Il primo volo  

Posted by Tengu Zame in

“Siete pronta?” le mormorò Ferguson.
Lei si limitò ad annuire. Sopra di sé, il cielo stellato di Londra. Lily controllò che la cinghia dell’elmetto fosse ben stretta sotto la gola, quindi prese un gran respiro e chiuse gli occhi. “Sono pronta.”
Miles annuì a sua volta. “Accensione, dunque. Mi raccomando,” aggiunse in fretta. “Miss Lily, non faccia sciocchezze. Io sarò qui, non esiti a…”
“Può scommettere quello che-che vuole, Miles,” replicò l’altra. “Non andrò oltre quello che ci siamo prefissati. Accensione.” Lily alzò il braccio sinistro e osservò la ghiera. La ruotò in senso orario, facendole compiere uno scatto. Subito l’aria si riempì del basso ronzio che aveva già sentito la sera prima. “Macchina avviata.”
“Bene. Ora… sollevamento.”
Lily fece compiere alla ghiera un altro scatto. Il ronzio si fece più intenso. Immediatamente, iniziò a sollevarsi da terra, risalendo nell’aria in modo lento ma continuo. Lily si costrinse a controllare il respiro: dentro, pausa, fuori. Dentro, pausa, fuori. Dentro, pausa fuori.
Quando si rese conto di avere chiuso gli occhi, senza volerlo, li riaprì. Guardò in basso, constatando di trovarsi ben al di sopra della testa di Ferguson. Ebbe un brivido, ma cercò di controllare il timore. “So… sollevamento compiuto,” disse. Si sentì priva di peso, eterea; ogni minima fascia, imbracatura, cinghia e cintura sul corpetto si adattava al suo corpo
, accompagnandolo e sostenendolo, rendendo il peso dello stesso zaino praticamente nullo. La sensazione la tranquillizzò: ben eretta, lì in aria, era al riparo persino dalla forza di gravità.
“Ottimo miss Lily. Ora, fase di movimento. Si ricorda quel che ha scritto suo padre?”
“Usare l’inclinazione del corpo,” rispose la tasso. Si schiarì la gola, quindi fece cenno di chinarsi in avanti, lievemente: il mezzo le obbedì, facendola spostare di circa un metro in direzione del cornicione del terrazzo all’ultimo piano della villa. Trattenne un sussulto e si riportò in posizione eretta. Girò la testa verso Miles, che illuminò con la lampada ad olio l’enorme sorriso che si era dipinto sul suo volto. “Miles, sta… sta funzionando. Sta funzionando. Mio padre aveva ragione. Aveva ragione!”
“D’accordo, miss Lily, d’accordo,” fece lui, tendendole una mano. “Ora, però…”
“E’ semplice, dunque,” l’interruppe lei. “Solo un gioco di potenza e di inclinazione,” osservò. “Solo potenza e inclinazione. Sarebbe sufficiente…”
“Miss Lily…”
“Sarebbe sufficiente poco a… a lasciarsi andare. Lasciarsi andare.” Lily fissò la veduta di Londra che aveva da quella sia pur scarsa quota. La strada sotto di sé, il cielo sopra. Quindi scostò dalle lenti l’unica ciocca di capelli che non era riuscita a legare, sorrise a Miles e fece compiere due scatti alla ghiera.
Scoprì, lasciandosi alle spalle la voce di Ferguson, che volare era una sensazione meravigliosa. Pianse, mentre Londra scorreva silenziosa e buia sotto di lei. Qua e là, lampade a gas illuminavano alcune grandi arterie stradali; c’erano carrozze che sferragliavano sul pavé, comignoli fumanti, e una imbarcazione si muoveva pigra sul Tamigi. Era sola, ma libera. Finalmente, tutto ciò che l’aveva tenuta incollata a terra, incapace di essere sé stessa fino in fondo, sembrava essere un ricordo lontano: il modo in cui la gente parlava di suo padre, il disappunto costante di sua madre, la solitudine della sua casa, l’assenza di un vero futuro di fronte. Tutto spariva, tutto fluiva lontano e spariva, mentre lei sfrecciava sopra case, campi, fiumi e ferrovie. Lì, in quei momenti, ebbe l’ennesima prova che la fiducia riposta in suo padre non era mai stata sbagliata, per quanto gli altri pensassero il contrario: suo padre aveva avuto la capacità di vedere più lontano degli altri, capacità che gli altri avevano sempre scambiato per follia. E ora, quella consapevolezza la fece sentire più forte, più determinata.
Urlò a pieni polmoni, scagliando fuori di sé tutte le delusioni e le amarezze, facendo spazio nel suo cuore per una forza che non aveva mai sperimentato prima, mentre virava e si dirigeva nuovamente verso la villa.
Quando atterrò, Ferguson corse verso di lei. “Miss Lily!” esclamò.
In tutta risposta, lei esplose in una risata. “Mi scusi, Ferguson, ma non sono mai stata capace di obbedire alle regole!”
“Ho notato,” fece lui, aggrottando la fronte. Le prese le mani fra le sue. “Sta bene, miss Lily? Che cosa…”
La tasso strinse con vigore le mani del cane. “E’ stato magnifico, Miles. Magnifico. Io… Ho volato sulla città. Ho battuto la forza di gravità, ho visto tutto da lontano, ho sentito il vento nelle orecchie e fra i capelli, sono stata me stessa per la prima volta in vita mia, Miles. Lei mi è caro, e mi dispiace averle dato un pensiero, ma… dovevo farlo. Non sarei riuscita ad avere tutto questo se avessi seguito le regole che ci siamo imposti.”
Lui sospirò. “Va bene, Lily, la perdono.”
“Miles,” fece Lily. “Se… nel caso in cui avessi subito un qualche incidente… lei sarebbe davvero corso a cercarmi?”
“Mi dica un motivo per cui avrei dovuto venir meno alla mia promessa. Io sono un Animale di parola.”
Lei sorrise. “Risposta soddisfacente. Miles, lei sta guadagnando punti.” 

This entry was posted on 1/24/2012 at 22:00 and is filed under . You can follow any responses to this entry through the comments feed .

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