La fiducia di Babbage  

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“Avete visto quella sfera, Miles?” disse Lily. “Non è incredibilmente somigliante a quella che abbiamo trovato al terzo piano?”
“Sì, miss Lily,” convenne l’altro. “Ma vorrei ricontrollarla. Non sono sicuro che il principio del funzionamento…”
“Neanche io,” fece Lily. “Ma se lo fosse…”
“Suppone che… che Victoria Proudhorne,” disse, abbassando il tono di voce. “Abbia rubato l’idea a suo padre?”
“E’ possibile, sì, ma non… non saprei come. Non credo si conoscessero.”
“Penso sia giusto indagare,” disse Miles. Si alzò in piedi e le porse una zampa. “Mi concede questo ballo, miss Lily?” fece, alludendo alle altre coppie che avevano preso il possesso della sala. Le strizzò l’occhio.
Lily prese la mano, si alzò e lo seguì. “Cosa ha intenzione di fare, Miles?”
“Così potremo parlare senza dare troppo nell’occhio,” rispose il cane.
“D’accordo.”
I due si alzarono, avviandosi verso il centro, sotto gli occhi di tutti. Miles porse la mano destra a Lily, che l’afferrò e si lasciò condurre. “L’avverto, Miles: sono una pessima, pessima compagna di danza,” disse. Come a voler sottolineare la cosa, la tasso inciampò due passi dopo aver terminato la frase.
Il cane ridacchiò e le strizzò l’occhio. “Non è un problema,” disse. “Dopotutto, miss Lily,” aggiunse a bassa voce. “Non siamo qui per questo.”
“Cosa pensa di fare, allora?” gli chiese Lily. “Cosa… cosa pensa di tutta questa faccenda, Miles?”
“Tutto il male possibile, miss Lily. Non sono sicuro di nulla e non credo ci sia qualcuno di cui fidarsi, qui.”
Lei annuì. “Non sono neanche sicura che… che il generale abbia ucciso… abbia fatto quello che ha fatto.”
“Come può dirlo?”
“Come possiamo asserire il contrario?” fece Lily. “Per quanto mi disgusti dare il beneficio del dubbio a una tale canaglia, non abbiamo alcuna prova delle efferatezze che si dice abbia compiuto contro la Corona d’Inghilterra. Per quanto ne sappiamo, potrebbe essere perfino innocente e star conducendo una gran menzogna.”
“Non credo sia un Animale di tale arguzia, se posso permettermi, miss Lily.”
“Oh, più che arguzia lo chiamerei vigliaccheria. Waite sarebbe perfettamente in grado di mantenere in vita i sovrani fino a quando Cromwell non capitolerà di nuovo; così facendo, si terrà ben aperte tutte le possibilità e l’avrà sempre vinta. I vigliacchi non muoiono mai, Miles.”
“E il signor Babbage?” chiese Miles, indirizzando il muso verso la volpe, che stava in quel momento conversando con un altro Animale, poco distante da loro.
“Enigmatico,” commentò Lily. “Non riesco a capire quali siano i suoi intenti.”
“Penso non siano dissimili dai nostri,” disse Miles. “Ho l’impressione che sia qui per studiare, esattamente come noi.”
“Mi incuriosisce.”
“I suoi occhi mi dicono che sta avendo qualche idea…”
“Le mie idee riguardano solo me, Miles,” lo interruppe lei, scoccandogli un’occhiata che gli fece mancare un passo. “E non sono affatto in discussione.”
“Miss Lily, mi permetto di insistere. Non sappiamo con chi abbiamo a che fare… ho sentito dire che sia un discreto… donnaiolo, per così dire.”
Lily si ravviò i capelli con una mano. “Meglio così,” commentò. “Sarà più facile farlo cedere.”
“Vuole davvero…”
“Si fidi di me, Miles. So difendermi. E, nel caso in cui non potrò, glielo farò comprendere e potrà intervenire, se questo è il suo cruccio.”
“Sta bene, miss Lily. Ma presti attenzione.”
“E lei non stia troppo lontano.”
I due si separarono non appena la musica ebbe termine. Lily si diresse verso Babbage, che stava posando un bicchiere sulla tavolata. “Signor Babbage,” fece la tasso. “Serata alquanto peculiare.”
Lui annuì. “Più di quanto immaginassi.”
La piccola orchestra riprese a suonare. “Vuole… mi concede questo ballo?” disse Lily, spostando i capelli dal volto con un cenno, mentre porgeva la destra al giovane.
Lui annuì, afferrandola. “Volentieri, miss Lily, ma l’avverto che sono un ballerino piuttosto maldestro.”
Lei rise. “Siamo in due, dunque.”
“Due Animali che non sanno ballare non cercano di farlo,” disse Babbage, sottovoce. “Quindi desumo che dietro la sua proposta ci sia altro.”
“Sono stata così plateale, signor Babbage?”
“Diciamo che ho sufficiente esperienza da comprenderlo da me, miss Lily.”
“Lei cosa… cosa pensa di quello che ha visto qui?”
La volpe scosse la testa. “Ho visto un gran teatrino, ma nulla di convincente. Cromwell… lui è davvero un personaggio bizzarro. Ma la gatta e quella sua… quel macchinario di certo non mi convince; non basta un mulinello per me, quantomeno.”
“Non pensa che… che possa essere rivoluzionario, in qualche modo?”
“Vorrei vedere qualcosa di simile in modo più concreto per poterlo dire, miss Lily. La scienza non può essere costruita su fantasie e fantasmi, e un Edgecombe dovrebbe ben saperlo. Mi ha dato l’impressione di essere degna figlia di suo padre, miss Lily, dunque mi chiedo: cosa sa lei che io ignoro al riguardo?”
“Temo di non poterlo rivelare ora, signor Babbage,” fece lei.
“Io non ho nulla a che vedere con gli altri avventori di questa serata, signorina,” disse la volpe. “La mia società non è parte della Loggia. Sono stato invitato con il sicuro scopo di essere impressionato, ma le ripeto che Charles Babbage è degno erede di San Tommaso. Come posso avere la sua fiducia?”
“Mi dimostri lei di meritarla, signor Babbage.”

La prima esibizione  

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Quando i camerieri ebbero terminato le portate, Lily vide la gatta e Cromwell scambiarsi uno sguardo. Quindi Victoria si alzò e uscì dalla stanza in silenzio, seguita dagli sguardi dei presenti. Rientro poco dopo, seguita da due grossi tori che trainavano un carro. Per il peso, le ruote del mezzo avevano praticato due lievi solchi nel pavimento ligneo della stanza. Sul carro era deposto un congegno metallico cilindrico, connesso a sua volta con un contenitore rettangolare e quello che sembrava un bollitore, sormontato da una  ruota di un mulino in miniatura.
La gatta si avvicinò all’oggetto.
“Convitati,” iniziò. “La vostra presenza qui, questa sera, ci riempie di gioia e di onore. Sì, di gioia, perché ci mostra non solo come e quanto le menti più celebri d’Inghilterra siano fedeli alla nostra causa, ma anche perché ci dà l’opportunità di mostrarvi una delle meraviglie con cui l’Inghilterra tornerà grande, tornerà conquistatrice.
“Osservate,” disse, indicando l’oggetto. “Questo è il cuore della nuova tecnologia che possiamo proporre.” Prese dal carro due guanti voluminosi, rivestiti di quella che sembrava cotta di maglia, ma le maglie erano di un metallo scuro: ferro, forse, o piombo. Quindi aprì un contenitore cubico, dello stesso colore della cotta, e ne estrasse un cilindro alto non più di un palmo, di un materiale color grigio scuro, con venature gialle. “Questo è il futuro. Questo elemento, da solo, è in grado di sprigionare una enorme quantità di energia, energia che potrà muovere le nostre macchine con maggior forza. E, soprattutto, molto più a lungo: stiamo sperimentando gli usi di questo elemento da ben cinque anni, ormai, e questo cilindro è sempre stato utilizzato in tutti i nostri esperimenti. Questo stesso cilindro. E pensiamo si potrà usare ancora molto, molto a lungo.”
Ripose il cilindro nel contenitore, quindi prese dal carro quella che sembrava una sfera metallica. La svitò, separando i due emisferi e mostrando ai presenti un incavo delle stesse dimensioni del cilindro contenuto nella scatola. Quindi prese il cilindro, lo pose nella sfera e la richiuse. Nel giro di pochi secondi, la sfera iniziò a brillare di un intenso color verde. Lily e Miles si scambiarono un’occhiata.
Victoria infilò la sfera in una nicchia ricavata nel macchinario, vi avvitò alcuni componenti e tirò una leva. La macchina iniziò a produrre un basso mugghio, seguito da un gorgoglio vivo, forte, sempre più rapido. La gatta sorrise, quindi alzò la leva: i rumori si spensero lentamente, fino a far tornare il silenzio. Con lo stesso sogghigno andò presso il bollitore e tirò una seconda leva: accompagnata da un fischio, la ruota del mulino prese a girare immediatamente, ad una velocità tale da non rendere più visibili le pale. I convitati al tavolo presero a confabulare in modo concitato, rivolgendo sguardi attoniti ora alla macchina, ora a Victoria, in piedi presso di essa con le mani sui fianchi, ora a Cromwell, la cui mano scheletrica era posta sulla sfera al centro del suo petto.
“Questa, miei signori, è la tecnologia del futuro,” disse la soriana. “E’ ciò che ci renderà nuovamente gloriosi. Certo, le dimensioni di questo macchinario possono essere grandi, lo riconosco, ma può essere reso più piccolo, più compatto. Immaginate: grandi navi che possano muoversi per tutti i mari, con ogni tempo, senza dipendere dalle bizzarrie del vento, mosse da pale come questa; reggimenti di fanti come quelli che avrete visto per le strade della città, animati dalla stessa forza che avete appena visto all’opera; macchine che scavino, erigano, costruiscano, in movimento perpetuo. Ed è solo l’inizio, miei signori, solo l’inizio.”
Batté le mani, e i due tori riportarono indietro il carro. “Grazie per l’attenzione,” disse quindi la gatta, con un grande inchino. “Questa è stata solo una dimostrazione delle nostre capacità e delle nostre idee. Col vostro appoggio, signori della Loggia, renderemo grande questo Impero, se sarete fedeli alla causa.”
Il generale Waite, che era rimasto impassibile ad osservare il tutto, si alzò in piedi a sua volta, schiarendosi la gola. “Miei gentili signori,” disse, prendendo la parola. “Dopo questa… audace dimostrazione, penso sia il caso di rallegrare l’atmosfera in questa sala,” fece, schioccando le dita. Al suono, gli inservienti aprirono due pesanti ante lungo la parete, rivelando una piccola orchestra da sala che subito iniziò a suonare. Cromwell si alzò in piedi e raggiunse Victoria, che si stava dirigendo verso l’uscita dalla stanza.

La cena di Courtyard Mansion  

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Quella sera, la carrozza a vapore proveniente da Leicester Square si fermò di scatto di fronte al portico d’ingresso di Courtyard Mansion. Alla luce delle lampade esterne ad olio, ogni cosa assumeva un colore ambrato, tiepido, accogliente. Persino i volti dei soldati posti di guardia del portine sembravano più amichevoli, benché le sopracciglia perennemente aggrottate, il portamento eretto e la divisa nera segnalassero l’esatto opposto. Il maggiordomo discese i gradini dell’ingresso a passo rapido, squadrando i due nuovi arrivati con occhi sgranati.
“Buonasera, signori,” salutò il topo, con un lieve inchino. “Chi ho la grazia di… annunciare?”
“Sono miss Lily Edgecombe, figlia di Gregory Edgecombe,” disse Lily, rivolgendo al maggiordomo uno sguardo duro, da sotto i suoi occhiali. “Sono qui in qualità di parente di un membro della Loggia e di… possibile futuro membro. Mi accompagna Miles Ferguson, intimo amico di Gregory Edgecombe e a sua volta possibile futuro membro.”
“Oh,” fece il topo. Si guardò attorno, si grattò la fronte, agitò i baffi. “Non ho ricevuto alcuna istruzione in merito a voi, miss Edgecombe. Sono terribilmente dispiaciuto, ma la devo pregare di attendere…”
“Mio padre non si sarebbe fatto attendere in nessun luogo,” replicò Lily, riducendo gli occhi a due fessure e facendo un passo in direzione del maggiordomo, arrivando a calpestargli i piedi. “Gregory Edgecombe era un membro rispettato della Loggia dei Costruttori, e il suo nome vale ancora, benché sia morto. Quindi pretendo di entrare, istruzioni o meno, e con me il mio amico.” Puntò l’ombrello che aveva portato con sé al naso del topo. “Sono stata chiara o sono necessarie ulteriori spiegazioni?”
“Adamantina, miss Edgecombe,” rispose l’altro, spostandosi per lasciarli passare.
“Grazie.”
Passando accanto alle guardie, Miles si chinò verso di lei per sussurrarle nelle orecchie. “Ottima strategia, ma non sarà stata troppo violenta? Non vorrei attirare le ire di chicchessia nei nostri confronti ancor prima di fare il nostro ingresso, Lily…”
“Lo so, Miles, ma non potevo sopportare l’idea che il nome di mio padre non venisse rispettato. E’ una questione di principio.”
I due raggiunsero assieme un grande salone, illuminato da un lampadario al soffitto irto di cristalli di ogni foggia. I riflessi amplificavano la luce prodotta dalle candele che vi erano state accese, rendendo il luogo una vera e proprio festa per gli occhi. Tende rosse erano tirate ad una parete, sopra una serie di ampie vetrate, e sotto il lampadario stava una gran tavolata a cui già numerosi invitati erano seduti.
Fra di essi, Lily riconobbe immediatamente il generale Waite e il Gran Maestro della Loggia dei Costruttori, Emery O’Brian, un grosso labrador dalle labbra e palpebre pendule che aggiungevano almeno dieci anni alla sua già considerevole età. Lo indicò a Miles, che annuì. I due sedevano l’uno accanto all’altro, e si stavano scambiando alcune battute, quando il generale notò il loro ingresso.
Waite le riservò una lunga occhiata, quindi si alzò e si diresse verso di lei, con un passo leggero e calmo, continuando a tenerla d’occhio. Lily si fermò, restituendo lo sguardo.
“Mi perdoni, signorina,” fece Waite, prendendole la mano e baciandola. “La mia non è più la memoria di un giovane fresco di accademia,” disse, passandosi una mano sulle medaglie appuntate sul petto. “Ma ho l’impressione di aver già visto questo muso, altrove.”
“Lily Edgecombe, signore,” rispose Lily, alzando lievemente l’orlo della gonna. “Figlia di Gregory Edgecombe,” aggiunse, continuando a sostenere lo sguardo del felino.
“Gregory Edge… Gregory Edgecombe, ha detto?” fece il gatto, chinandosi verso di lei e sgranando gli occhi. “Ma certo, ora ricordo bene. E’ la benvenuta in questa serata, signorina. Chiunque porti il nome di Gregory Edgecombe sarà il benvenuto qui a Courtyard Mansion. E il suo…compagno è…?”
“Miles… Ferguson,” disse il cane, inchinandosi appena. “Amico di Gregory Edgecombe. Intimo amico.”
“Sono felice di vedere… per così dire… un ramo della famiglia Edgecombe a questa festa. Vi prego, sedete dove più desiderate, signori,” li invitò il gatto, tornando quindi a sedersi accanto al Gran Maestro senza che potessero replicare.
“Il generale doveva conoscere vostro padre, Lily,” disse Miles.
In tutta risposta, Lily lo prese per l’avambraccio e lo condusse a una delle finestre, la cui tenda non era del tutto tirata e che quindi lasciava intravedere l’ambiente esterno, alla luce che proveniva dalla sala. “Waite e mio padre erano amici d’infanzia,” spiegò a bassa voce. “Si sono sempre conosciuti. Tanto che quel… il generale era spesso presente in casa nostra, quando ero cucciola,” disse. “Non una presenza che mi sia piaciuta, ma mia madre nutriva per lui una riverenza che rasentava l’idolatria.
“Dunque possiamo ritenerlo un alleato?”
“Preferirei invitare in casa mia Lord Cromwell in persona, piuttosto che considerare quel viscido individuo un alleato,” commentò la tasso. “Ma forse l’amicizia con mio padre può esserci utile.”
“Non mostriamoci scortesi, allora: sediamoci.”
“Che ne dite dei posti accanto al capo tavola, là in fondo?” suggerì Lily.
“Accanto a quella volpe?” chiese Miles, indicando un giovane seduto a capo tavola, nella posizione più lontana alla porta d’ingresso, che confabulava con un attempato ariete seduto alla sua sinistra. “E’ un muso noto, ma non saprei ricordare chi sia.”
“Ne faremo allora la conoscenza. Venite.” I due si diressero verso la tavola, raggiungendo la giovane volpe. “Vi chiedo perdono, signore. Questi posti sono…”
“Oh, prego, accomodatevi pure, signori,” fece l’altro, scostando una delle sedie per far sedere Lily. “Sì, sono vacanti.”
“La ringrazio, signor…”
“Babbage, signor… signorina. Charles Babbage. E voi…?”
“Lily Edgecombe e Miles Ferguson. Figlia e amico di Gregory Edgecombe…”
“Uno stimato membro, ormai deceduto, ahimé, della Loggia, signor Babbage,” spiegò l’ariete. “La vostra è una presenza assai gradita, signori,” fece quindi, rivolto ai due.
Lily studiò la volpe durante la spiegazione dell’ariete. Vestiva in modo sobrio ma piuttosto elegante e sedeva composto, forse un po’ troppo rigido, ma non indossava alcun segno di appartenenza alla Loggia, a differenza di tutti gli altri membri della tavolata, eccezion fatta per i militari. “Lei è un membro della Loggia, signor Babbage?” chiese Lily.
“No, signorina Edgecombe. Io sono…”
I tintinnii di un campanellino interruppero la volpe e indussero i presenti ad alzarsi. Lily e Miles li imitarono. “Sta arrivando,” sussurrò l’ariete.
“Avremo allora il piacere di capire di chi si tratta,” rispose Babbage. “Chi sia veramente questo Cromwell.”
Il passo ritmato dei piedi metallici dell’ariete risuonò per  tutto il corridoio, facendosi via via più forte. Al suo fianco, Victoria Proudhorne, che indossava un abito grigio e nero, in perfetta conformità alla Livrea, con una gonna molto ampia decorata da trine nere. I due si fermarono appena sotto l’arcata dell’ingresso alla sala, e Cromwell si concesse alcuni istanti per scrutare i convenuti, i quali si inchinarono profusamente. Lily, Miles e Babbage li imitarono, scambiandosi alcune occhiate perplesse. “Benché sfigurato, ricordo bene quel volto e quelle corna,” mormorò Babbage. “Sono in ogni libro di storia.”
“Benvenuti,” esclamò Cromwell. “Benvenuti a questa cena, miei… graditi ospiti,” disse, scandendo con cura ogni parola. “Ho avuto, e ho ancora, fama di carnefice… assassino… despota. Non rinnego, e mai rinnegherò, ogni mia passata e presente intenzione, e non farò mistero, né a me, né a voi, delle mie intenzioni. Voglio essere onesto fino in fondo: non accetterò… alcun… compromesso, alcun… diniego da parte vostra. Chiunque si ponga fra me… e l’Inghilterra… è pregato di farsi da parte, o perirà. Il generale Waite, qui presente, si è incaricato di eseguire… personalmente… queste incombenze sgradevoli. D’altronde, ha già… ampiamente… dimostrato di poterlo fare,” fece. “Ma non sono qui per incutervi timore. Non voglio il terrore, voglio… cooperazione. Amicizia. Ed è per questo… miei signori… mie signore… che oggi siete tutti qui invitati alla mia cena. Assieme a me. E oggi… avrete anche l’immensa fortuna di poter assistere… di persona… alla dimostrazione di come prenderà forma il futuro di questo glorioso Impero. Si inizi, per favore, con le portate,” disse infine, battendo una volta le mani, producendo un clangore metallico non diverso dal suono di una campana funebre. Quindi, si sedette al centro della tavolata, accanto al generale Waite. La gatta, dal canto suo, sedette poco distante dall’ariete con cui Babbage stava parlando.
Una volta che furono tutti seduti, e gli sguardi furono tutti riservati a Cromwell, Babbage sorrise. “Dritto al punto,” fece. “La sua onestà è ammirevole. Altri avrebbero incantato la tavola con le loro vuote ipocrisie.”
Lily scacciò un brivido: dalla sua posizione era in grado di distinguere il cranio di Cromwell. “Temo di non avere più appetito,” disse.

L'officina e il nuovo materiale  

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L’officina era stata allestita nei sotterranei del Parlamento, fra arcate, scarichi fognari e fondamenta di pietra. C’era un forte odore di muffa e di chiuso, ma in quel momento tutti i pensieri di Victoria Produhorn erano focalizzati sulla macchina che aveva davanti agli occhi. Avrebbe dovuto essere pronta per quella sera, per la cena offerta ai patroni della Loggia dei Costruttori.
Victoria strinse uno degli ultimi bulloni, si pulì le mani su un panno e ammirò il blocco di metallo ben lucidato. Udì dei passi sulla scalinata alla sua destra, un lento alternarsi di schiocchi metallici che si avvicinavano.
“Lord Cromwell,” fece, inchinandosi. “La macchina è pronta.”
L’ariete le si avvicinò, contemplando a sua volta il voluminoso oggetto. “Molto bene, signorina Proudhorn. Ha già avuto modo di provarlo?” chiese, portandosi la mano scheletrica al petto, sopra la sfera pulsante di luce incastonata al centro.
“Lo farò a breve, Lord Protettore, ma sono più che sicura che lo strumento avrà molto successo. La copia più piccola è già sul suo gurney, mio signore, attiva e perfettamente funzionante. La sfera potrà fornire energia al gurney per centinaia di anni, ed è solo un quarto delle dimensioni di quella che mantiene in funzione il suo esoscheletro,” disse, alludendo all’armatura dell’ariete. “Pensi a… a cosa potrebbe ottenere con questo sistema. Energia pressocché infinita, per Londra e l’Inghilterra.”
“Ma non è un’energia facile da reperire,” contestò.
“Lo so, mio signore, ma le mie ricerche mi portano a credere che l’Africa, soprattutto la regione in cui sorge il fiume Niger, potrebbe essere una ottima sorgente di questo materiale, di questo fuoco,” rispose Victoria. “Alcuni dei… processi… che potrebbero portare all’isolamento di versioni più pure di questo materiale sono ancora… dovrò ancora lavorarvi su, mio signore, ma non necessiterò di molto tempo per farlo. Inoltre, ho ottime prospettive sui giacimenti di pechblenda della zona del fiume Zaire. Esploratori ed esercito ci daranno ciò di cui abbiamo bisogno. Dovremo essere audaci, mio signore, ma… con questa tecnologia potremmo sbarazzarci di tutti i nostri contendenti e finalmente…”
“…tornare a stabilire il nostro dominio sull’Europa,” concluse Cromwell. “E poi sulle Colonie.”
“E sul mondo, mio signore.” 

L'ufficio di Gregory Edgecombe  

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“La ringrazio, Miles.” Lily si voltò verso di lui. “E’ fin troppo gentile. Ma temo che non la vedrà indosso a me più a lungo del necessario, mi creda. Ora ho bisogno solo degli abiti formali della Loggia, e il tutto sarà completo,” disse la tasso, uscendo a passi rapidi.
La porta in fondo al corridoio era socchiusa, lasciando intravedere la penombra della stanza. Lily l’aprì, sollevando nuvole di polvere che la fecero starnutire. Quando la polvere si fu diradata, la tasso osservò la stanza: una grande scrivania su cui erano posate due pile di fogli, ricoperte di polvere; due poltrone, dietro e di fronte alla scrivania; due grandi finestre su lato della stanza opposto a quello d’ingresso, le persiane chiuse; un armadio in ebano che copriva tutta la parete laterale a sinistra delle finestre. La giovane si diresse prima alle finestre, spalancandole nel tentativo di far entrare luce in quell’ambiente, quindi all’armadio.
Le ante cedettero dopo due strattoni, aprendosi con dei forti tremori che fecero credere a Lily che fossero sul punto di spezzarsi. All’interno, ripiegati con molta cura, una serie di camicie, kilt e gilet con i colori e i motivi della Loggia dei Costruttori. Lily prese con sé un gilet verde smeraldo con lo stemma della Loggia e cercò di indossarlo sopra il suo abito, notando che, sebbene vestisse complessivamente bene, non era in grado di allacciarne il bottone superiore, che cadeva esattamente sul suo seno, che ovviamente non era previsto su un abito maschile. “Temevo che non sarei stata in grado di portarlo,” ammise Lily. “Ma saranno sufficienti poche modifiche,” fece, staccando il bottone. “Ho ancora l’intera giornata per apportarle, dopotutto.” Sorrise. “Sono sempre stata alquanto restia a dover apprendere tutte quelle… “arti femminili” che mia madre insisteva col propinarmi, ma ammetto che ora sono ben felice di saperne qualcosa di più,” concluse, aprendo una delle tasche del gilet con l’intento di riporvi il bottone. Nel farlo, però, si avvide della presenza di un oggetto all’interno, e lo estrasse per osservarlo.
Si trattava di un rettangolo di metallo, spesso pochi millimetri, che presentava delle perforazioni circolari a intervalli regolari lungo l’intera superficie, come se fossero punti di una griglia. Nell’angolo superiore destro, inoltre, Lily vide una profonda indentatura lineare. “Miles? Ha mai visto una cosa del genere?”
Il cane la prese e la osservò a sua volta. “Mai, ad essere onesto. Ma…” Passò un polpastrello sul lato con l’indentatura. Quindi si diresse sulla parete accanto all’armadio, indicando alla tasso una fessura fra due travi di legno. “…ho già visto qualcosa di queste dimensioni.”
“Pensa che… che quell’oggetto debba essere inserito lì?”
In tutta risposta, Miles introdusse il rettangolo metallico nella fessura, con il lato indendato verso il muro. I due udirono schiocchi e vibrazioni provenire dalla parete; Miles scostò Lily, ponendosi fra lei e la parete.
Con uno scatto, una serie di travi poste accanto la porta d’ingresso dell’ufficio si spostarono, rivelando una seconda porta, più piccola e anonima, con un foro al centro lungo il lato destro. “E’ senza dubbio interessante,” commentò il cane.
Lily gli riservò un gran sorriso. “Mi piacciono le vostre intuizioni, Miles,” commentò. “E’ un peccato che mio padre non vi abbia presentato prima.” 

Un nuovo abito  

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“Lord Oliver Cromwell?” fece Miles. “Ma Cromwell è stato ucciso e decapitato ormai…”
“Da secoli, lo so,” completò Lily, precipitandosi verso le scale. “Per questo non riesco a capire il discorso di Waite: a che gioco sta giocando? Perché citare Cromwell? Perché dire che… è tornato dal regno dei morti? Chi muore, muore, non c’è possibilità che ritorni in alcun modo…” disse. “Se così fosse, se si potesse…” aggiunse, sottovoce.
“Lei pensa che Waite stesse mentendo, Lily?”
“Oh, più che pensarlo mi sembra la cosa più ovvia, Miles. Nessuno può tornare dai morti. E’ un fatto, e ammettere il contrario sarebbe folle, non le pare? Quello che mi domando è: perché proprio Cromwell?” si chiese, iniziando a salire le scale a passo rapido.
“Dove sta andando?”
“A togliermi questo maledetto abito,” rispose, dal piano superiore. “E a cercarne uno più consono per ciò che ho in mente, Miles.”
Il cane la seguì, raggiungendola al primo piano. “Non mi piace questa storia,” proseguì la tasso. “Ho paura, Miles. Ma non ho intenzione di starmene qui con le zampe nelle zampe per… ad aspettare che accada qualcosa. Mio padre mi ha insegnato che devo prendermi sempre ciò a cui tengo e ciò che voglio, e lo farò ad ogni costo.”
“Immagino quindi che lei voglia andare al ballo indetto dal generale,” commentò Ferguson, accompagnando la frase con una smorfia. “Non mi sembra una buona idea.”
“Lì avremo la possibilità di saperne di più, Miles.”
“State parlando al plurale, miss Lily?”
“Perché voi verrete con me, Miles.”
Il cane soppesò la cosa per alcuni istanti, guardandosi attorno. “Sta bene,” disse. “Non sopporterei l’idea di saperla là da sola.”
“Sa, Miles, questo suo lato inaspettatamente protettivo è piacevole,” commentò Lily, portandosi sull’uscio della camera da letto. “Ma le chiedo di non andare oltre. Chi ha orecchie per intendere intenda, Miles,” aggiunse, entrando e chiudendo quindi la porta. Poco dopo ne uscì, indossando nuovamente l’abito del giorno precedente. “Mi sento già più a mio agio, ma avrò sicuramente necessità di cambiarmi ancora,” disse. “Questo è ormai sporco. E non potrò sicuramente recarmi al ballo in questo stato, men che meno con… questi colori.”
“Perché?”
“Il ballo del generale Waite sarà ricco di gente come lui, Miles,” commentò Lily. “Spregevoli bigotti leccapiedi che cercheranno di ottenere potere dall’iniziativa di Cromwell,” fece. “Dobbiamo mescolarci fra di loro il più possibile, dunque… “Che ogni Animale vesta secondo i suoi Colori,” no? E allora, che sia.”
“Lei non ha abiti che seguano la Livrea, miss Lily?”
“Alcuni,” rispose la giovane. “Ma non sono certamente i miei preferiti. E avrò bisogno anche di un’altra cosa,” disse, recandosi nella replica della sua camera. “Se davvero questa villa è una esatta copia della nostra casa, lo studio di mio padre dovrebbe essere in fondo a questo corridoio.”
“In effetti c’è uno studio,” confermò il cane. “Polveroso, con tutti gli scuri chiusi.”
“E un grande armadio in ebano?”
“Sì, vicino ad una finestra.”
“E’ quello che speravo,” commentò Lily, aprendo il proprio armadio e cominciando a rovistare. Ferguson si era fermato sulla soglia. “Lì dentro devono esserci gli abiti formali della Loggia. Ne avrò bisogno, se vorrò entrare a far parte del gruppo.”
“Ma lei non è… ancora, per lo meno… parte della Loggia dei Costruttori, miss Lily.”
“Lo so,” rispose lei, afferrando un vestito e lanciandolo con mala grazia sul letto, in una nuvola grigia e marrone di tessuti svolazzanti. “Ma è aperto anche ai parenti stretti, e spero che il nome di Gregory Edgecombe valga qualcosa anche dopo la sua morte. Ora, Ferguson, se vuole scusarmi, una signorina necessita della propria privacy.”
“Domando perdono,” rispose il cane, chiudendo la porta.
Lily aveva rispolverato uno dei suoi vecchi abiti in linea con i canoni della Livrea, corpetto grigio e gonna nera a campana con del pizzo bianco. La taglia era ancora giusta, nonostante non fosse un abito recente e il suo corpo fosse cambiato da quel periodo, assieme alle sue preferenze in tema di colori. “Entri pure, Miles,” disse, controllandosi allo specchio.
Ferguson entrò a passi lenti e misurati, come se avesse timore di rompere qualcosa. Lei si voltò, alzò appena l’orlo della gonna e fece un piccolo inchino.
“La Livrea le dona, miss Lily. Non lo avrei mai pensato.” 

L'annuncio del generale  

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Indossando un abito grigio e nero, in perfetta aderenza con i principi della Livrea, Lily si aggirava per le strade di Londra. Il cielo era velato, non esattamente nuvoloso, e la luce del sole risultava attenuata. Tutto era immerso in un pallore grigiognolo che faceva sembrare ogni cosa come impolverata.
Non si sentiva a suo agio negli abiti di sua madre. C’era ben poca gente per le strade, in cui erano ancora presenti quei bizzarri e pericolosi “cavalieri meccanici,” e nessuno le prestava più attenzioni del dovuto. Sebbene questo avesse dovuto tranquillizzarla, l’idea di avere qualcosa che avrebbe potuto indossare sua madre le dava sui nervi. La faceva sentire vecchia e polverosa come lei, cosa che aveva sempre detestato e rigettato con forza.
Ed era per giunta un abito troppo largo per lei. Troppo scomodo, troppo spazio e troppo tessuto che si muoveva senza che lei potesse controllarlo. L’orlo della gonna toccava terra, costringendola a camminare quasi sulle punte per impedire che si trascinasse dietro di lei.
Tentò di rilassarsi, o quantomeno di concentrarsi sul fatto che l’abito le consentiva una discreta capacità di passare inosservata. Sembrava una tasso qualsiasi, una delle tante tasso che vivevano a Londra secondo i ligi criteri della Livrea. Non era Lily Edgecombe.
Improvvisamente squillò una tromba. Il suono si ripeté a intervalli regolari, ogni due secondi, uno squillo limpido e forte. Quando Lily cercò con lo sguardo di individuare la sorgente del suono, si rese conto che era posizionata sui tetti dei palazzi; solo allora notò la rete formata dalle armature, che si dipanava lungo tutte le strade fino a congiungersi al Parlamento.
“Cittadini di Londra,” disse una voce roca, diffondendosi nell’aria. “Qui è il generale William Waite. Vi annuncio con il più… il più grande degli onori che le forze armate d’Inghilterra hanno deposto le armi di fronte al Lord Protettore Oliver Cromwell. Egli… egli è ritornato dal regno dei morti per noi, e la sua è la causa per l’Inghilterra. Inghilterra, non rivolgere lo sguardo verso Londra come faresti con un invasore: il Lord Protettore non viene in guerra, ma per portare pace. Sì, è stato versato del sangue. No, non è stato inutile: chi avrebbe potuto impedire il giusto percorso della storia, il giusto percorso del mondo, ora è stato fermato e tace per sempre.
“Sono felice,” continuò. “Di annunciarvi la venuta di anni nuovi, di gioia, benessere, rinascita e gloria. Gloria che si otterrà su tutti i fronti. Una gloria che ci sentiamo sicuri di poter festeggiare già da ora, con l’insediamento di Lord Cromwell.
“Una festa verrà data, in onore del nostro redivivo Lord Protettore, presso Courtyard Mansion. Ogni giorno verrà invitata una parte della popolazione, fin quando tutti i londinesi, a rappresentanza della nazione intera, avranno avuto il pane e bevuto il vino in onore al Lord Protettore d’Inghilterra.
“Il nostro primo invito va ai membri della Loggia dei Costruttori e ai loro parenti,” disse quindi Waite. “Ci auguriamo che la Loggia accolga con benevolenza questo invito, poiché nessuna novità, nessuna gloria sarà mai possibile senza il prezioso supporto della conoscenza, del genio dei suoi membri, grandi esponenti del pensiero Inglese.
“Forza, Inghilterra!”