “Sarà più facile farlo cedere.”
“Vuole davvero…”
“Si fidi di me, Miles. So difendermi. E, nel caso in cui non potrò, glielo farò comprendere e potrà intervenire, se questo è il suo cruccio.”
“Sta bene, miss Lily. Ma presti attenzione.”
“E lei non stia troppo lontano.”
I due si separarono non appena la musica ebbe termine. Lily si diresse verso Babbage, che stava posando un bicchiere sulla tavolata. “Signor Babbage,” fece la tasso. “Serata alquanto peculiare.”
Lui annuì. “Più di quanto immaginassi.”
La piccola orchestra riprese a suonare. “Vuole… mi concede questo ballo?” disse Lily, spostando i capelli dal volto con un cenno, mentre porgeva la destra al giovane.
Lui annuì, afferrandola. “Volentieri, miss Lily, ma l’avverto che sono un ballerino piuttosto maldestro.”
Lei rise. “Siamo in due, dunque.”
“Due Animali che non sanno ballare non cercano di farlo,” disse Babbage, sottovoce. “Quindi desumo che dietro la sua proposta ci sia altro.”
“Sono stata così plateale, signor Babbage?”
“Diciamo che ho sufficiente esperienza da comprenderlo da me, miss Lily.”
“Lei cosa… cosa pensa di quello che ha visto qui?”
La volpe scosse la testa. “Ho visto un gran teatrino, ma nulla di convincente. Cromwell… lui è davvero un personaggio bizzarro. Ma la gatta e quella sua… quel macchinario di certo non mi convince; non basta un mulinello per me, quantomeno.”
“Non pensa che… che possa essere rivoluzionario, in qualche modo?”
“Vorrei vedere qualcosa di simile in modo più concreto per poterlo dire, miss Lily. La scienza non può essere costruita su fantasie e fantasmi, e un Edgecombe dovrebbe ben saperlo. Mi ha dato l’impressione di essere degna figlia di suo padre, miss Lily, dunque mi chiedo: cosa sa lei che io ignoro al riguardo?”
“Temo di non poterlo rivelare ora, signor Babbage,” fece lei.
“Io non ho nulla a che vedere con gli altri avventori di questa serata, signorina,” disse la volpe. “La mia società non è parte della Loggia. Sono stato invitato con il sicuro scopo di essere impressionato, ma le ripeto che Charles Babbage è degno erede di San Tommaso. Come posso avere la sua fiducia?”
“Mi dimostri lei di meritarla, signor Babbage.”

La prima esibizione  

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Quando i camerieri ebbero terminato le portate, Lily vide la gatta e Cromwell scambiarsi uno sguardo. Quindi Victoria si alzò e uscì dalla stanza in silenzio, seguita dagli sguardi dei presenti. Rientro poco dopo, seguita da due grossi tori che trainavano un carro. Per il peso, le ruote del mezzo avevano praticato due lievi solchi nel pavimento ligneo della stanza. Sul carro era deposto un congegno metallico cilindrico, connesso a sua volta con un contenitore rettangolare e quello che sembrava un bollitore, sormontato da una  ruota di un mulino in miniatura.
La gatta si avvicinò all’oggetto.
“Convitati,” iniziò. “La vostra presenza qui, questa sera, ci riempie di gioia e di onore. Sì, di gioia, perché ci mostra non solo come e quanto le menti più celebri d’Inghilterra siano fedeli alla nostra causa, ma anche perché ci dà l’opportunità di mostrarvi una delle meraviglie con cui l’Inghilterra tornerà grande, tornerà conquistatrice.
“Osservate,” disse, indicando l’oggetto. “Questo è il cuore della nuova tecnologia che possiamo proporre.” Prese dal carro due guanti voluminosi, rivestiti di quella che sembrava cotta di maglia, ma le maglie erano di un metallo scuro: ferro, forse, o piombo. Quindi aprì un contenitore cubico, dello stesso colore della cotta, e ne estrasse un cilindro alto non più di un palmo, di un materiale color grigio scuro, con venature gialle. “Questo è il futuro. Questo elemento, da solo, è in grado di sprigionare una enorme quantità di energia, energia che potrà muovere le nostre macchine con maggior forza. E, soprattutto, molto più a lungo: stiamo sperimentando gli usi di questo elemento da ben cinque anni, ormai, e questo cilindro è sempre stato utilizzato in tutti i nostri esperimenti. Questo stesso cilindro. E pensiamo si potrà usare ancora molto, molto a lungo.”
Ripose il cilindro nel contenitore, quindi prese dal carro quella che sembrava una sfera metallica. La svitò, separando i due emisferi e mostrando ai presenti un incavo delle stesse dimensioni del cilindro contenuto nella scatola. Quindi prese il cilindro, lo pose nella sfera e la richiuse. Nel giro di pochi secondi, la sfera iniziò a brillare di un intenso color verde. Lily e Miles si scambiarono un’occhiata.
Victoria infilò la sfera in una nicchia ricavata nel macchinario, vi avvitò alcuni componenti e tirò una leva. La macchina iniziò a produrre un basso mugghio, seguito da un gorgoglio vivo, forte, sempre più rapido. La gatta sorrise, quindi alzò la leva: i rumori si spensero lentamente, fino a far tornare il silenzio. Con lo stesso sogghigno andò presso il bollitore e tirò una seconda leva: accompagnata da un fischio, la ruota del mulino prese a girare immediatamente, ad una velocità tale da non rendere più visibili le pale. I convitati al tavolo presero a confabulare in modo concitato, rivolgendo sguardi attoniti ora alla macchina, ora a Victoria, in piedi presso di essa con le mani sui fianchi, ora a Cromwell, la cui mano scheletrica era posta sulla sfera al centro del suo petto.
“Questa, miei signori, è la tecnologia del futuro,” disse la soriana. “E’ ciò che ci renderà nuovamente gloriosi. Certo, le dimensioni di questo macchinario possono essere grandi, lo riconosco, ma può essere reso più piccolo, più compatto. Immaginate: grandi navi che possano muoversi per tutti i mari, con ogni tempo, senza dipendere dalle bizzarrie del vento, mosse da pale come questa; reggimenti di fanti come quelli che avrete visto per le strade della città, animati dalla stessa forza che avete appena visto all’opera; macchine che scavino, erigano, costruiscano, in movimento perpetuo. Ed è solo l’inizio, miei signori, solo l’inizio.”
Batté le mani, e i due tori riportarono indietro il carro. “Grazie per l’attenzione,” disse quindi la gatta, con un grande inchino. “Questa è stata solo una dimostrazione delle nostre capacità e delle nostre idee. Col vostro appoggio, signori della Loggia, renderemo grande questo Impero, se sarete fedeli alla causa.”
Il generale Waite, che era rimasto impassibile ad osservare il tutto, si alzò in piedi a sua volta, schiarendosi la gola. “Miei gentili signori,” disse, prendendo la parola. “Dopo questa… audace dimostrazione, penso sia il caso di rallegrare l’atmosfera in questa sala,” fece, schioccando le dita. Al suono, gli inservienti aprirono due pesanti ante lungo la parete, rivelando una piccola orchestra da sala che subito iniziò a suonare. Cromwell si alzò in piedi e raggiunse Victoria, che si stava dirigendo verso l’uscita dalla stanza.