La fuga di Babbage  

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“Non potevo immaginare che qualcuno potesse salvarmi la vita, in quel momento,” disse Babbage, salendo sul predellino della carrozza a vapore.
“Si sbrighi, Charles,” lo incalzò una figura all’interno. “Gli sgherri di Cromwell possono arrivarci addosso da un momento all’altro.”
“D’accordo.” Si rivolse a Lily, che teneva l’elmetto in mano, i capelli scomposti che formavano una criniera irregolare sulla sua testa. “Miss Lily, la ringrazio per il suo gesto.” Le prese una mano e la baciò, facendo trasalire la tasso. “Troverò un modo per sdebitarmi, glielo prometto.”
“Io non-non c’è stato nulla che-non c’è bisogno, ecco, davvero, signor Babbage…”
La volpe sorrise. “Vorrei poter proseguire questa conversazione, ma i tempi stringono.” Si tolse il cappello ed entrò nel gurney. “Le auguro ogni fortuna, miss Lily!” esclamò, quindi chiuse il portello e avviò la macchina, che percorse sferragliando lo stretto sentiero sterrato che conduceva verso la boscaglia.
Lily lo osservò allontanarsi, quindi sospirò, indossò di nuovo l’elmo e prese il volo nel tramonto.

“E’ una fortuna che i fanti di Cromwell non abbiano scoperto il nostro ingresso segreto,” le disse Ferguson, porgendole del pane affettato, una tazza di brodo caldo e due spesse fette di filetto di manzo bollito.
Lily si alzò dal divano, stiracchiandosi la schiena. “Già, o non potremmo essere qui.” Prese un sorso di brodo. “Grazie, Miles. Non immagina quanto le sia grata…”
Lui le pose una mano sulla fronte, le prese la tazza di brodo e la spinse nuovamente a sdraiarsi sul divano. “Lei è a pezzi. Mi ringrazierà in un altro momento.” Avvicinò il basso tavolo da tè al divano e vi ripose le vivande. “Ora si riposi e cerchi di riprendersi. Ha bisogno di rimettersi in forze e domani dovremo ragionare sul da farsi.”
“Sono felice, Miles,” disse lei. “Molto felice. Stanca ma molto felice.”
“Come mai?”
La tasso si strinse nelle spalle. “Non so dirlo con precisione. Mi sento viva. Mi sono sentita viva volando. Ho sentito la presenza di mio padre nonostante la sua morte. Ho fatto qualcosa contro Cromwell. E…”
“Cosa?”
“No, una sciocchezza,” disse, dopo aver preso un altro sorso di brodo. “Sono solo molto felice, ecco.”
“Babbage se n’è andato?”
“Sì, ha tolto le tende con un suo collega della Analytical Society. Spero rimangano lontani da qui il più a lungo possibile: sono ricercati.”
“Lo siamo anche noi,” commentò il cane. “C’è una bella taglia sulla nostra testa.”
Lily deglutì il boccone di manzo che stava addentando. “Spero solo che non arrivino troppo presto a questa villa,” disse. “Abbiamo bisogno di un nascondiglio.”
“C’è sempre il terzo piano.”
“Waite è viscido, ma non stupido,” fece Lily. “Da fuori è palese la presenza di un terzo piano, e quando non troverà accessi capirà che deve fare di tutto per entrar qui. Intuirà che ci siamo nascosti là sopra, non è stupido.”
“E allora… dove?”
“La casa di mia madre,” disse. “Sapranno di sicuro che non c’è nessuno, non penso proprio che torneranno a controllare.”
“Secondo me, invece, sarà il primo posto in cui andranno…”
“Allora aspettiamo,” concluse Lily. “Lasciamo che entrino lì, frughino e poi spostiamoci prima che qualcuno spifferi che ci troviamo qui. Faremo il trasbordo nottetempo.”
“D’accordo, mi sembra sensato,” disse Ferguson. “Nel frattempo, lei si riposi. Io controllerò che l’apparato di volo sia in ordine.”
Il cane si alzò in piedi, ma la tasso lo prese per mano, trattenendolo. “Miles…” Il cuore le accelerò i battiti. “Grazie,” balbettò. “Lei è… un grande supporto.”
Lui sorrise. “Ben felice di essere al suo fianco, miss Lily,” replicò.
Lily lo lasciò andare. Sospirò, si sdraiò e lasciò che gli occhi le si chiudessero. I muscoli si rilassarono, sentì il corpo cedere e poi si fece buio. 

Una impiccagione fallita  

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La campana di St. Sepulchre aveva appena suonato. Erano le 7 e 45 del mattino, un giorno freddo e ventoso. Chi aveva un cappello se lo teneva stretto sulla testa, senza rispondere alle imprecazioni di chi, invece, avrebbe voluto farli togliere pur di vedere l’esecuzione di Charles Babbage per impiccagione. Nonostante la paura in Cromwell e nel suo esercito personale, Miles Ferguson contò non meno di duecento altri Animali nello spiazzo antistante la prigione di Newgate.
Poco dopo, il cappellano ordinario e un manipolo di armigeri scortarono Babbage fuori dal portone di Newgate. La volpe si guardava attorno con fare incuriosito, annusando l’aria, la schiena ben eretta nonostante il cordame che lo appesantiva. Indossava una divisa grigia e sformata da carcerato che faceva risaltare la sua pelliccia fulva, rendendolo una delle poche macchie di colore in quella giornata.
Ferguson deglutì.
Quando la volpe salì sul patibolo, mentre il cappellano recitava con lui le preghiere di rito, il cane incontrò lo sguardo del giovane Babbage, che ricambiò con un lieve cenno del capo e un sorriso.
Terminate le preghiere, lo sceriffo invitò il boia a proseguire; il mastino obbedì, calando sulla testa di Babbage un cappuccio bianco e stringendo il cappio al collo.
Ferguson tese i muscoli, pronto a intervenire.
Qualcuno urlò dalla folla. Il cane voltò la testa, seguendo la direzione indicata dalle esclamazioni, che distrassero persino lo sceriffo.
Come un falco in caccia, Lily si proiettò verso il patibolo, mentre tutti i presenti si allontanavano terrorizzati dalla sua apparizione. Allungò il braccio destro, dal cui bracciale si protendevano due robuste e affilate lame,  e tagliò in volo la corda, mentre con il sinistro afferrava Babbage. Senza fermarsi, lo portò con se fin sul tetto del più vicino palazzo, lo depose a terra e atterrò. Tolse il cappuccio alla volpe, quindi salì sul cornicione e si rivolse agli astanti.
“Rialzati, Londra!” urlò. “Non vedi che l’invasore è tornato? Che l’invasore è già su di noi e già allunga la mano sui nostri migliori Animali? Prima che tutto cada, Londra, rialzati! E’ ora di combattere, popolo Inglese! Non siamo nati per vivere sotto il giogo di nessuno, ancor meno di chi ha violato le più forti leggi dell’universo pur di tornare a imporre il suo comando! Riprendiamoci il potere! Riprendiamoci l’Inghilterra!”
Fra le acclamazioni dei presenti, Lily prese nuovamente con sé Babbage e si levò in volo.

“Cercatela!” urlava Waite. “Trovatela, subito! Voglio lei, il suo amico e Babbage! Loro possono anche morire, ma lei mi serve viva.”
Senza replicare, i suoi sottoufficiali si dispersero, lasciandolo solo all’interno di Newgate. Li guardò sparire fuori dal portone principale, quindi si strofinò la collottola, sbuffando. “E’ peggio di quanto pensassi,” mormorò.
“Affatto,” disse Victoria, uscendo da uno dei corridoi della prigione. “E’ tutto ben oltre le nostre più rosee speranze,” commentò. “Il Lord Protettore ne sarà felice.”
“E di cosa, di grazia? Di sapere che c’è un’altra… minaccia in città?”
“Una minaccia di ben poco conto, oserei dire,” replicò a bassa voce la gatta. “La figlia di un inventore pazzo che si auto-proclama rivoluzionaria. Sola contro un esercito, sola contro noi e Cromwell… quale minaccia può veramente rappresentare, generale?”
“Può… con quel suo… affare… potrebbe non essere attaccabile. Ha visto quanto…”
“Abbiamo le armi da fuoco, generale Waite. Sto già curando personalmente una versione più combattiva dei nostri fanti, che saranno armati con la massima capacità di fuoco per combattere lei e altre simili minacce. E per fare altro, se possibile.” Si avvicinò a Waite, portandosi fin quasi petto contro petto. “Non c’è bisogno di prenderla viva,” disse. “Ci basta il suo zaino. Quindi non sia troppo indulgente con…”
“Senza di lei potremmo non sapere come usarlo,” propose Waite.
Victoria Proudhorne rise. “Ha davvero una pessima opinione delle mie capacità, allora, generale. La stupirò, dunque. Lei si concentri sulla caccia, io penserò al resto.” Si voltò e superò Waite, dirigendosi verso il portone. “Il potere di Cromwell prima di qualsiasi altra cosa,” concluse.

La trappola  

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Victoria Proudhorne posò il rapporto sulla scrivania e uscì dalla stanza.
All’esterno di casa Buckingham, che Cromwell e Victoria avevano fatto occupare e adibire a residenza in luogo della regina Carlotta, il generale Waite attendeva in piedi accanto aCromwell. Il Lord Protettore viveva all’interno del nuovo corpo che la gatta aveva fatto produrre appositamente per lui, meno voluminoso e più simile a quello degli automi che pattugliavano la città. Nonostante le dimensioni più contenute, la statura di Cromwell era ancora notevole.
“Generale,” disse la gatta. “Dunque, avevamo ragione: controllare i movimenti di quella apparentemente insignificante tasso è stato utile.”
“A quanto pare,” mormorò Waite.
“Dunque le voci riguardanti un… oggetto in volo sopra Londra ieri notte in realtà riguardano  questa giovane?” chiese Cromwell. Fissò il suo occhio su Victoria.
“Mio Lord, sembra che la giovane, figlia di Gregory Edgecombe, un defunto ex-membro della Loggia dei Costruttori, sia in possesso di un qualche oggetto in grado di farla librare in cielo,” spiegò Victoria.
“Come?” sibilò questo. “Dove lo ha preso? Chi lo ha fabbricato?”
I due felini scossero la testa. “Non siamo ancora in grado di dirlo, mio signore,” replicò Waite. “Ma è presumibile che sia opera di Gregory Edgecombe.”
“Victoria,” fece Cromwell. “Chi era questo Edgecombe? Quanto sappiamo su di lui?”
“Mio Lord, Gregory Edgecombe ha fatto parte della Loggia dei Costruttori fino all’anno precedente la sua morte. Ma era da tutti ritenuto pazzo, mio signore…”
“E’ per questo che nessuno di voi due ha avuto la premura di controllare ciò che faceva?”
“Ecco…”
L’occhio di Cromwell scivolò da Victoria al generale, e da questo di nuovo alla giovane. Entrambi distolsero lo sguardo. “I pazzi… i pazzi non esistono. I pazzi sono coloro che in realtà vedono lontano. Credete che io sia pazzo? Io ho visto cose che voi non potete concepire, ho sentito cose che sono al di là dell’animalesca comprensione, eppure… eppure non sono affatto fuori dalla mia mente. Victoria, tua è la colpa al riguardo.”
“Sì, Lord Protettore.”
“Ora rimedierete,” ordinò Cromwell. “Questa giovane ha qualcosa che potrebbe esserci utile. Trovatela e cercate di capire se può essere un’alleata o un’avversaria. Nel secondo caso… be’, non voglio più sentir parlare di lei.”
“Un modo potrebbe esserci, mio signore,” esclamò Victoria.

Il primo volo  

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“Siete pronta?” le mormorò Ferguson.
Lei si limitò ad annuire. Sopra di sé, il cielo stellato di Londra. Lily controllò che la cinghia dell’elmetto fosse ben stretta sotto la gola, quindi prese un gran respiro e chiuse gli occhi. “Sono pronta.”
Miles annuì a sua volta. “Accensione, dunque. Mi raccomando,” aggiunse in fretta. “Miss Lily, non faccia sciocchezze. Io sarò qui, non esiti a…”
“Può scommettere quello che-che vuole, Miles,” replicò l’altra. “Non andrò oltre quello che ci siamo prefissati. Accensione.” Lily alzò il braccio sinistro e osservò la ghiera. La ruotò in senso orario, facendole compiere uno scatto. Subito l’aria si riempì del basso ronzio che aveva già sentito la sera prima. “Macchina avviata.”
“Bene. Ora… sollevamento.”
Lily fece compiere alla ghiera un altro scatto. Il ronzio si fece più intenso. Immediatamente, iniziò a sollevarsi da terra, risalendo nell’aria in modo lento ma continuo. Lily si costrinse a controllare il respiro: dentro, pausa, fuori. Dentro, pausa, fuori. Dentro, pausa fuori.
Quando si rese conto di avere chiuso gli occhi, senza volerlo, li riaprì. Guardò in basso, constatando di trovarsi ben al di sopra della testa di Ferguson. Ebbe un brivido, ma cercò di controllare il timore. “So… sollevamento compiuto,” disse. Si sentì priva di peso, eterea; ogni minima fascia, imbracatura, cinghia e cintura sul corpetto si adattava al suo corpo
, accompagnandolo e sostenendolo, rendendo il peso dello stesso zaino praticamente nullo. La sensazione la tranquillizzò: ben eretta, lì in aria, era al riparo persino dalla forza di gravità.
“Ottimo miss Lily. Ora, fase di movimento. Si ricorda quel che ha scritto suo padre?”
“Usare l’inclinazione del corpo,” rispose la tasso. Si schiarì la gola, quindi fece cenno di chinarsi in avanti, lievemente: il mezzo le obbedì, facendola spostare di circa un metro in direzione del cornicione del terrazzo all’ultimo piano della villa. Trattenne un sussulto e si riportò in posizione eretta. Girò la testa verso Miles, che illuminò con la lampada ad olio l’enorme sorriso che si era dipinto sul suo volto. “Miles, sta… sta funzionando. Sta funzionando. Mio padre aveva ragione. Aveva ragione!”
“D’accordo, miss Lily, d’accordo,” fece lui, tendendole una mano. “Ora, però…”
“E’ semplice, dunque,” l’interruppe lei. “Solo un gioco di potenza e di inclinazione,” osservò. “Solo potenza e inclinazione. Sarebbe sufficiente…”
“Miss Lily…”
“Sarebbe sufficiente poco a… a lasciarsi andare. Lasciarsi andare.” Lily fissò la veduta di Londra che aveva da quella sia pur scarsa quota. La strada sotto di sé, il cielo sopra. Quindi scostò dalle lenti l’unica ciocca di capelli che non era riuscita a legare, sorrise a Miles e fece compiere due scatti alla ghiera.
Scoprì, lasciandosi alle spalle la voce di Ferguson, che volare era una sensazione meravigliosa. Pianse, mentre Londra scorreva silenziosa e buia sotto di lei. Qua e là, lampade a gas illuminavano alcune grandi arterie stradali; c’erano carrozze che sferragliavano sul pavé, comignoli fumanti, e una imbarcazione si muoveva pigra sul Tamigi. Era sola, ma libera. Finalmente, tutto ciò che l’aveva tenuta incollata a terra, incapace di essere sé stessa fino in fondo, sembrava essere un ricordo lontano: il modo in cui la gente parlava di suo padre, il disappunto costante di sua madre, la solitudine della sua casa, l’assenza di un vero futuro di fronte. Tutto spariva, tutto fluiva lontano e spariva, mentre lei sfrecciava sopra case, campi, fiumi e ferrovie. Lì, in quei momenti, ebbe l’ennesima prova che la fiducia riposta in suo padre non era mai stata sbagliata, per quanto gli altri pensassero il contrario: suo padre aveva avuto la capacità di vedere più lontano degli altri, capacità che gli altri avevano sempre scambiato per follia. E ora, quella consapevolezza la fece sentire più forte, più determinata.
Urlò a pieni polmoni, scagliando fuori di sé tutte le delusioni e le amarezze, facendo spazio nel suo cuore per una forza che non aveva mai sperimentato prima, mentre virava e si dirigeva nuovamente verso la villa.
Quando atterrò, Ferguson corse verso di lei. “Miss Lily!” esclamò.
In tutta risposta, lei esplose in una risata. “Mi scusi, Ferguson, ma non sono mai stata capace di obbedire alle regole!”
“Ho notato,” fece lui, aggrottando la fronte. Le prese le mani fra le sue. “Sta bene, miss Lily? Che cosa…”
La tasso strinse con vigore le mani del cane. “E’ stato magnifico, Miles. Magnifico. Io… Ho volato sulla città. Ho battuto la forza di gravità, ho visto tutto da lontano, ho sentito il vento nelle orecchie e fra i capelli, sono stata me stessa per la prima volta in vita mia, Miles. Lei mi è caro, e mi dispiace averle dato un pensiero, ma… dovevo farlo. Non sarei riuscita ad avere tutto questo se avessi seguito le regole che ci siamo imposti.”
Lui sospirò. “Va bene, Lily, la perdono.”
“Miles,” fece Lily. “Se… nel caso in cui avessi subito un qualche incidente… lei sarebbe davvero corso a cercarmi?”
“Mi dica un motivo per cui avrei dovuto venir meno alla mia promessa. Io sono un Animale di parola.”
Lei sorrise. “Risposta soddisfacente. Miles, lei sta guadagnando punti.” 

L'ordine di Victoria  

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Mentre i passi decisi del generale Waite si avvicinavano alla sua scrivania, Victoria si alzò in piedi, scostando i fogli che stava consultando. “Generale Waite, a cosa debbo la sua visita?”
“Il guardiano della…”
“Lei non mostra alcun rispetto nei miei confronti, generale,” commentò la gatta, incrociando le braccia sul petto. “Non ha neanche il riguardo di salutarmi.”
Il generale si fermò e sbuffò. Aprì la bocca, fece cenno di riprendere a camminare, quindi la richiuse con un ringhio e si esibì nella pessima imitazione di un inchino. “Mi perdoni, miss Proudhorne,” disse a denti stretti.
“Ora va meglio. Stava parlando di un guardiano?”
“Durante la cerimonia a Courtyard Mansion, alcune sere fa, uno dei guardiani dell’oggetto che lei ha mostrato è stato colpito. E’ rimasto fino a ieri… come un vegetale, e solo da poco ha riacquistato l’uso della memoria.”
“E con ciò?”
“Ha ricordato che il suo aggressore aveva un forte odore di canide, l’ultima cosa che è stato in grado di sentire prima di perdere i sensi.”
“E doveva anche essere piuttosto alto, se ben ricordo la stazza dei suoi guardiani,” commentò Victoria.
“Quanti cani di alta statura erano presenti alla cena?”
“Ne ricordo solo uno,” fece lei, dopo qualche secondo.
Il generale annuì. “Il compagno di miss Lily Edgecombe,” spiegò.
“Proprio lui.”
“E’ stato lui a rubare gli appunti, dunque!”
Victoria abbassò lo sguardo, ridacchiando. “E dunque?”
“Erano gli…”
Victoria si allontanò dalla scrivania, dirigendosi senza fretta verso la grande vetrata della sala del Parlamento che aveva eletto a proprio studio. “Mi spiace averla illusa, generale, ma lo spettacolo offerto quella sera era solo un blando specchietto per le allodole, come si suol dire.”
“Cosa significa? Quella macchina non…”
“Quella macchina, e i progetti ad essa correlati, non rappresenta nulla di vitale per i piani di Lord Cromwell, generale. Non ha alcun significato, e cercare di riprodurla equivarrebbe ad un enorme spreco di tempo. La tecnologia dietro ad essa era già superata prima ancora di averla portata nella sua villa: avevamo solo bisogno di fare colpo sulla Loggia dei Costruttori con qualcosa di diverso dal solito.” Victoria si voltò verso di lui, ancora in piedi al centro della sala. “E poi, generale, anche se fosse, ora sarebbe in mano ad uno sgangherato figlio di nessuno che ama passeggiare con una antiquata spada sulla schiena e alla figlia di un inventore pazzo.”
“Gregory Edgecombe non era pazzo,” ringhiò Waite. “Era… nessuno ha mai avuto fiducia in lui, ma…”
“Lo conosceva bene, generale?”
“Siamo sempre stati vicini, miss Proudhorne,” disse l’altro. “Lo conoscevo assai bene, abbastanza per dirle che non era pazzo. Eccentrico, forse; con la testa fra le nuvole, certamente. Ma non pazzo, questo no.”
“E di sua figlia cosa mi sa dire, dunque?” chiese la gatta, avvicinandosi a lui con gli occhi ridotti a due fessure. “E’ degna di suo padre in qualcosa che non fosse l’eccentricità?”
“Lily è…” iniziò il siamese. “Non lo so,” concluse.
Victoria lo fissò per qualche istante, in silenzio, lo sguardo puntato contro il suo. Il generale cedette e lei sogghignò. “Be’, si consoli: la sua amica non ha sortito alcun danno e la serata ha raggiunto il suo scopo. Proprio ieri, la Loggia dei Costruttori ha annunciato il suo appoggio al nuovo governo e al Lord Protettore. Nel frattempo, però, per il bene dell’Impero, le chiedo di porre Lily Edgecombe e Miles Ferguson il suo amico sotto stretta sorveglianza.”
“Ma…”
“Generale, vorrei ricordarle che, per quanto le riguarda, i miei ordini sono legge,” disse Victoria, sedendosi alla scrivania. “E la mia parola vale quasi quanto quella del Lord Protettore. Lei è un subordinato, e se non dovesse adempiere a ciò che le chiedo… be’, sa già qual è la punizione prevista per i disertori e gli obiettori.”
“Obbedisco,” scandì Waite, senza rivolgerle lo sguardo. Quindi le porse in silenzio il saluto, si voltò sui tacchi e se ne andò a passo svelto.

La macchina del futuro  

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Al suo risveglio, ore dopo, Miles trovò Lily seduta al tavolo della cucina, i capelli scompigliati e gli occhi gonfi. Il taccuino d’appunti trovato al terzo piano era aperto di fronte a lei. “Buongiorno, Lily.”
Lei si tolse gli occhiali, si stropicciò gli occhi e accennò a un sorriso. “Buongiorno a lei, Miles.” La tasso indicò una teiera, posata sul tavolo accanto a lei, vicina a due tazze. “Avevo scaldato dell’acqua per un tè, poco fa, immaginando che si sarebbe svegliato.”
Miles si sedette di fronte a lei. “E io ho immaginato che non sarebbe stata in grado di chiudere occhio.”
Lei annuì, versando l’acqua nelle tazze. “Quel che è accaduto ieri sera mi ha lasciato… direi a dir poco sorpresa,” disse. “Non ho fatto altro che pensarvi, pensarvi e ripensarvi. Così ho rinunciato a dormire e mi sono dedicata a… a questo,” fece, indicando il taccuino. “C’è molto, molto più di quello che pensavamo.”
“Cosa ha trovato?”
Lily sospirò. “Mio padre mi ha nascosto molte cose, negli ultimi anni, ma quello che ho trovato in effetti aiuterebbe a capire il motivo per cui fosse più… Prima di morire era divenuto distante, distaccato da tutto e da tutti, ma mai da me. Anzi, ho sempre avuto l’impressione che il suo attaccamento nei miei confronti fosse aumentato.”
“Come mai?”
“Non ho una prova, ma questo taccuino contiene molti indizi.” Lily sfogliò le pagine, mostrando a Miles gli schemi relativi a ciò che avevano entrambi visto la sera precedente. “Guardi qui, ad esempio.” Indicò una serie di numeri posti lungo le cinghie che la tasso aveva allacciato per indossare lo strumento. “Corrispondono alla mia corporatura.”
Miles scrollò le spalle. “Potrebbe essere una coincidenza, miss Lily.”
“Non credo ci siano molti altri tassi della mia esatta corporatura e altezza a Londra, Miles. Men che meno… be’, non del mio stesso sesso,” commentò, picchiettando con il polpastrello sullo schizzo per un busto, le cui forme sembravano perfette per poter contenere un seno. “O ne deduco che lei ha più esperienza di me, al riguardo?”
“No, in alcun modo,” si affrettò a dire il cane. “Alcuna… alcuna esperienza.”
“Oppure questo,” proseguì lei, mostrando gli schizzi dell’elmo. “Guardi le lenti, Miles. Legga questo dettaglio: è lo spessore.” Si tolse gli occhiali e li porse all’altro. “E’ lo stesso spessore delle lenti dei miei occhiali. E non si tratta di un dettaglio cosmetico: ho bisogno di questi occhiali per poter vedere in modo accurato.”
“Non lo veda come una mancanza di rispetto, miss Lily, ma è risaputo che i tassi abbiano una…”
“…scarsa capacità visiva, lo so,” replicò lei. “Ma la… precisione in questa misura non può essere una coincidenza. Anche se ci fossero altri tassi con le medesime lenti che indosso io, non penso che mio padre possa aver pensato… a tutti loro.”
“Quello che mi chiedo è perché avrebbe dovuto essere così… perché proprio sua figlia, miss Lily?”
“Io credo… credo che mio padre avesse scoperto qualcosa di importante che riguardasse il mio futuro. Glielo mostro, lo stavo appunto leggendo prima che lei si svegliasse.”
La tasso prese nuovamente il taccuino, lo voltò e lo aprì dalle ultime pagine, ricolme di una serie di segni sghembi che ricordavano una grafia. “E’… è un codice?”
“No, Miles. E’ la scrittura di mio padre, ma rovesciata. Deve aver scritto allo specchio.” Lily colse lo sguardo perplesso del cane. “Era un ottimo inventore, ma non aveva alcuna cultura di codici, crittografia e altre simili amenità. Quindi, se doveva tutelare qualcosa, scriveva allo specchio. E credo quindi che tenesse molto a questi appunti. Le leggo alcuni passi.”

12 Giugno. Accesa la macchina. E’ una bella giornata di sole.
Dall’altra parte vedo pioggia battente. Le strade sono deserte, ma siamo ancora a Londra. Entro.
Vedo una figura torreggiare sul Parlamento. E’ enorme. Come un gigantesco scarafaggio. O un ragno con la sua preda in bozzolo. Riflessi metallici: forse una macchina?
Ritorno in casa.

15 Luglio. Accesa la macchina. Dovremmo andare più lontani, oggi. E’ una bella giornata di sole. Dall’altra parte: nuvole, ma non sta piovendo. Dalle strade viene un forte clangore. Sento urla di femmine. Qualcuno urla il nome di Lily, una voce di maschio. Poi un ruggito, forte, scuote l’aria. Sembra che tutto stia tremando. Spengo la macchina, non voglio vedere oltre.

8 Settembre. Ho acceso e spento diverse volte la macchina, in questi giorni, e ho vagato per Londra. Non so che momenti fossero, ho l’impressione che non segua un preciso andamento: a volte vedo quel che accadrà più tardi, altre volte penso di essere andato così lontano da aver visto cose incomprensibili. Spesso la macchina mi mostra la mia piccola Lily. Lei con un cane, lei in volo sullo “zaino” che le ho ---- Altre volte, invece, sembra che la macchina non riesca a posarsi su Londra, e vaghi dove voglia. Ho visto Parigi, un giorno, o almeno credo che fosse Parigi. C’era una francese, una signora, una gentile giumenta dallo sguardo intenso. Non so perché la macchina me l’abbia mostrata, ma è capitato spesso. Devo capire meglio la sua logica, se voglio farla funzionare.

10 Ottobre. Oggi ho visto la giumenta conversare con Lily, a Londra. Qualcosa non va: lei non appartiene al tempo di Lily, ne sono certo. Ho potuto appurarlo diverse volte, la macchina sembra essersi invaghita di costei. Devo sapere ad ogni costo.

15 Novembre. Ho spento la macchina per l’ultima volta. Non voglio più vedere. Ora la distruggerò. Un ordigno di questo genere non deve essere nelle mani di nessun Animale, né ora, né mai. Ho già dato alle fiamme gli schizzi di costruzione.

“Mio padre aveva visto cose che coinvolgevano me e il mio futuro, cose che lo avevano spaventato, Miles. E aveva costruito una macchina in grado di poter vedere e visitare il futuro. Pensa ancora che quelle che le ho mostrato siano solo coincidenze?”

Il terzo piano  

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Lily fece cenno di prendere la lampada ad olio, ma Miles le pose una mano sul braccio, fermandola. "Aprirò le imposte," disse, dirigendosi quindi verso la parete più vicina. In poco tempo, la tenue luce del pomeriggio aveva illuminato la grande stanza.
Al centro, un enorme tavolo in legno, ingombro di attrezzi. Sulle pareti, due grandi scaffali ricolmi di libri impolverati. Il resto dell'ambiente era occupato da macchinari di ogni tipo: appoggiati sul pavimento in pietra, appesi al muro o sul soffitto, su manichini o su tavoli, ovunque l'occhio di Lily si posasse c'erano le invenzioni lasciate da suo padre in vari stadi di completamento. La mole dei macchinari spesso era tale che la tasso si era più volte chiesta come potesse non crollare l'intero piano.
"E' incredibile," commentò Lily. "Non riesco a non pensare a quante cose mi avesse nascosto mio padre."
"Le ha nascoste assai bene," fece Miles. "Anche io non sapevo nulla di questo posto, sebbene fossi il custode."
Lily andò presso il tavolo di lavoro. Lei e Miles vi avevano portato il quaderno di appunti che suo padre le aveva lasciato in eredità, accostato ad un altro quaderno, rilegato in modo simile ma di volume quasi doppio. Li aprì entrambi, confrontando i progetti che Gregory Edgecombe aveva descritto. "Miles, nel... negli appunti di questo piano ci sono cose che mancano in quelli che mio padre mi ha lasciato. Segreti, segreti, segreti," sbuffò. "E quanti progetti. Guardi quante macchine, Miles."
Lily si voltò, cercando il pastore tedesco. Lo trovò in piedi accanto a un basso manichino che indossava una sorta di bizzarra armatura. "Quando oggi abbiamo visto il... i progetti di Cromwell," disse questo. "Non ho potuto evitare di pensare a questa cosa," fece, posando le mani sulle spalle del manichino.
"Perché?"
In tutta risposta, Miles cercò di girarlo, con un certo sforzo. Sulla schiena del manichino c'era un grande cilindro metallico con quelle che alla tasso sembravano ali. Il cane aprì uno scomparto sul retro del cilindro, rivelando una alcova rettangolare con alcuni spinotti. "Si ricorda come venivano utilizzate le sfere da quella gatta?"
"Fornivano energia al macchinario, a quanto ricordo."
"Esatto. Non ho avuto l'occasione di aprirlo, ancora, ma..."
"Eccolo," l'interruppe Lily, aprendo il quaderno e mostrando al cane un'immagine che ritraeva il medesimo oggetto, mostrandone il retro e la parte anteriore. "E credo che mio padre avesse pensato a me, nel crearlo," fece, indicando i lunghi capelli che erano stati schizzati sull'indossatore dell'armatura.
Il cane aggrottò la fronte. "Come è possibile?"
"Mio padre aveva... avuto delle intuizioni, credo, o qualcosa di simile, e riguardavano me. Non so perché, però. Ma questi schizzi sono piuttosto chiari, almeno per me: questo aggeggio... vola."
"Vola?"
"Ed è completo," proseguì. "Manca solo una parte," fece, posando gli appunti e cercando qualcosa. "Trovato," fece. Corse verso uno scaffale, gettò in terra alcuni libri e tornò tenendo fra le mani un parallelepipedo metallico, dai cui capi fuoriuscivano una serie di fili. "E' una pila a trogolo," spiegò. "Inventata da Cruikshank. E' una versione migliore della pila di Volta, e direi che il suo posto è esattamente in questa alcova," spiegò, indicando due morsetti a cui potevano essere connessi i fili della pila. "Miles, mi aiuti a indossarlo."
"Non vorrà dire sul serio..."
"Sono fin troppo seria, Miles. Mio padre aveva delle idee precise al riguardo. E anche se, a quanto pare, amava i segreti, non ho motivo di non fidarmi di lui. Anzi. Si volti, per favore," ordinò al cane, quindi si tolse la veste con cui si era recata al ballo, rivelando la semplice sottoveste che indossava normalmente. "Ho bisogno di lei, Miles, ora."
Il cane slacciò l'armatura dal manichino, la sollevò con fatica, mugolando, e la calò sul torso della tasso. Lei indossò i due grandi guanti rivestiti di pesanti placche di metallo, connessi al cilindro principale, quindi insieme allacciarono le cinture sul suo busto e ai fianchi, quindi Lily si tolse gli occhiali e indossò il casco che Miles le aveva portato, dotato di grandi lenti.
La tasso toccò i quattro grandi dischi metallici sul suo petto, incuriosita. "Sto inserendo... la pila," disse il cane. Lei lo sentì chiudere lo scomparto, quindi entrambi udirono un basso ronzio levarsi dal macchinario.
"Miles..." fece Lily. La sensazione di sollevarsi da terra le strappò un urletto, interrompendola. "Sta funzionando!" esclamò. "Funziona, Miles!"
"Non è il caso di provarla qui dentro, Lily! Sta arrivando al soffitto!"
Lily allungò le braccia, toccando il soffitto dell'edificio e fermando così la sua risalita. "Come... come scendo, ora?" mormorò.
"Sul suo guanto sinistro c'è una ghiera," disse il cane. "Provi con quella!"
Lily fece quanto l'altro disse. Sulla ghiera era presente un piccolo ago rosso che indicava un punto verde. Lei provò a spostarlo, ruotandolo fino a farlo indicare un punto rosso. Immediatamente, il ronzio diminuì d'intensità e lui iniziò a scendere rapidamente.